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La disoccupazione fa riscoprire l’agricoltura come fonte di reddito: è boom di richieste di lavoro stagionale

Il lavoro stagionale è quel tipo di lavoro svolto in determinati periodi dell’anno che serve a fronteggiare l’incremento di attività straordinaria e occasionale. E’ una forma di lavoro molto diffusa nei settori del turismo e, soprattutto in agricoltura.

Secondo alcune stime le opportunità di lavoro previste dalle aziende del settore vanno ben oltre le diecimila e, interessano tanto i giovani che non hanno mai lavorato nel settore, quanto quelli che hanno già maturato esperienze e vogliono proporsi per profili più elevati.

Negli ultimi tempi, per far fronte al period di che stiamo vivendo, il ricorso al lavoro stagionale in agricoltura è diventata una ottima occasione di impiego per le categorie più deboli della società. E’ quindi un ottimo modo per integrare il proprio reddito e soprattutto rappresenta una nuova opportunità di occupazione  per le categorie più deboli.

Infatti, molti lavoratori stranieri, cassaintegrati o disoccupati delle grandi aziende in crisi, hanno trovato una alternativa nel lavoro stagionale offerto dall’agricoltura a partire dalla raccolta di frutta e verdura fino alla vendemmia.

Questa tendenza è stata evidenziata dalla Coldiretti che, nel commentare i dati sulla disoccupazione e sull’utilizzo della cassa integrazione, sottolinea le opportunità offerte da centinaia di migliaia di imprese agricole coinvolte nelle attività tradizionali  di raccolta delle olive, dell’uva o delle altre colture.

Sempre secondo la Coldiretti, il boom del ricorso al lavoro stagionale è stato favorito anche dalla diffusione del sistema di pagamento con voucher meglio conosciuti come buoni lavoro.

I buoni lavoro sono stati introdotti lo scorso anno in via sperimentale proprio per il lavoro agricolo e, successivamente all’ottimo riscontro avuto,  sono stati estesi prima ai pensionati e studenti e ora anche alle casalinghe.

La Coldiretti precisa anche che l’agricoltura nei paesi sviluppati  può oggi impegnarsi ad assorbire disoccupati provenienti dalle altre categorie produttive con opportunità occupazionali che richiedono però flessibilità sia per quanto riguarda i tempi e i luoghi di lavoro.

D’altra parte questa è la tendenza dei paesi europei e non solo. Recentemente per affrontare la crisi nelle fabbriche in città dove sono stati persi migliaia di posti di lavoro, in Giappone è stato avviato un progetto per trasferire nelle campagna i giovani disoccupati con l’obiettivo di trovare un lavoro alternativo ed incoraggiare l’agricoltura. Il progetto prevede il coinvolgimento iniziale di 800 disoccupati ai quali sarà finanziato uno stage iniziale della durata di 10 giorni per imparare a produrre e a vendere prodotti agricoli, ma sono successivamente previste permanenze della durata di un anno in villaggi agricoli.

Che dire: questa può essere un’ottima soluzione per migliaia e migliaia di disoccupati, casalinghe, cassaintegrati etc. Non sarebbe neanche così tanto difficile in un paese, come il nostro, dove l’agricoltura continua ad essere un settore molto produttivo e fiorente.

Basterebbe solo dargli l’importanza che si merita: non dimentichiamoci che da che mondo è mondo, dalla madre terra scaturisce ogni bene!

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