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Il Consiglio di stato boccia nuovamente la Gelmini

Il Consiglio di Stato, lo scorso 9 dicembre con parere nr. 7149 si è pronunciato sui regolamenti di riforma della scuola media secondaria, (licei e istituti tecnico-professionali) voluti dal Ministro Gelmini, bocciando nella pratica il testo della riforma scolastica.

La riforma targata Gelmini è stata criticata in due punti essenziali; un primo aspetto riguarderebbe il cd. “eccesso di delega”; infatti, secondo i giudici, i regolamenti di riforma violerebbero la delega concessa dal Parlamento al governo perchè, la delega prevede “la sola ridefinizione dei curricula vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e relativi quadri orari” mentre, la previsione fatta nel regolamento di stabilire meno ore o meno materie (sempre al fine di ridurre i costi) «sembra spingersi ben oltre la mera razionalizzazione dei piani di studio e degli orari».

Il secondo punto della riforma criticata dal Consiglio di Stato riguarda invece,  la creazione dei Dipartimenti scolastici “per il sostegno alla didattica e alla progettazione formativa” e il comitato scientifico con funzioni consultive per l’organizzazione e l’utilizzazione degli spazi di autonomia e flessibilità. Secondo la corte, queste disposizioni violerebbero l’autonomia scolastica mentre, la stessa sarebbe rispettata se si lasciasse decidere ai singoli istituti sull’opportunità o meno di istituire tali organi.

Infine la corte critica la mancanza di dettagli nel passaggio al nuovo ordinamento “anche con riguardo alla tutela dell’affidamento degli studenti che, trovandosi nelle situazioni di transito, subiranno una modificazione dell’iter formativo prescelto”.

Per tutti questi motivi, il consiglio di Stato ha chiesto un chiarimento al Ministero che dovrà indicare “su quale base abbia proceduto all’estensione dell’oggetto di delega e se le finalità di contenimento della spesa e di razionalizzazione delle risorse umane e strumentali giustifichino l’ampia revisione operata” e se, tale previsione sia stata coordinata con le norme (il dpr n. 275/1999) riguardanti l’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Credo che una riforma della scuola vada fatta ma è impensabile farla solo con i tagli di fondi e lasciando insegnanti precari e, in molti casi bravissimi nell’insegnamento a casa, con il contentino di otto mesi di disoccupazione.

In periodi di forte crisi lo Stato può e deve investire sulla formazione dei giovani che saranno le menti e le classi dirigenti del futuro. Nelle scuole si forma la cultura e (almeno teoricamente) si creano le professionalità del futuro. Uno stato libero, democratico e votato alla crescita non può non tenerne conto!

Fonte: www.italiaoggi.it

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