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><channel><title>Lavoro e Diritti &#187; green job</title> <atom:link href="http://www.lavoroediritti.com/category/green-job/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.lavoroediritti.com</link> <description>La conoscenza rende liberi</description> <lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 14:39:18 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Decreto ammazza rinnovabili, a rischio 120 mila posti di lavoro</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2011/03/decreto-ammazza-rinnovabili-a-rischio-120-mila-posti-di-lavoro/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2011/03/decreto-ammazza-rinnovabili-a-rischio-120-mila-posti-di-lavoro/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Mar 2011 08:05:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[green job]]></category> <category><![CDATA[green economy]]></category> <category><![CDATA[rinnovabili]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=5581</guid> <description><![CDATA[Il decreto legislativo sulle rinnovabili (l&#8217;ammazza rinnovabili, come è stato ridefinito), promulgato lo scorso 7 marzo, non smette di alimentare feroci polemiche, gravi preoccupazioni e molti, molti dubbi sulla sua utilità. Abbiamo più volte parlato del futuro roseo della green economy e dei green job e, del potenziale del settore per risollevare l’economia italiana e, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto legislativo sulle rinnovabili (<strong>l&#8217;ammazza rinnovabili, come è stato ridefinito</strong>), promulgato lo scorso 7 marzo, <strong>non smette di alimentare feroci polemiche, gravi preoccupazioni e molti, molti dubbi sulla sua utilità.</strong></p><p>Abbiamo più volte parlato del futuro roseo della g<a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/11/la-green-economy-e-il-green-job/">reen economy e dei green job</a> e, del<strong> potenziale del settore per <a href="http://www.lavoroediritti.com/2010/03/la-green-economy-ci-salvera-dalla-crisi/">risollevare l’economia italiana</a> e, contrastare la forte disoccupazione che caratterizza questi tempi.</strong><span id="more-5581"></span></p><p>Beh, probabilmente rimarranno solo delle belle parole o meglio, delle speranze. Il decreto legislativo varato dal Governo infatti, più che incentivare, sembrerebbe remare contro, lo sviluppo delle energie rinnovabili.</p><p>Il problema sarebbe il<strong> tentativo di razionalizzare gli incentivi e calmierare le bollette elettriche</strong> (????), facendo <a href="http://www.casaediritti.it/2011/03/rinnovabili-si-accende-lo-scontro-sul-decreto-romani/" target="_blank">distinzione tra impianti allacciati prima e dopo il 31 maggio 2011,</a> nonchè differenziazioni di incentivazioni <strong>anche per gli impianti solari fotovoltaici </strong>collocati<strong> a terra in aree agricole e, per finire, l’assoluta mancanza di criteri di incentivazione, stando la mancanza di un decreto ministeriale, da farsi entro il prossimo 30 aprile. </strong></p><p>Il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 2009/28, in tema di uso di energia rinnovabile,<strong> mette a rischio 120 mila posti di lavoro.</strong> “<strong>E come se si decidesse di chiudere la Fiat”,</strong> così afferma Angelo Bonelli, leader dei Verdi,  durante la mobilitazione popolare tenutasi lo scorso giovedi a Roma al Teatro Quirino.</p><p>«Mentre in Germania si pongono obiettivi importanti di 52 mila MW al 2020, <strong>in Italia si ferma tutto e si mandano a casa aziende che hanno investito 13 miliardi di euro e il vero mandante di tutto ciò è l&#8217;Enel.</strong> Il problema è che il solare è un&#8217;energia democratica. Tutti la possono produrre e sfugge al controllo degli oligopoli. Ecco perché vogliono spegnere il solare».</p><p>Si stima &#8220;<strong>il ricorso alla Cassa Integrazione per oltre 15.000/20.000 unità direttamente impegnate nel settore;</strong> il <strong>blocco degli investimenti per i prossimi mesi di oltre 40 miliardi di euro,</strong> il<strong> blocco immediato degli ordinativi già in corso per un valore di circa 8 miliardi di euro e dei contratti già stipulati per circa 20 miliardi di euro&#8221;.</strong></p><p>Anche l’associazione delle Banche estere (AIBE), ha scritto al governo, chiedendo <strong>di cambiare il decreto sulle rinnovabili, pena il ritiro di tutti gli investimenti.</strong></p><p>I<strong>l Mise </strong>ha convocato insieme ai ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura <strong>per martedì 15 marzo, una riunione con i principali rappresentanti del settore bancario, delle aziende attive nel comparto dell’energia rinnovabile</strong>, dei gestori di rete e delle associazioni dei consumatori. La consultazione verterà sui decreti ministeriali di attuazione del dlgs sulle fonti rinnovabili.</p><p>All’incontro hanno chiesto di partecipare  anche CGIL, CISL e UIL,  insieme alle federazioni di categoria FILCTEM, FLAEI e UILCEM, perché fortemente preoccupati per le eventuali ricadute negative sull’occupazione possibili con il decreto approvato.</p><p><strong>Beh, mentre per la Fiat hanno alzato tutti un grosso polverone, al solo pensiero che la stessa potesse abbandonare l’Italia, non mi sembra che lo stesso stia accadendo per difendere la green economy, </strong>che oltre a far bene alla tasca, farebbe bene anche all’ambiente. Che dire, <strong>non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2011/03/decreto-ammazza-rinnovabili-a-rischio-120-mila-posti-di-lavoro/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Toscana investe nella Green economy: 44 milioni di euro per la montagna e 600 posti di lavoro</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2010/05/la-toscana-investe-nella-green-economy-44-milioni-di-euro-per-la-montagna-e-600-posti-di-lavoro/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2010/05/la-toscana-investe-nella-green-economy-44-milioni-di-euro-per-la-montagna-e-600-posti-di-lavoro/#comments</comments> <pubDate>Tue, 25 May 2010 06:53:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[green job]]></category> <category><![CDATA[green economy]]></category> <category><![CDATA[piano per foreste e montagne]]></category> <category><![CDATA[regione toscana]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=3769</guid> <description><![CDATA[La Regione Toscana punta sulla Green economy approvando un piano straordinario di investimenti per i boschi da 44 milioni di euro in tre anni per &#8220;tenere in ordine la montagna e i suoi boschi per ridurre il rischio di frane ed alluvioni in pianura, ma anche per sviluppare una vera economia verde e creare, stabili [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Regione Toscana punta sulla <a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/11/la-green-economy-e-il-green-job/" target="_self">Green economy</a> approvando un <strong>piano straordinario di investimenti per i boschi da 44 milioni di euro in tre anni</strong> per &#8220;tenere in ordine la montagna e i suoi boschi per ridurre il rischio di frane ed alluvioni in pianura, ma anche per sviluppare una vera economia verde e creare, stabili nel tempo, seicento posti di lavoro&#8221;.</p><p>La giunta regionale ha infatti approvato una <strong>delibera che stanzia 12 milioni per un intervento straordinario nel 2010 e altri 32 milioni per il biennio 2011-2012.</strong> I primi 12 milioni di euro saranno destinati alla <strong>gestione e alla coltivazione dei boschi e alla valorizzazione della montagna, con introduzione di animali in grado di contribuire con la loro presenza alla salvaguardia delle foreste.<span id="more-3769"></span></strong></p><p>Gli altri<strong> 32 milioni</strong> saranno utilizzati per le sistemazioni forestali (10 milioni), 6 milioni per la promozione della selvicoltura sostenibile, 4 milioni per  la promozione dell’attività zootecnica nel bosco e, altri 6 milioni per lo sviluppo delle filiere locali nei settori del legno. Il presidente della regione, Rossi ha precisato che l’intervento non porterà ad «assunzioni dirette» da parte della Regione, ma che attraverso questi investimenti «un migliaio di persone potrà lavorare in maniera continuativa».</p><p>Lo stesso governatore l’ha definito “il primo piano sulla green economy”; infatti afferma Rossi “Storicamente i boschi della Toscana sono ben tenuti: spendiamo poco, molto meno di altre Regioni, e con ottimi risultati. Vantiamo pure una lunga tradizione di politica di mantenimento ed attenzione: dai granduchi dei Medici al presidente Bartolini, a cui va il merito di aver creato una rete di associazioni di volontari per la difesa dei boschi. Resta il fatto che la montagna è coltivata meno di un tempo.     Molti l&#8217;abbandonano. E questo produce ripercussioni negative a valle&#8221;</p><p>&#8220;Il piano straordinario che mettiamo in campo è un provvedimento di green economy a tutto tondo ed aiuterà anche a rallentare questa fuga: sviluppando la produzione di energia con le biomasse, promuovendo la selvicoltura ma anche l&#8217;attività zootecnica, intervenendo per prevenire futuri dissesti, sviluppando filiere locali del legno e creando in questo modo seicento posti di lavoro, di cui almeno duecento nuovi”.</p><p>Beh, grande plauso alla Regione Toscana; forse è il caso di prendere esempio!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2010/05/la-toscana-investe-nella-green-economy-44-milioni-di-euro-per-la-montagna-e-600-posti-di-lavoro/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>La green economy ci salverà dalla crisi</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2010/03/la-green-economy-ci-salvera-dalla-crisi/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2010/03/la-green-economy-ci-salvera-dalla-crisi/#comments</comments> <pubDate>Wed, 24 Mar 2010 06:56:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[green job]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=2971</guid> <description><![CDATA[Lo sviluppo della green economy e dei green jobs potrebbe sollevare l’Italia dalla grave crisi economica – finanziaria, contribuendo alla ripresa della attività produttiva e contrastando il calo dell’occupazione. “In Italia il fenomeno appare incoraggiante. Negli ultimi due anni assistiamo ad un intenso sviluppo delle installazioni di impianti di energie rinnovabili dovuto non solo all’iniziativa [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Lo sviluppo della <a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/11/la-green-economy-e-il-green-job/" target="_self">green economy</a> e dei <a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/11/guida-ai-green-jobs-di-marco-gisotti-e-tessa-gelisio/" target="_self">green jobs</a><strong> potrebbe sollevare l’Italia dalla grave crisi economica – finanziaria, contribuendo alla ripresa della attività produttiva e contrastando il calo dell’occupazione</strong>.</p><p>“<strong>In Italia il fenomeno appare incoraggiante</strong>. Negli ultimi due anni assistiamo ad un intenso sviluppo delle installazioni di impianti di energie rinnovabili dovuto non solo all’iniziativa dei grandi operatori quali Enel, Edison, Sorgenia, ecc., ma ai numerosi nuovi entranti che vanno da imprese di media dimensione, es. Terni Energie ed altri, a tante aziende piccole, artigianali, fino alle famiglie&#8221;.<span id="more-2971"></span></p><p>E&#8217; questo ciò che si evince dallo <strong>studio realizzato dall’Osservatorio Energia e Innovazione dell’IRES-CGIL</strong> “<em>Lotta ai cambiamenti climatici, efficienza energetica e fonti rinnovabili: gli investimenti, le ricadute occupazionali e le nuove professionalità&#8221;</em>, commissionato dalla Filctem-Cgil;<strong> molto consistenti sono le potenzialità di sviluppo delle fonti    rinnovabili presenti a livello nazionale e nelle regioni del Mezzogiorno</strong>, a partire dallo sviluppo della geotermia in Campania, del solare, dell’eolico e delle biomasse, con un contributo netto <strong>all’incremento occupazionale diretto da oggi al 2020 di 9.000 unità solo nel Sud,</strong> che a livello nazionale dovrebbe raggiungere <strong>12.000 unità nette permanenti</strong>. Considerando poi, anche la occupazione indiretta e quella temporanea, secondo le proiezioni IRES, <strong>si raggiungerebbero al 2020 le 60.500 unità circa</strong>.</p><p>&#8220;Nella prospettiva di massima potenzialità delle opportunit<strong>à l’occupazione italiana lorda nel settore delle rinnovabili</strong> può raggiungere, secondo le più rosee    aspettative, <strong>le 250. 000 unità, con una predominanza delle biomasse, del fotovoltaico e dell’eolico&#8221;.</strong></p><p>Si legge nelle studio dell’Ires: “In termini di valore aggiunto si stima che <strong>l’industria italiana potrà realizzare un fatturato medio annuo compreso tra i 2,5 e i 5,5 miliardi di euro l’anno </strong>per i prossimi dieci anni”. Inoltre, il forte sviluppo delle energie rinnovabili comporterà una grande trasformazione delle reti elettriche di trasporto e distribuzione che dovranno offrire più elevati parametri di sicurezza, affidabilità e ottimizzazione del servizio.</p><p>La realizzazione di reti intelligenti &#8211; Smart-grid- <strong>comporterà in Italia investimenti stimati attorno a 1,5 mld di euro</strong>. Anche in questo caso<strong> le ricadute occupazionali attese potrebbero risultare molto consistenti</strong>”.</p><p>Gli ultimi <strong>dati Unioncamere-Movimprese</strong> sulla dinamica settoriale dell’energia mostrano, in controtendenza a quanto accade in numerosi altri settori industriali, un forte    dinamismo: il <strong>settore energetico evidenzia un tasso di sviluppo delle imprese del 16,8% su base annua</strong>. Complessivamente nell’ultimo anno il numero delle imprese del settore energia <strong>è cresciuto di 700 unità</strong>. Nel Lazio le imprese energetiche sono più che raddoppiate1 (+126%), in Puglia le energetiche crescono del 20%, nelle Marche del 19, in Basilicata del 18, in Emilia Romagna del 15%.</p><p>Per non parlare dell’universo di <strong>nuove figure professionali che ruotano attorno alla green economy:</strong> <strong>progettista di impianti fotovoltaici,</strong> il venditore di fotovoltaico,<strong> l’esperto nell’ambito del commercio dei certificati verdi</strong>, e alle figure coinvolte nel campo dello sviluppo delle smart grid, solo per citarne alcune, oltre<strong> alle figure tradizionali operanti nel settore delle rinnovabili </strong>che stanno vivendo un processo di riqualificazione con l’acquisizione di nuovi skill e presentando, perciò, connotati di evoluzione rispetto al profilo classico. E’ il <strong>caso di figure come il Business developer, il Project manager, il Maintenance manager.</strong></p><p>Beh, tutto questo è semplicemente formidabile, ma vi immaginate un nazione come l’Italia (quindi con forte potenziale per il fotovoltaico o l’eolico) votata alla green economy? Tanta occupazione, forte rispetto per le nostre meraviglie naturali, mondo più pulito. Peccato solo che il nostro governo continui a pensare esclusivamente al nucleare…</p><p>Fonte: <a href="http://www.ires.it/" target="_blank">www.ires.it</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2010/03/la-green-economy-ci-salvera-dalla-crisi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Come rovinare l&#8217;economia di una regione: il caso Abruzzo, da regione verde a regione nera d&#8217;Italia</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2009/12/come-rovinare-l-economia-di-una-regione-il-caso-abruzzo-da-regione-verde-a-regione-nera-d-italia/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2009/12/come-rovinare-l-economia-di-una-regione-il-caso-abruzzo-da-regione-verde-a-regione-nera-d-italia/#comments</comments> <pubDate>Sun, 27 Dec 2009 18:47:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[green job]]></category> <category><![CDATA[punti di vista]]></category> <category><![CDATA[varie]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=1994</guid> <description><![CDATA[Oggi sarò un po’ di parte, voglio parlarvi di come sia possibile rovinare l’economia di una delle regioni più verdi d’Italia, l’Abruzzo. Lo farò attraverso la voce di un caro amico, Antonio Francia (che sin d’ora ringrazio) che da molto tempo si batte, con svariate iniziative contro l’istallazione del fatidico “Centro Oli”  nella campagna di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi sarò un po’ di parte, voglio parlarvi di come <strong>sia possibile rovinare l’economia di una delle regioni più verdi d’Italia, l’Abruzzo.</strong> Lo farò attraverso la voce di un caro amico, Antonio Francia (che sin d’ora ringrazio) che da molto tempo si <strong>batte, con svariate iniziative contro l’istallazione del fatidico “Centro Oli”  nella campagna di Ortona (CH) o meglio, di una raffineria per la desolforazione del petrolio amaro </strong>(impropriamente definita centro oli per depistare la sua reale funzione).<span id="more-1994"></span></p><p>Una premessa è d’obbligo: <strong>l’Abruzzo è una regione votata prevalentemente al turismo e all’agricoltura,</strong> infatti,  questi due settori rappresentano rispettivamente il 18,48% e il 2.48% del PIL regionale. Secondo i contrari, costruire un centro di raffinazione di petrolio significherebbe mettere in ginocchio una intera economia andando quindi a cancellare un indotto da migliaia di posti di lavoro.</p><p>Non voglio rubarvi altro tempo e vi lascio alle parole di <strong>Antonio</strong>.</p><p>&#8220;<strong>Qual è la Regione NERA d’Europa?</strong><em> </em>No, ma cosa dici? non esiste, forse vuoi dire la <strong>Regione Verde d’Europa </strong>e cioè<strong> l’Abruzzo</strong>, perché è quella con la più alta percentuale di territorio protetto, essendo la Regione che ha più Parchi d’Italia:</p><ul><li>Il Parco Nazionale d’Abruzzo (Il più antico d’Italia)</li><li>Il Parco Nazionale della Maiella</li><li>Il Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga</li><li>Il Parco Regionale Sirente-Velino</li><li>Più di 20 riserve naturali protette</li></ul><p>In questo immaginario discorso tra due persone, esce fuori tutta la triste e cruda realtà di una Regione che sta per essere martoriata nonostante le sue antiche tradizioni storiche, culturali paesaggistiche, turistiche, enogastronomiche e agricole.</p><p>La nostra Regione da due anni sta subendo stravolgimenti che la renderanno irriconoscibile agli occhi di tutti i cittadini italiani ed europei.</p><p>Sarà proprio cosi, perché chi conosce l’Abruzzo per quello che è sempre stato, stenterà a credere a ciò che vedranno i propri occhi di qui a non molto, a causa della sua imminente <strong>trasformazione in distretto petrolifero</strong> che interesserà <strong>oltre il 51% del territorio</strong>, <span style="text-decoration: underline;">operata da scelte scellerate poco lungimiranti e poco supportate da reali esigenze energetiche, economiche ed occupazionali.</span> La conferma viene <strong>dalle oltre 400 autorizzazioni di perforazione rilasciate ultimamente, che interesseranno tutte le Provincie dalle coste</strong> fino ad arrivare ai piedi delle nostre <strong>montagne. </strong></p><p>Ormai tutti sono a conoscenza del cosiddetto <em><strong>Centro Oli</strong></em> di Ortona che si vuole costruire in una zona ad alto tenore agricolo, <strong>dove si coltiva il famoso Montepulciano d’Abruzzo</strong>, che sta scalando tutte le classifiche internazionali. Per non parlare degli uliveti presenti nella stessa zona che producono un olio che viene invidiato da tutti, per la sua poca acidità.</p><p>E della pasta? La Pasta prodotta ai piedi della <em><strong>Maiella Madre</strong></em><strong> </strong>tra le più buone al mondo, la si trova perfino nelle regioni più sperdute del pianeta, a dimostrazione che quando un prodotto è buono non ha prezzo e non ha confini.</p><p>Purtroppo ci sono molti venditori di fumo che sbandierano ai quattro venti che il Centro Oli non si farà più per la ”Legge <em>fumo negli occhi</em>” appena sfornata dalla Regione.<br /> In effetti per mettere tutti a tacere sembra che verrà costruito in mare a meno di un miglio dalla <em><strong>costa dei trabocchi</strong></em>, il che sarebbe ancora peggio, questa Legge approvata per garantire l’intoccabilità del territorio non garantisce invece un bel nulla.</p><p>Se negli Stai Uniti, centrali di lavorazione petrolifera come quella che dovrebbe sorgere ad Ortona, sono state vietate da una legge già dal 1976, ci sarà un motivo.</p><p>Se in Pakistan L’ENI, che pochi mesi fa ha ultimato la realizzazione di una raffineria, è stata obbligata a costruirla ad almeno 200 Km dal più vicino centro abitato, ci sarà un motivo (Stiamo parlando del Pakistan!!!).</p><p>Mi sono chiesto tempo fa:</p><ul><li>Come mai l’Italia è piena di raffinerie? portano tanti posti di lavoro?<br /> <strong>Risposta: No,</strong> visto che per ogni centrale ne bastano da 15 a 40 per giunta pochissimi italiani perché sono tecnici altamente specializzati di paesi esteri;</li><li>Raffiniamo il 70% del petrolio Libico e il 35% di quello Americano forse per il fatto che ci facciamo pagare alte royalties?<br /> <strong>Risposta: No,</strong> perché rispetto al Pakistan che ne riceve l’<strong>80%</strong> lo stato Italiano ne riceve solo il <strong>7%, </strong>il resto va in tasca all’ENI e pochissimi altri.</li></ul><p>Non sono un ambientalista sfegatato, non sono contro il petrolio e non sono di quelli che: “non nel mio giardino ma in quello del vicino si”, ma visto che è stato accertato da Ricercatori, Scienziati, Medici, Professori Universitari, Istituti di ricerca che queste raffinerie fanno insorgere tumori fino a 200 Km di distanza e, visto che il nostro pochissimo petrolio è di scarsa qualità e ricco di Idrogeno solforato, una sostanza altamente tossica che se inalata in modo diretto porta all’istante alla morte, allora facciamole dove ci sono spazi aperti e non in mezzo ai centri abitati; in Abruzzo e tantomeno in Italia purtroppo o per fortuna non siamo dotati di questi spazi.</p><p>L’italia ha pochissimo petrolio e di scarsa qualità ma siamo inondati da raffinerie, i paesi che estraggono il petrolio lo fanno raffinare in Italia, col risultato che chi estrae il petrolio resta in buona salute e noi che lo raffiniamo ci avveleniamo, ci ammaliamo di cancro fino a morire nella solitudine più amara di una corsia d’ospedale.</p><p>Il fatto è che in Italia hanno scoperto l’America, <strong>tanti guadagni a fronte di bassissime royalties</strong>, la storia si ripete: a pochi furbetti tanti soldi, invece a molti onesti lavoratori tante malattie, a molte famiglie che vivono di agricoltura niente più futuro e ai prodotti della terra tanto inquinamento.</p><p>La stessa FIAT è contro, a conferma di ciò ci sono i documenti emessi a suo tempo dalla FIAT-SEVEL quando 37 anni fa si voleva costruire in Val di Sangro una raffineria, ma la SEVEL in un documento dichiarò che non si sarebbe mai insediata se nelle sue vicinanze ci fosse stata una raffineria, per questioni di incompatibilità con le emissioni tossiche e nocive sulla produzione della fabbrica.</p><p>La raffineria avrebbe portato 40 posti di lavoro, la popolazione fece una lotta che durò cinque anni per impedire la sua costruzione. Purtroppo si persero quei 40 posti di lavoro, ma in compenso grazie all’insediamento della SEVEL se ne crearono 11.000 di posti, di cui 5.000 all’interno della SEVEL e 6.000 nell’indotto.&#8221; <em>Antonio Francia</em></p><p><strong>Antonio ha ragione,</strong> nell’era della <strong><a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/11/la-green-economy-e-il-green-job/" target="_self">green economy</a></strong> e del <strong><a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/09/la-disoccupazione-fa-riscoprire-lagricoltura-come-fonte-di-reddito-e-boom-di-richieste-di-lavoro-stagionale/">ritorno all’agricoltura</a></strong>, l’Abruzzo rischia di fare un salto all’indietro di almeno 100 anni, <strong>ma ne vale veramente la pena?</strong></p><p><strong>I link per chi volesse approfondire l’argomento:</strong></p><p><strong><a href="http://www.nuovosensocivico.it/index.php" target="_blank">www.nuovosensocivico.it</a></strong></p><p><strong><a href="http://nuovosensocivico.blogspot.com/" target="_blank">nuovosensocivico.blogspot.com</a></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2009/12/come-rovinare-l-economia-di-una-regione-il-caso-abruzzo-da-regione-verde-a-regione-nera-d-italia/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Dal Governo arriva il pacchetto di misure per agevolare il lavoro femminile</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2009/12/governo-pacchetto-lavoro-femminile/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2009/12/governo-pacchetto-lavoro-femminile/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 Dec 2009 07:14:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[buoni lavoro]]></category> <category><![CDATA[green job]]></category> <category><![CDATA[maternità]]></category> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category> <category><![CDATA[lavoro femminile]]></category> <category><![CDATA[occupazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=1838</guid> <description><![CDATA[Il 1 dicembre 2009, il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, hanno presentato un Piano strategico di azione denominato &#8221; Italia 2020&#8243; per la conciliazione e le pari opportunità nell’accesso al lavoro. Si tratta di un  pacchetto di misure a favore [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 1 dicembre 2009, il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, hanno presentato un Piano strategico di azione denominato &#8221; Italia 2020&#8243; per la conciliazione e le pari opportunità nell’accesso al lavoro. Si tratta di un  pacchetto di misure a favore delle donne lavoratrici. Tali misure sono previste nel medio periodo con effetti, per taluni versi anche immediati.<span id="more-1838"></span></p><p>Il piano di azione proposto è suddiviso in cinque linee di azione:</p><h4>Potenziamento dei servizi di assistenza per la prima infanzia e Sperimentazione dei buoni lavoro per la strutturazione dei servizi privati di cura e assistenza alla persona.</h4><p>Si ipotizza un vero e proprio piano di diffusione dei servizi di cura, per consentire la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di famiglia, attraverso lo sviluppo, accanto ai servizi di carattere istituzionale (pubblici, privati, aziendali etc) dei nidi familiari, già sperimentati positivamente in Trentino Alto Adige. Si prevede la creazione di veri e propri albi di badanti e baby sitter tenuti dal comune che dovrà anche garantire le referenze delle persone iscritte all’albo.</p><p>Per la strutturazione dei servizi di cura e assistenza alla persona il governo, ritiene decisivo investire sull’utilizzo di uno strumento agile come i buoni lavoro, che uniscono semplicità gestionale dei rapporti di lavoro ad una adeguata tutela previdenziale e assicurativa degli operatori del settore, entro limiti prestabiliti di compensi con il singolo committente.</p><p>Afferma il ministro Sacconi che quella dei “nidi familiari può essere una opportunità di lavoro remunerata attraverso i buoni prepagati agevolati; per i datori di lavoro (ossia le famiglie) il contributo sarà del 20% onnicomprensivo e per il percettore, il guadagno nei limiti di 5000 € è da considerarsi esen tasse</p><p>I<strong> </strong>buoni lavoro potranno essere utilizzati per prestazioni occasionali di tipo accessorio e, in particolare, per l’avvio, in collaborazione con cooperative sociali e di servizio e associazioni del non profit, di nidi familiari con non più di cinque/sei bambini assistiti da personale che opera presso il proprio domicilio o in altro ambiente adeguato a offrire cure familiari.</p><h4>Revisione dei criteri e delle modalità per la concessione dei contributi (articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53).</h4><p>L’articolo citato riguarda “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”. A seguito delle modifiche contenute nell’articolo 38 della legge 18 giugno 2009, n. 69, si è rilanciato lo strumento al fine di promuovere progetti sperimentali che attuino con maggiore efficacia ed effettività misure dirette a sostenere i soggetti con responsabilità genitoriali o familiari, &#8211; favorendo la rimozione degli ostacoli alla piena realizzazione del principio di uguaglianza sostanziale in ambito familiare e lavorativo; &#8211; promuovendo il miglioramento della qualità delle relazioni familiari, grazie a un maggiore equilibrio tra vita privata e vita professionale, da attuare con il coinvolgimento di soggetti esterni alla famiglia (istituzioni, imprese, associazioni).</p><p>Una parte delle risorse verrà espressamente finalizzata ad attività di promozione e informazione, compresa una campagna pubblicitaria televisiva, nonché di consulenza alla progettazione, di monitoraggio delle azioni e alla eventuale infrastrutturazione di reti territoriali a supporto diretto delle aziende.</p><p>Inoltre si procederà alla realizzazione di un software unico da mettere a disposizione degli attori che promuovono progetti volti a realizzare banche delle ore.</p><p>I progetti di conciliazione dovranno prevedere almeno una delle seguenti tipologie di azioni positive:<br /> - progetti articolati per consentire alle lavoratrici e ai lavoratori di usufruire di particolari forme di flessibilità degli orari e della organizzazione del lavoro, quali, lavoro a tempo parziale reversibile, telelavoro e lavoro a domicilio, banca delle ore, orario flessibile in entrata o in uscita, su turni e su sedi diverse, orario concentrato, con specifico interesse per i progetti che prevedano di applicare, in aggiunta alle misure di flessibilità, sistemi innovativi per la valutazione della prestazione e/o dei risultati;<br /> - programmi e azioni, comprese le attività di formazione e aggiornamento, volti a favorire il reinserimento delle lavoratrici e dei lavoratori dopo un periodo di assenza dal lavoro non inferiore a sessanta giorni a titolo di congedo di maternità e paternità o parentale, o per altri motivi legati ad esigenze di conciliazione;<br /> - progetti che, anche attraverso l’attivazione di reti tra enti territoriali, aziende e parti sociali, promuovano interventi e servizi innovativi in risposta alle esigenze di conciliazione delle lavoratrici e dei lavoratori.</p><h4>Nuove relazioni industriali per il rilancio del lavoro a tempo parziale e degli altri contratti a orario ridotto, modulato e flessibile.</h4><p>Alla Consigliera nazionale di parità è stato affidato il compito di monitoraggio di quanto si registra nei mercati del lavoro e nelle singole unità produttive, attraverso la costituzione di un osservatorio sul lavoro a tempo parziale e sulle forme di lavoro a orario ridotto, modulato e flessibile, che avrà il compito di verificare quanto avviene:, nei singoli settori produttivi; nelle diverse aree del Paese; nei contratti collettivi di secondo livello; nella prassi aziendale. Obiettivo dell’Osservatorio: <strong>raccogliere e divulgare buone prassi</strong>.</p><p>A tale riguardo si ricorda che si potrà beneficiare delle misure fiscali di <strong>detassazione delle somme erogate</strong> per premi di produttività previste dall’articolo 2 del decreto legge n. 93 del 2008 convertito nella legge n. 126 del 2008 e ora confermate, per il 2009, dal decreto legge n. 185 del 2008 convertito nella legge n. 2 del 2009. All’interno della misura potranno perciò rientrate tutti i premi, concordati a livello individuale o collettivo, comunque legati a risultati di efficienza organizzativa (tra cui anche le misure di conciliazione e la modulazione degli orari e dei tempi di lavoro).</p><h4>La nuova occupazione nel contesto dei cambiamenti in atto:<a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/11/la-green-economy-e-il-green-job/" target="_self"> green job</a> anche al femminile.</h4><p>Accanto allo sviluppo dei servizi alla persona e anche alle imprese, particolarmente cruciale sarà, nei prossimi anni, la sfida delle energie rinnovabili. Il potenziale occupazionale totale potrebbe raggiungere le 250mila unità lavorative nel settore.</p><p>Oltre al settore della produzione di energia da fonti rinnovabili, la transizione verso una economia sostenibile avrà un impatto, in termini di nuove figure professionali di tipo trasversale e anche in altri settori, come l’edilizia, i trasporti e l’agricoltura.<br /> Trattandosi di settori in cui le donne sono tradizionalmente sottorappresentate è necessario assicurare che tale transizione abbia un impatto di genere positivo.<br /> Per evitare un aumento nel livello di segregazione occupazionale, il Governo propone di sostenere due principali linee di azione:</p><ul><li>promuovere iniziative volte a incrementare la partecipazione femminile in settori di occupazione non tradizionali, in particolare in quello energetico. Questo significa assicurare pari opportunità di accesso di percorsi di formazione e riqualificazione professionale che, necessariamente, andranno adeguati alle nuove esigenze del mercato del lavoro e ai nuovi skill richiesti dal mercato;</li><li>promuovere attività informative sulle opportunità esistenti in tali settori e assicurare, attraverso il dialogo sociale, condizioni di lavoro che  favoriscano la conciliazione fra tempi di vita e di lavoro.<br /> In collaborazione con il Ministero della Istruzione, della Università e della Ricerca, inoltre si cercherà di contribuire alla creazione di apposite figure professionali volte a favorire il risparmio energetico e la protezione dell’ambiente in quei settori in cui le donne sono maggiormente rappresentate come l’istruzione, la sanità, i servizi sociali e di assistenza alla persona.</li></ul><h4>Riportare a Bruxelles il Dossier “Contratti di inserimento al lavoro” per le donne del Mezzogiorno.</h4><p>Si prevede di aprire con Bruxelles un <strong>negoziato</strong> sulle ulteriori misure di sostegno e incentivazione della occupazione femminile nel Mezzogiorno, a partire dal contratto di inserimento al lavoro per le donne.</p><p><strong>Il contratto di inserimento</strong> è un contratto a termine, di durata non inferiore a nove mesi e non superiore ai diciotto, diretto a realizzare l&#8217;inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro di alcune categorie di persone svantaggiate, tra cui le donne di qualsiasi età, residenti in un’area geografica in cui il tasso di occupazione femminile sia inferiore almeno del 20 per cento a quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile superi del 10 per cento quello maschile.</p><p>Fonte: <a href="http://www.governo.it/" target="_blank">www.governo.it</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2009/12/governo-pacchetto-lavoro-femminile/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Guida ai green jobs di Marco Gisotti e Tessa Gelisio</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2009/11/guida-ai-green-jobs-di-marco-gisotti-e-tessa-gelisio/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2009/11/guida-ai-green-jobs-di-marco-gisotti-e-tessa-gelisio/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 Nov 2009 07:15:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Maroscia</dc:creator> <category><![CDATA[green job]]></category> <category><![CDATA[libri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=1630</guid> <description><![CDATA[A proposito di Green Job, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, per chi fosse interessato ad approfondire l&#8217;argomento, consiglio di leggere il bel libro Guida ai green job, di Marco Gisotti e Tessa Gelisio, edito Edizioni Ambiente. L&#8217;autore elenca 100 schede di &#8220;lavori verdi&#8221;, che ruotano attorno al settore ambiente e che si stanno [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di <a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/11/la-green-economy-e-il-green-job/" target="_self">Green Job</a>, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, per chi fosse interessato ad approfondire l&#8217;argomento, consiglio di leggere il bel libro <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=3344&amp;isbn=9788896238288" target="_blank">Guida ai green job</a>, di Marco Gisotti e Tessa Gelisio, edito Edizioni Ambiente.</p><p>L&#8217;autore elenca 100 schede di &#8220;lavori verdi&#8221;, che ruotano attorno al settore ambiente e che si stanno sviluppando negli ultimi anni. Settore che soprattutto in quest&#8217;ultimo anno segnato dalla crisi, è in netta controtendenza e continua a dare confortanti segnali di crescita e sviluppo. Crescita dovuta anche alla grande apertura di Obama, che già dal giorno del suo insediamento annunciava a gran voce le sue intenzioni ambientaliste.<br /> <span id="more-1630"></span></p><blockquote><p><img class="alignleft size-full wp-image-1659" title="copj13.asp" src="http://www.lavoroediritti.com/wp-content/uploads/2009/11/copj13.asp.jpg" alt="copj13.asp" hspace="3px" width="200" height="282" /><strong>Guida ai Green Jobs</strong> &#8211; Acquistalo <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=3344&amp;isbn=9788896238288" target="_blank"><strong>qui<br /> </strong></a><br /> La trasformazione verde dei modi di progettare, consumare, produrre e smaltire è considerata una strategia fondamentale per superare la crisi economica ed ecologica che stiamo attraversando. Energie rinnovabili, edilizia, trasporti, agricoltura, turismo, produzioni alimentari, comunicazione, finanza, gestione dei rifiuti e sicurezza del territorio&#8230; L’elenco è lunghissimo, e dimostra che la green economy interessa ogni comparto produttivo, generando nuovi posti di lavoro e consentendo la riqualificazione di molti di quei profili che non trovano più spazio nel mercato dell’occupazione. La <em>Guida ai green jobs</em> è la panoramica più completa sui lavori verdi in Italia. L’analisi di ogni settore è preceduta da un’intervista a un esperto scelto tra i manager,  gli imprenditori o i professionisti che hanno fatto della sostenibilità la chiave del loro successo. L’intento degli autori è quello di fornire uno scenario il più possibile realistico, e per questo non manca la voce della politica, il cui ruolo è giudicato come determinante, nel bene e nel male, da molti degli intervistati. Le 100 schede che arricchiscono il volume indicano i percorsi formativi, le opportunità occupazionali e le prospettive di sviluppo di quella che nell’opinione di molti si prospetta come la prossima rivoluzione industriale, l’unica sostenibile.</p></blockquote><p>Per approfondire segnalo inoltre l&#8217;ottimo dossier del Sole 24 ore, mini-guida dalla A di Auditor Ambientale alla Z di Zoologo pubblicata poche settimane fa <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/business/abc-green-job.shtml" target="_blank">qui</a>.</p><div id="podcast"><h4>L&#8217; intervista a Marco Gisotti di <a href="http://www.radioarticolo1.it/" target="_blank">Radio Articolo 1</a>.</h4><p id="audioplayer_1">Alternative content</p><p></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2009/11/guida-ai-green-jobs-di-marco-gisotti-e-tessa-gelisio/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> <enclosure url="http://www.radioarticolo1.com/userdata/media/audio/2009/11/20091113ellecult_14756.mp3" length="13303432" type="audio/mpeg" /> </item> <item><title>La green economy e il green job</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2009/11/la-green-economy-e-il-green-job/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2009/11/la-green-economy-e-il-green-job/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Nov 2009 05:30:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[green job]]></category> <category><![CDATA[varie]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=1600</guid> <description><![CDATA[Negli ultimi anni, in un mondo votato all’autodistruzione in cui la crisi economica non ha risparmiato nessuno, dove i livelli di disoccupazione sono ovunque alle stelle e, soprattutto, dove sempre più spesso sentiamo parlare di buco dell’ozono, scioglimento dei ghiacci, riscaldamento delle acque etc, ecco che spuntano nuove economie e nuove prospettive di occupazione “nel [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, in un mondo votato all’autodistruzione in cui la crisi economica non ha risparmiato nessuno, dove i livelli di disoccupazione sono ovunque alle stelle e, soprattutto, dove sempre più spesso sentiamo parlare di buco dell’ozono, scioglimento dei ghiacci, riscaldamento delle acque etc, ecco che spuntano nuove economie e nuove prospettive di occupazione “nel verde”. Sto parlando della cosiddetta “green economy” e dei nuovi “mestieri verdi” ad essa collegati.</p><p>L’ economia verde è l’insieme di industrie e di servizi di stampo ecologico, sempre più fiorente negli ultimi anni, basate prevalentemente sulle risorse rinnovabili (come le biomasse, l&#8217;eolico, il solare, l&#8217;energia idraulica) che mira oltre che a ridurre l&#8217;inquinamento locale e globale, anche ad istituire un&#8217;economia sostenibile.<span id="more-1600"></span></p><p>I vantaggi della green economy sarebbero notevoli: oltre che dal punto di vista ambientale (e non è poco), la nuova economia porterebbe con se la nascita di tanti nuovi posti di lavoro i cd “green job”. Il termine inglese indica i &#8220;mestieri verdi&#8221;, ossia  tutte quelle professioni che sono nate o si sono sviluppate intorno all&#8217;industria e ai servizi di stampo ecologico (bioingegnere, certificatore energetico, energy manager, istallatori etc). I green job hanno dato un&#8217;occupazione a 3,4 milioni di lavoratori in Europa ma non solo.</p><p>Il nuovo rapporto di <a href="http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/green-job" target="_blank">Greenpeace “Working for the Climate: Green Job [R]evolution”</a>, realizzato in collaborazione con il Consiglio europeo per l’energia rinnovabile (EREC) evidenzia come entro il 2020, in base allo scenario della rivoluzione energetica si raggiungerebbero 10,5 milioni di posti di lavoro.</p><p>Nello scenario della Rivoluzione Energetica, i posti di lavoro ottenibili in Italia al 2030 sarebbero 96mila tra produzione di energie rinnovabili e efficienza, il 144% in più rispetto ai 39mila dello scenario di riferimento tendenziale.</p><p>L’occupazione totale nel settore dell’energia sarebbe di 102mila occupati al 2030 nello scenario della Rivoluzione Energetica, l’82% in più rispetto ai 56mila occupati dello    scenario che si verificherebbe se nulla cambiasse nella politica energetica italiana.</p><p>Anche altri studi specifici per l’Italia, effettuati da istituti universitari, come la Bocconi, e da associazioni di categoria e sindacati, come lo studio Anev-UIL,  mostrano che, “investendo in energie rinnovabili e raggiungendo gli obiettivi europei previsti dal   pacchetto Clima e Energia, in Italia esiste un potenziale di creazione di nuova occupazione raggiungibile nelle rinnovabili entro il 2020 di almeno 100mila    posti di lavoro (fino a un massimo di 250.000). Il potenziale raggiungibile in termini occupazionali, dipenderà da quanto l’industria italiana sarà in grado di sfruttare le opportunità e di valorizzare la filiera produttiva delle tecnologie rinnovabili, riuscendo a stabilire una leadership nel mercato manifatturiero internazionale”.</p><p>Nel frattempo, per facilitare l&#8217;incontro tra domanda e offerta, in Italia è nato il primo sito internet di annunci di lavoro verdi. Ispirandosi a siti stranieri come Environmentjob, il portale italiano è dedicato alla ricerca del lavoro e alla selezione del personale orientato all&#8217;ecologia, alle professioni legate allo sviluppo della green economy e alle energie alternative. E’ <a href="http://www.infojobs.it/green-job/" target="_blank">green-job.it</a> creato da <a href="http://www.infojobs.it/" target="_blank">infojobs</a> e <a href="http://www.timestars.org/" target="_blank">Timestars</a> un canale che ha lo scopo di far incontrare la domanda con l’offerta di lavoro di aziende i cui servizi o prodotti sono destinati alla produzione di energie rinnovabili, alla tutela dell’ambiente o al miglioramento delle qualità di vita o di servizio in un’ottica di sostenibilità.</p><p>Chi è interessato potrà accedere ai servizi di greenjob, iscrivendosi e inserendo il proprio curriculum vitae; si troverà davanti un “mondo verde” di offerte lavorative, avallate dalla grande esperienza e professionalità (testate anche personalmente) del canale infojobs.</p><p>Fonte: <a href="http://www.greenpeace.org/italy/" target="_blank">greenpeace.org</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale" target="_blank"> wikipedia.it</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2009/11/la-green-economy-e-il-green-job/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss></head>
