Maternità: circolare inps su congedi parentali, parto prematuro e certificati medici

L’Inps con circolare nr. 62 del 29 aprile 2010, ha fornito dei chiarimenti in merito alle prestazioni economiche di maternità.



L’Inps con circolare nr. 62 del 29 aprile 2010, ha fornito dei chiarimenti in merito alle prestazioni economiche di maternità, in particolare su: assegno di maternità dello Stato in favore delle lavoratrici iscritte alla Gestione Separata; i casi di parto prematuro e interdizione prorogata dal lavoro; i certificati medici da allegare alle domande; i casi di svolgimento di una nuova attività lavorativa durante la fruizione del congedo parentale.

Assegno di maternità dello Stato di cui all’art. 75 del D.Lgs. 151/2001- Accertamento dei requisiti in caso di madre lavoratrice iscritta alla Gestione Separata – Precisazioni

Con la legge finanziaria per il 2007 e successivo decreto ministeriale del 12.07.2007, il congedo di maternità è stato esteso anche in favore delle lavoratrici iscritte alla Gestione Separata.

In particolare, in attuazione della citata riforma, la lavoratrice iscritta alla Gestione Separata, analogamente a quanto previsto per la lavoratrice dipendente, ha diritto all’indennità di maternità per il periodo di congedo obbligatorio ordinario e anticipato/prorogato eventualmente disposto dai servizi ispettivi delle DPL, a condizione che risultino accreditate in favore della lavoratrice stessa tre mensilità di contribuzione nei 12 mesi precedenti la data di inizio del periodo di congedo obbligatorio (ordinario e/o anticipato/prorogato) richiesto.

L’estensione del diritto al congedo obbligatorio di maternità e della  correlativa indennità, in favore delle lavoratrici iscritte alla Gestione Separata, ha inciso anche sulla disciplina dell’assegno di maternità dello Stato ed, in particolare, sulla determinazione della quota differenziale nell’ipotesi di cui al comma 1, lett a, dell’art. 75 del D.Lgs. 151/2001.

Tale articolo dispone che:

Alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie ovvero in possesso di carta di soggiorno, per le quali sono in atto o sono stati versati contributi per la tutela previdenziale obbligatoria della maternità, è corrisposto, per ogni figlio nato, o per ogni minore in affidamento preadottivo o in adozione, un assegno di importo complessivo pari a lire 3 milioni, per l’intero nel caso in cui non beneficiano dell’indennità di cui agli articoli 22, 66 e 70 del presente testo unico, ovvero per la quota differenziale rispetto alla prestazione complessiva in godimento se questa risulta inferiore, quando si verifica uno dei seguenti casi:
a) quando la donna lavoratrice ha in corso di godimento una qualsiasi forma di tutela previdenziale o economica della maternità e possa far valere almeno tre mesi di contribuzione nel periodo che va dai diciotto ai nove mesi antecedenti alla nascita o all’effettivo ingresso del minore nel nucleo familiare

Precisamente, ai fini della concessione dell’assegno di maternità dello Stato, nell’ipotesi in esame, occorre accertare che la lavoratrice iscritta alla Gestione Separata sia in possesso dei seguenti requisiti:

  • abbia diritto all’indennità di maternità a carico della Gestione Separata in quanto risultano accreditate in favore della stessa i 3 mesi di contribuzione effettiva nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo obbligatorio (ordinario e/o anticipato);
  • abbia, inoltre, 3 mesi di contribuzione per la maternità, maturati anche in gestioni diverse, nel periodo compreso tra i 18 ed i 9 mesi antecedenti la data dell’evento (parto o ingresso del minore adottato/affidato nella famiglia anagrafica della richiedente).

In questo caso, l’assegno di maternità dello Stato spetta, nella misura della quota differenziale, a condizione che il trattamento economico per maternità (indennità o retribuzione), corrisposto o spettante alla lavoratrice, sia di importo inferiore rispetto all’importo dell’assegno medesimo. Nel predetto trattamento economico, dovrà includersi sia l’indennità spettante per il periodo ordinario di congedo obbligatorio di maternità sia l’indennità spettante per gli eventuali periodi di interdizione anticipata o prorogata disposti dal servizio ispezione della DPL.

Nella diversa ipotesi di cui al comma 1, lett. b, dell’art. 75 del D.Lgs. 151/2001 (donna che ha perduto il diritto a determinate prestazioni previdenziali ed assistenziali derivante dallo svolgimento di un’attività lavorativa per almeno tre mesi...”), la lavoratrice iscritta alla Gestione Separata ha diritto all’assegno di maternità dello Stato a condizione che siano verificate le seguenti condizioni:

  • abbia svolto attività lavorativa per la quale risultano versati 3 mesi di contribuzione effettiva (non è rilevante l’arco temporale nel quale si collocano tali mesi di contribuzione);
  • abbia fruito, a seguito della suddetta attività lavorativa (per la quale risultano versati 3 mesi di contribuzione), di una delle prestazioni previdenziali, in particolare: malattia, maternità, degenza ospedaliera;
  • tra l’ultimo giorno di fruizione di una delle predette prestazioni previdenziali (malattia, maternità o degenza  ospedaliera) e la data del parto (o ingresso in famiglia) è necessario che non sia decorso un periodo di tempo superiore a quello di durata della prestazione stessa, periodo che, comunque, non può essere superiore a 9 mesi.

Svolgimento di altra attività lavorativa durante la fruizione di congedo parentale

Sono stati chiesti chiarimenti in merito alla riconoscibilità o meno del diritto all’indennità per congedo parentale in favore di lavoratori dipendenti che, durante la fruizione del congedo stesso, intraprendono una nuova attività lavorativa.

A tale riguardo il Ministero del Lavoro, ha sottolineato che il congedo parentale risponde alla precipua funzione di assicurare al genitore lavoratore un periodo di assenza dal lavoro finalizzato alla cura del bambino e non può, quindi, essere utilizzato dal lavoratore stesso per intraprendere una nuova attività lavorativa che, ove consentita, finirebbe col sottrarre il lavoratore dalla specifica responsabilità familiare verso la quale il beneficio in esame è orientato.

Pertanto, il lavoratore dipendente che, durante l’assenza dal lavoro per congedo parentale, intraprenda un’altra attività lavorativa (dipendente, parasubordinata o autonoma) non ha diritto all’indennità a titolo di congedo parentale ed, eventualmente, è tenuto a rimborsare all’Inps l’indennità indebitamente percepita (art. 22 del d.p.r. 1026/1976).

L’incompatibilità si configura anche nei casi in cui il lavoratore dipendente intraprenda una nuova attività lavorativa durante periodi di congedo parentale non indennizzabili per superamento dei limiti temporali e reddituali previsti dalla legge (artt. 32 e 34 del D.Lgs. 151/2001); in tale ipotesi, infatti, al lavoratore non può essere riconosciuta la copertura figurativa per i periodi di congedo impropriamente utilizzati.

Diversa è invece l’ipotesi in cui il lavoratore sia titolare di più rapporti di lavoro a tempo parziale (orizzontale), ed eserciti il diritto al congedo parentale relativamente ad uno dei rapporti di lavoro, proseguendo l’attività nell’altro o negli altri rapporti.

In tale caso, infatti, il lavoratore non si avvale dell’assenza per congedo parentale per intraprendere una nuova attività lavorativa, ma si limita a proseguire l’attività o le attività già in essere al momento della richiesta di congedo.

I lavoratori iscritti alla Gestione Separata aventi diritto al congedo parentale (lavoratori a progetto, collaboratori coordinati e continuativi presso la P.A. e titolari di assegno di ricerca) e le lavoratrici autonome non possono proseguire l’attività lavorativa nel periodo in cui fruiscono dell’indennità per congedo parentale, né possono intraprendere, durante il periodo medesimo, una nuova attività (sia essa dipendente, parasubordinata o autonoma); anche in tal caso, infatti, l’eventuale trattamento indebitamente concesso a titolo di congedo parentale dovrà essere recuperato.

Parto prematuro e interdizione prorogata dal lavoro disposta dai servizi ispezione della DPL – Nuove istruzioni

Sulla base di recenti indicazioni del Ministero del lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, sono state fornite nuove istruzioni in merito alla determinazione del complessivo periodo di congedo obbligatorio di maternità (e del correlativo trattamento economico) spettante, in caso di parto prematuro, alla lavoratrice autorizzata all’interdizione prorogata dal lavoro, fino ad un periodo di 7 mesi dopo il parto, ai sensi degli artt. 6 e 7 del D.Lgs. 151/2001.

In particolare, in caso di parto prematuro, i giorni di congedo obbligatorio non goduti prima del parto vanno aggiunti al termine del periodo di proroga con conseguente riconoscimento di un periodo di congedo post partum complessivamente di maggiore durata.

Documentazione amministrativa: certificati medici redatti dai medici convenzionati con il SSN

L’art. 76 del D.Lgs. 151/2001 dispone che:

  • Al rilascio dei certificati medici, sono abilitati i medici del servizio sanitario nazionale (SSN);
  • Qualora i certificati siano redatti da medici diversi da quelli di cui al comma 1, il datore di lavoro o l’istituto presso il quale la lavoratrice è assicurata per il trattamento di maternità hanno facoltà di accettare i certificati stessi ovvero di richiederne la regolarizzazione alla lavoratrice interessata”.

Il Ministero, ha chiarito che, ai fini del Testo Unico maternità/paternità, i medici convenzionati devono ritenersi compresi nella categoria dei medici del SSN di cui al comma 1 dell’art. 76 del D.Lgs. 151/2001: conseguentemente, i certificati medici redatti dai medici convenzionati devono considerarsi equivalenti a quelli rilasciati dai medici di struttura pubblica (SSN) e, pertanto, devono essere accettati dall’Istituto e dal datore di lavoro.

In particolare, devono essere accettati i certificati medici indicanti la data presunta del parto redatti dai medici curanti di medicina generale convenzionati o dai ginecologi convenzionati con il SSN (art. 21 del D.Lgs. 151/2001).

La certificazione medica attestante la malattia connessa a puerperio, analogamente a quanto previsto per la certificazione richiesta ai fini della flessibilità, deve essere rilasciata dallo specialista del SSN o con esso convenzionato.

Rimane ferma, invece, la facoltà dell’Istituto e del datore di lavoro di accettare o chiedere la regolarizzazione dei certificati medici redatti dai medici privati non convenzionati o dai medici dipendenti da strutture private non convenzionate con il SSN.

Fonte: www.inps.it




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    Ciao Vania, scusami ma nei casi così specifici è difficile dare una risposta senza conoscere tutto nei dettagli. Ti consiglio di rivolgerti ad un buon patronato…

  • vania

    per una dipendente di cooperativa sociale, che lavora presso una residenza per anziani, alla quale è stata concessa dall’inizio una maternità dalla direzione provinciale del lavoro, che va fino al 7° mese dopo il parto (previsto alla 40esima settimana) e che partorisce alla 30esima settimana, e il cui neonato è trattenuto presso la terapia intensiva, fino a quando ha diritto di rimanere in maternità? graize per la vostra attenzione

  • STEFANIA

    OK,GRAZIE TANTE.

  • http://www.lavoroediritti.com Antonio Maroscia

    L'obbligatoria è comunque di 5 mesi, quindi dipende da quando hai iniziato. Ricordati di recapitare il certificato di nascita al datore di lavoro.

  • STEFANIA

    CIAO MI CHIAMO STEFANIA,IO HO PARTORITO IL 9 DICEMBRE CON 1 MESE DI ANTICIPO,QUANDO MI SCADE LA MATERNITA' OBBLIGATORIA?IL 9 MAGGIO?GRAZIE.

  • http://intensedebate.com/people/butred77 butred77

    Ciao Monica, credo che tu possa mandare la domanda quando vuoi, ovviamente entro gli 8 anni del bambino, l'astensione inizierà a decorrere da quando decidi tu. Per esserne certa comunque ti consiglio di chiamare l'INPS al numero verde 803164

  • Monica

    Volevo sapere ma quanto tempo prima devo inviare all' INPS la domanda di maternita' facoltativa? si tratta di 15 giorni per normativa oppure esiste altra soluzione?grazie a tutti in anticipo MONICA

  • barbara

    ciao sono barbara, vorrei un chiarimento sul congedo parentale. se mio figlio ha sette anni posso usufruire di qualcosa? retribuito e nel caso in che percentuale? grazie

  • http://www.lavoroediritti.com Antonio Maroscia

    Ciao Assunta, noi non abbiamo questo tipo di informazioni. Puoi chiamare direttamente l’INPS al numero 803164

  • assunta

    il mese di maggio quando viene pagato?? maternità anticipata grazie

  • giusy

    ciao . volevo un chiarimento in caso di gravidanza a rischio . come mi comporto con l azienda e se mi spetta il mensile con regolare contratto lavorativo . quali documenti , e a chi presentarli. grazie

  • Massima Di Paolo

    Ciao Gianluca. In linea generale l’astenzione dal lavoro è prevista per il periodo di gravidanza e fino a sette mesi di eta’ del figlio. Nel caso di parto prematuro, il periodo di astensione obbligatoria antecedente al parto ma, non goduto per un parto prematuro, non va perso perchè la mamma ha diritto ad usufruirne successivamente al parto stesso.

  • Gianluca

    non ho capito come, in casi di parto prematuro, si possa arrivare a 7 mesi di astensione dal lavoro. qualcuno me lo sa spiegare?


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