Morì sotto il crollo del palco della Pausini, l’INAIL risarcisce la madre con 1936 euro

La madre del ragazzo morto sotto il palco crollato prima del concerto della Pausini lo scorso 5 marzo, riceve dall'INAIL 1936.80 € a titolo di risarcimento.


Morì sotto il crollo del palco della Pausini, l'INAIL risarcisce la madre con 1936 euro

Accade anche questo nell’Italia del Diritto al Lavoro e della tutela Costituzionale dei Lavoratori. Lo scorso 5 marzo Matteo Armellini, giovane operaio addetto al montaggio dei palchi, figura conosciuta come arrampicatore o rigger, moriva schiacciato dal crollo del palco che stavano allestendo a Reggio Calabria per il concerto di Laura Pausini.

L’Art. 38 della Costituzione recita testualmente “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.” Ovviamente ancora più grave dovrebbe essere la morte del lavoratore!

Dopo alcuni mesi dalla morte la madre di Matteo, Paola Armellini, si è vista recapitare dall’INAIL un assegno di 1936,80 Euro, avete letto bene, poco meno di 2000 per la vita di un figlio! C’è da dire che l’INAIL da risarcimenti solo a moglie e figli del lavoratore, ma come ben sottolinea la madre al quotidiano l’Unità, cosa sono allora questi soldi? Una cifra esigua a causa della bassa retribuzione di Armellini, ha spiegato l’istituto, che ha liquidato l’accaduto come una normale “Pratica di infortunio o malattia professionale”.

“Dopo tanti mesi mi devono spiegare ancora cosa è successo”, ha detto poi la madre del ragazzo, che dal 5 marzo non ha mai smsso di indagare sulla vita professionale del figlio, scoprendo un mondo di sommerso, lavoro grigio e di illegalità diffusa, dove il figlio lavorava da freelance, anche 16 ore al giorno per pochi euro e senza, o quasi, coperture contributive e assicurative.

E dire che il mondo degli spettacoli live, è fra i più remunerativi e ricchi per tutta la massa di persone che riescono a muovere e proprio i cantanti sono i primi a raccontare la vita delle persone comuni nelle loro canzoni, non accorgendosi poi di quello che succede fino a poche ore prima del loro ingresso in scena.




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  • Ufficio Stampa Inail

    La vicenda di Matteo Armellini, il giovane operaio morto nell’allestimento del palco di Laura Pausini a Reggio Calabria.

    L’importo versato dall’Istituto non è un risarcimento, ma il contributo alle spese per il funerale, previsto in ogni caso

    Roma, 25 luglio 2012

    “I duemila euro versati alla madre di Matteo Armellini non sono un risarcimento per la perdita del figlio, ma il contributo alle spese per il funerale che l’INAIL eroga ai familiari di tutti i lavoratori deceduti”. Luigi Sorrentini, direttore centrale Prestazioni dell’Istituto fornisce alcuni importanti chiarimenti e sottolinea la correttezza del comportamento tenuto dall’INAIL nella vicenda dell’operaio romano di 31 anni morto il 5 marzo scorso a Reggio Calabria mentre era impegnato nell’allestimento del palco per il concerto di Laura Pausini.
    Le prestazioni previste dal Testo Unico del 1965. “Quando un lavoratore perde la vita – spiega Sorrentini – si tratta sempre di verificare se lascia dei superstiti che hanno diritto alla rendita prevista per legge e, se la risposta è affermativa, di calcolare a quanto può ammontare”.
    Le prestazioni erogabili dall’INAIL ai lavoratori assicurati e, in caso di loro morte, ai loro superstiti sono previste dal Testo Unico n. 1124 del 1965, che ne stabilisce in maniera tassativa condizioni e misure. In particolare, la legge prevede che abbiano diritto alla rendita il coniuge, fino alla morte o a nuovo matrimonio, ciascun figlio fino al raggiungimento del 18esimo anno di età (per ragioni di studio l’età viene elevata fino ai 21 anni se i figli sono studenti di scuola media o superiore e non oltre i 26 anni se studenti universitari), i figli totalmente inabili al lavoro, ai quali la rendita spetta a prescindere dall’età, finché dura l’inabilità.
    La rendita solo per i genitori a carico. In mancanza di coniuge e figli, anche a genitori, altri ascendenti, fratelli e sorelle può spettare una rendita. Ma solo nella misura del 20% e solo se convivevano con il lavoratore deceduto ed erano a suo carico. “Lo scopo della legge – precisa a questo proposito Sorrentini – non è quello di risarcire i familiari del danno derivato dalla morte del lavoratore, quanto piuttosto di offrire ai superstiti i mezzi di sostentamento venuti a mancare dopo la sua morte. Nel caso di Matteo Armellini, però, non è risultato che contribuisse al mantenimento della madre, alla quale abbiamo potuto erogare soltanto l’assegno funerario una tantum di 1936,80 euro”.
    Norme da rendere più attuali. Tutto a norma di legge, dunque, ma il Testo Unico risale a più di quarant’anni fa e l’INAIL ha proposto più volte di introdurre alcune modifiche legislative per adattarlo alla realtà contemporanea. “Il limite sta nella norma del 1965 – conferma il direttore centrale Prestazioni – Rispetto ad allora, infatti, sono cambiate le caratteristiche del lavoro e della famiglia. Alcuni degli operai morti nel rogo della Thyssen, per esempio, avevano delle conviventi con cui non erano sposati, alle quali la legislazione attuale non prevede l’erogazione di alcuna rendita”.
    Un altro problema è legato all’ammontare delle rendite che vanno ai superstiti di lavoratori deceduti in giovane età. “Questi lavoratori – spiega Sorrentini – si trovano spesso in una condizione contrattuale iniziale o flessibile che si traduce in una rendita molto bassa per i superstiti”. L’Istituto ha già suggerito che la rendita ai superstiti di tali lavoratori venisse liquidata sul massimale di legge, ma anche altre proposte sono ipotizzabili e l’INAIL assicura il più ampio supporto tecnico per l’adozione di iniziative di revisione, nel quadro delle disponibilità finanziarie dell’Istituto e con un impatto sostenibile per la finanza pubblica.
    Per i superstiti anche un beneficio una tantum. Da qualche anno – oltre alla rendita – l’INAIL eroga anche ai familiari delle vittime di gravi infortuni sul lavoro un beneficio una tantum a carico del Fondo di sostegno istituito presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. “Per questo tipo di prestazione – precisa Sorrentini – valgono le stesse condizioni che regolano la rendita ai superstiti e che escludono la madre di Matteo Armellini, la quale non viveva a carico del figlio”.
    Ma proprio in quanto si tratta di un’erogazione una tantum, anche per questa prestazione è possibile ipotizzare secondo l’INAIL una diversa modalità di utilizzo, svincolando il ricorso al Fondo dagli stessi parametri che conducono al riconoscimento della rendita.
    “Resta il rammarico per la grave perdita che la signora Armellini ha sofferto; attraverso le nostre strutture territoriali abbiamo subito messo a disposizione tutto il sostegno possibile – conclude Sorrentini – ma dal punto di vista economico l’Istituto non poteva fare di più”.


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