Per la Fiat Fabbrica Italia non s’ha da fare

Per la Fiat il progetto "Fabbrica Italia" è ormai superato. Il mondo politico e sindacale chiede al Lingotto di scoprire i piani industriali per l'Italia


Per la Fiat Fabbrica Italia non s'ha da fare

E arrivò il giorno in cui la Fiat, svelò a tutti il progetto che aveva in mente per le sue fabbriche Italiane: chiuderle! Così si potrebbe riassumere la vicenda che sta tenendo banco in questi giorni, sulla nota che il Lingotto ha pubblicato in merito al progetto “Fabbrica Italia”.

Venerdi scorso, in una nota, la Fiat annunciava il suo ripensamento: …”Da quando Fabbrica Italia e’ stata annunciata nell’aprile 2010, le cose sono profondamente cambiate. Il mercato dell’auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni settanta.

E’ quindi impossibile fare riferimento ad un progetto nato due anni e mezzo fa. E’ necessario infatti che il piano prodotti e i relativi investimenti siano oggetto di costante revisione per adeguarli all’andamento dei mercati”.

Un abbandono dunque, al progetto di cui tanto si è discusso e che ha portato al famoso accordo separato di Pomigliano, con la totale rottura tra il Lingotto e il sindacato di categoria più rappresentativo, ossia la Fiom”.

Non si sono fatte attendere le razioni dei sindacati: per la CGIL “pare evidente che oggi il problema è sapere che quel modello non funziona, che non c’è un piano industriale, che c’è un Paese che è stato ampiamente preso in giro”. La Camusso chiede alle altre sigle sindacali di ricompattarsi sul tema e avviare un confronto con la Fiat. Confronto che viene chiesto anche da Cisl e Uil, firmatarie dell’accordo separato di Pomigliano.

Immediata anche la presa di posizione del governo: per Passera, “il governo farà tutto il possibile, nell’ambito delle norme, per assicurare che le responsabilità che Fiat ha preso nei confronti dell’Italia vengano rispettate e ben chiarite”. Il ministro ribadisce anche che «non è pensabile che la politica si sostituisca alle scelte imprenditoriali e di investimento ma assicuriamo massima attenzione ed impegnò”.

Il ministro Fornero ha già dato delle date in cui è disponibile ad incontrare l’AD di Fiat per capire “che cosa ha in mente per i suoi piani d’investimento e per l’occupazione nel Paese”.

Durissimo il commento di Diego della Valle: “Il vero problema della Fiat non sono i lavoratori, l’Italia o la crisi (che sicuramente esiste): il vero problema sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate… E’ bene che questi ‘furbetti cosmopoliti” sappiano che gli imprenditori italiani seri, che vivono veramente di concorrenza e competitività, che rispettano i propri lavoratori e sono orgogliosi di essere italiani, non vogliono in nessun modo essere accomunati a persone come loro”.

Qualche avvisaglia, “sull’inutilità” del progetto “Fabbrica Italia” c’erà già stata quando, con un comunicato emesso il 27 ottobre 2011 il Lingotto “aveva annunciato che non avrebbe più utilizzato la dizione “Fabbrica Italia” perché molti l’avevano interpretata come un impegno assoluto dell’azienda mentre invece si trattava di una iniziativa del tutto autonoma che non prevedeva tra l’altro alcun incentivo pubblico”.

Va bene la crisi e va bene il calo delle vendite; ma questo, non deve e non può essere una giustificazione per abbandonare tutto e lasciare migliaia e migliaia di persone, letteralmente in mezzo ad una strada. Un buon comandante di una nave, non si vede nei giorni di quiete ma, quando il mare è in burrasca.



Articoli correlati



Commenti

Cerca nel sito

Lavoro e Diritti App

App Lavoro e Diritti

Newsletter

RICEVI I NOSTRI ARTICOLI VIA EMAIL



A BREVE RICEVERAI UNA EMAIL PER DARE CONFERMA D'ISCRIZIONE