Ilo: l’Europa rischia di perdere altri 4,5 milioni di posti di lavoro

L'agenzia per il lavoro dell'Onu afferma che c'è il rischio concreto di perdere ulteriori 4.5 milioni di posti di lavoro nei prossimi 4 anni in Europa


Ilo: l'Europa rischia di perdere altri 4,5 milioni di posti di lavoro

Il numero dei disoccupati nell’eurozona potrebbe passare dagli attuali 17,4 milioni a 22 milioni nei prossimi 4 anni, se non ci sarà un cambiamento concertato delle politiche, secondo il rapporto dell’ILO “La crisi dell’occupazione nell’Eurozona: tendenze e risposte politiche” presentato oggi a Ginevra.

“Se non saranno avviate misure per aumentare gli investimenti nell’economia reale, la crisi economica peggiorerà e non sarà possibile nessuna ripresa dell’occupazione. Abbiamo anche bisogno di un consenso globale che ci conduca ad un nuovo modello di globalizzazione e di crescita ricca di occupazione. Le Nazioni Unite, le Istituzioni di Bretton Woods e il G20 hanno la responsabilità di guidare questo percorso” avverte il direttore generale dell’Ilo, Juan Somavia.

La strada da intraprendere, secondo l’ILO, per non arrivare al tracollo definitivo è quella di investimenti per creare zone ad alta intensità occupazionale; nel rapporto si chiede inoltre la promozione degli investimenti a favore di chi cerca lavoro e in particolare dei giovani (15-24), indicati nel rapporto come il gruppo a più alto rischio disoccupazione; si chiede infine di affrontare le differenze di competitività fra i diversi Paesi dell’eurozona.

L’agenzia per il lavoro dell’Onu rimarca inoltre che le perdite di lavoro maggiori sono state più acute nell”Europa meridionale, anche se in Austria, Belgio, Germania, Lussemburgo e Malta, gli unici Paesi in cui l’occupazione è salita dal 2008 in poi – stanno iniziando a vedere i primi segni di una situazione che non è destinata a migliorare.

Nel rapporto si raccomanda inoltre di uscire dalla trappola dell’austerità, il risanamento del sistema finanziario deve essere subordinato alla riattivazione del credito a favore delle piccole imprese. Far pagare i piani di salvataggio agli azionisti non sarebbe solo una questione di giustizia ma consentirebbe di limitare il ricorso al denaro dei contribuenti o all’adozione di nuove misure di austerità.



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