Vietato spiare il dipendente: lo ribadisce il Garante
Il Garante della Privacy, con la newsletter dello scorso 22 settembre, ha ribadito il divieto di spiare l’accesso a internet dei propri dipendenti se questo, non è strettamente necessario per esigenze dell’azienda. Tale divieto è stato affermato con provvedimento dello scorso 29 aprile 2009.
Il caso ha riguardato un dipendente della Italian Gasket S.p.A. (società presso cui l’interessato ha prestato servizio fino alla data del suo licenziamento, avvenuto nel mese di novembre 2007), la quale avrebbe minuziosamente monitorato gli accessi a Internet effettuati dal dipendente stesso per un ampio arco temporale ( di circa nove mesi), raccogliendone addirittura un dossier utilizzato poi, come prova per addebiti disciplinari.
In pratica, la società Italian Gasket, a seguito di disservizi provocati dal dipendente nell’utilizzo della rete Internet, riconducibili ad una “eccessiva attività di scarico dati effettuata dalla postazione”, riusciva a monitorare tutti gli accessi a internet dello stesso attraverso il software Squid, che, nel contempo evidenziava anche i relativi domìni visitati.
Quindi, gli ingressi venivano “elaborati quotidianamente da un software denominato SARG che generava la relativa reportistica in un formato di più semplice lettura e analisi” e che consentiva immediatamente al datore di lavoro di vedere il sito visitato, il numero di connessioni, la dimensione complessiva delle pagine visualizzate e il tempo trascorso sulle pagine visitate.
Il Garante ha affermato che tutta l’attività sopra descritta, viene a violare sia la disciplina prevista dallo Statuto dei lavoratori per il controllo a distanza dell’attività lavorativa (art. 4, l. 20 maggio 1970, n. 300), sia i principi di protezione dei dati personali richiamati nelle Linee guida per posta elettronica ed internet, adottate dal Garante nel marzo 2007.
Infatti, l’art. 4 dello Statuto vieta l’impiego di apparecchiature per il controllo a distanza dell’attività dei dipendenti. Tale controllo è ammesso solo per specifiche “esigenze organizzative e produttive” e dopo un iter che prevede l’accordo con le rappresentanze sindacali o, in assenza di questo, l’autorizzazione della Direzione provinciale del lavoro. Ipotesi queste non attinenti al caso in questione.
In base alle Linee guida fissate dall’Autorità i datori di lavoro possono procedere a eventuali controlli ma in modo graduale, mediante verifiche di reparto, d’ufficio, di gruppo di lavoro prima di passare a controlli individuali. Ipotesi questa violata, poichè nel caso di specie, i controlli si sono svolti solo su un dipendete.
Una cosa è vietare l’uso dei nuovi strumenti tecnologici ai dipendenti per fini personale (come anche ribadito nella direttiva per i pubblici dipendenti emanata dal ministro Brunetta, già oggetto di nostra trattazione), una cosa è invece monitorare costantemente e per lunghi periodi di tempo, l’uso che un dipendente fa di internet e tutto ciò ad esso connesso.
Come in tutte le cose, bisogna trovare il giusto compromesso: se è vero che una ingerenza troppo forte del datore di lavoro può ledere la privacy e la dignità del lavoratore; è anche vero che il dipendente è pagato per lavorare e non può trascorrere le sue otto ore semplicemente “perdendo tempo”.
Come dicevano gli antichi latini: “in medio stat virtus”.
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uh, ma guarda che caso! il garante l’ha comunicato in aprile, semmai, ma a voi è venuto in mente di pubblicarlo giusto giusto quando l’ha fatto bloglavoro.
Ma guarda che telepatia!
http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/tecnologia/diritti-web/garante-web/garante-web.html
http://www.affaritaliani.it/mediatech/privacy_vietato_spiare_navigazione_dei_dipendenti220909.html
http://vitadigitale.corriere.it/2009/09/spiare_non_vale.html
Ne cito solo 3!! Secondo me hai un po’ di manie di persecuzione…
Se fosse solo per un articolo avresti ragione, se fosse per due tre quattro post, potresti aver ragione. Ma il fatto è che lo fate costantemente, copiando idee e format, oltre i post. Comunque per il risultato fatti vostri, i lettori premiano l’originalità e la riconoscono, soprattutto. Per noi è anche la dignità personale e professionale che ci fa proporre format nuovi, senza doverli prendere da altri blog
Poi ognuno è libero di far le sue scelte, fintanto che rimane nella legalità ovviamente. buona giornata
Nell’articolo scritto da noi è specificato a chiare lettere che facciamo riferimento alla newsletter del garante pubblicata il 22 settembre, così come fanno le maggiori testate giornalistiche nazionali.
Basta vedere un po’ di rassegna stampa di ieri, ne hanno parlato Repubblica, il Corriere, l’Unità… tu invece l’hai tirato fuori per rispondere ai tuoi utenti, così per caso! Qui c’è qualcuno che bara secondo me…
sì, chi non controlla le fonti. la sentenza è di aprile, la newsletter anche. effettivamente hai ragione, ti chiedo scusa. hai copiato dal corriere o da qualcun altro con la data sbagliata, noi avevamo quella giusta
Nessuno mette in dubbio il vostro lavoro, rimane il fatto che da un po’ voi mettete in dubbio il nostro! E siccome non riesco a spiegarmi il motivo mi rode un po’ il fegato, cosa ne pensi?
Non nego di essere passato qualche volta sul vostro blog, lo reputo anche un buon lavoro, ma tutti i giorni vaglio decine e decine di siti che parlano di lavoro e di attualità, lo dimostra il nostro newsradar…
Quindi vi preghiamo di rispettarci e soprattutto di farci respirare un attimo, noi non vogliamo nessuna guerra e nessun confronto con il vostro blog!
Ma l’hai letto il nostro articolo? O parli solo per far prendere aria alla bocca? Basta leggere solo il primo paragrafo per rendersi conto che stai dicendo un mucchio di cavolate!!
Quella che tu chiami una sentenza è in realtà un provvedimento (le sentenze le emettono i tribunali) di aprile; periodicamente il garante della privacy pubblica una newsletter e noi abbiamo riportato la newsletter del 22 settembre: http://www.garanteprivacy.it/garante/navig/jsp/index.jsp?solotesto=N
Prova a studiare un po’ di più prima di accusare!
piano con le parole e soprattutto con gli insulti. soprattutto se ci si firma avvocati, è più semplice ricordare qualche articolo del cc. Noi abbiamo parlato con la massima calma e cortesia, senza apostrofarvi con termini decisamente poco educati come sta facendo lei. Il discorso (online) si chiude qui, per quel che ci riguarda. saluti
Ok, io lascio tutto qui in bella vista! In modo che tutti possano giudicare chi offende chi.