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><channel><title>Lavoro e Diritti &#187; pari opportunità</title> <atom:link href="http://www.lavoroediritti.com/category/pari-opportunita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.lavoroediritti.com</link> <description>La conoscenza rende liberi</description> <lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 08:00:00 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Pari opportunità: pubblicate le linee guida sui Comitati unici di garanzia, CUG</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2011/06/pari-opportunita-pubblicate-le-linee-guida-sui-comitati-unici-di-garanzia-cug/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2011/06/pari-opportunita-pubblicate-le-linee-guida-sui-comitati-unici-di-garanzia-cug/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Jun 2011 07:13:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category> <category><![CDATA[cug]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=6245</guid> <description><![CDATA[Nella Gazzetta ufficiale nr. 134 dell’11 giugno scorso, sono state pubblicate le linee guida sulle modalità di funzionamento dei «Comitati Unici di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni» (CUG), così come previsto dall’articolo 21, legge 183/2010. L’art. 21 del collegato lavoro in tema di “ [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nella Gazzetta ufficiale nr. 134 dell’11 giugno scorso, sono state pubblicate le linee guida sulle <strong>modalità di funzionamento dei «Comitati Unici di Garanzia per le pari opportunità</strong>, <strong>la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni» (CUG</strong>), così come previsto dall’articolo 21, <a href="http://www.lavoroediritti.com/2010/11/tutte-le-norme-del-collegato-lavoro/">legge 183/2010</a><span id="more-6245"></span>.</p><p><strong>L’art. 21 del collegato lavoro</strong> in tema di “ misure atte a garantire pari opportunità, benessere di chi lavora e assenze di discriminazioni nella P.A.”, al punto c) comma1, stabilisce che <strong>le P.A. entro 120 gg</strong> dall’ entrata in vigore della legge e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica<strong>, devono costituire il &#8220;Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, </strong>la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni&#8221;.</p><p>Tale organismo, <strong>sostituisce, unificando</strong> le competenze in un solo organismo, i<strong> comitati per le pari opportunita` e i comitati paritetici sul fenomeno del mobbing</strong>, costituiti in applicazione della contrattazione<br /> collettiva, dei quali assume tutte le funzionipreviste dalla legge, dai contratti collettivi.</p><h4>Composizione</h4><p>Il comitato e` formato da <strong>un componente designato</strong> da ciascuna delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello di amministrazione e<strong> da un pari numero di rappresentanti dell’amministrazione</strong> in modo da assicurare nel complesso la presenza paritaria di entrambi i generi. Il presidente del Comitato unico di<br /> garanzia e` designato dall’amministrazione.</p><p>Il <strong>CUG e&#8217; nominato con atto del dirigente preposto al vertice dell&#8217;amministrazione</strong>, secondo quanto previsto per i singoli ordinamenti.</p><p>Il Comitato unico di garanzia, all’interno dell’amministrazione pubblica, ha <strong>compiti propositivi, consultivi e di verifica e opera in collaborazione con la consigliera o il consigliere nazionale di parità. </strong>Contribuisce <strong>all’ottimizzazione della produttività</strong> del lavoro pubblico, migliorando l’efficienza delle prestazioni collegata <strong>alla garanzia di un ambiente di lavoro caratterizzato dal rispetto dei principi di pari opportunità,, di benessere organizzativo e dal contrasto di qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale o psichica per i lavoratori.</strong></p><p>In particolare<strong>:</strong></p><ul><li>Assicura, nell&#8217;ambito del lavoro pubblico, <strong>parità e pari opportunità di genere, rafforzando la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici e garantendo l&#8217;assenza di qualunque forma di violenza morale o psicologica e di discriminazione, diretta e indiretta</strong>, relativa al genere, all&#8217;età,  orientamento sessuale, alla razza, all&#8217;origine etnica, alla disabilita&#8217;, alla religione e alla lingua. Senza diminuire l&#8217;attenzione nei confronti delle discriminazioni di genere, l&#8217;ampliamento ad una tutela espressa nei confronti di ulteriori fattori di rischio, sempre piu&#8217; spesso coesistenti, intende adeguare il comportamento del datore di lavoro pubblico alle indicazioni della Unione Europea;</li><li> Razionalizzare e rendere efficiente ed efficace <strong>l&#8217;organizzazione della pubblica amministrazione anche in materia di pari opportunita&#8217;</strong>, contrasto alle discriminazioni e benessere dei lavoratori e delle lavoratrici, tenendo conto delle novita&#8217; introdotte dal d.lgs 150/2009 e delle indicazioni derivanti dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81.</li></ul><p>Il CUG redige, <strong>entro il 30 marzo di ogni anno</strong>, una dettagliata relazione sulla situazione del personale nell&#8217;amministrazione pubblica di appartenenza, riferita all&#8217;anno precedente, riguardante l&#8217;attuazione dei principi di parita&#8217;, pari opportunita&#8217;, benessere organizzativo e di contrasto alle discriminazioni e alle violenze morali e psicologiche nei luoghi di lavoro &#8211; mobbing.</p><p>Per consultare l’intero provvedimento sui CUG, seguite il<a href="http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&amp;datagu=2011-06-11&amp;task=dettaglio&amp;numgu=134&amp;redaz=11A07411&amp;tmstp=1308085155954" target="_blank"> link</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2011/06/pari-opportunita-pubblicate-le-linee-guida-sui-comitati-unici-di-garanzia-cug/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ministero del Lavoro: nuovo welfare a sostegno della donna, della famiglia e delle politiche di conciliazione</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2011/03/ministero-del-lavoro-nuovo-welfare-a-sostegno-della-donna-della-famiglia-e-delle-politiche-di-conciliazione/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2011/03/ministero-del-lavoro-nuovo-welfare-a-sostegno-della-donna-della-famiglia-e-delle-politiche-di-conciliazione/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Mar 2011 14:25:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[ministero del lavoro]]></category> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category> <category><![CDATA[maternità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=5556</guid> <description><![CDATA[Lo scorso 1 marzo, il Ministro Sacconi ha presentato alle parti sociali una bozza di documento contenente linee guida finalizzate a favorire la conciliazione tra tempo di lavoro e tempo di famiglia, attraverso la modulazione e la flessibilità dell’orario di lavoro. Nella bozza sono previste diverse misure, rivolta sia alle madri che ai padri, con [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 1 marzo, i<strong>l Ministro Sacconi ha presentato alle parti sociali </strong>una bozza di documento contenente<strong> linee guida finalizzate a favorire la conciliazione tra tempo di lavoro e tempo di famiglia, attraverso la modulazione e la flessibilità dell’orario di lavoro.</strong></p><p>Nella bozza sono previste diverse misure, rivolta sia alle madri che ai padri, con <strong>il fine ultimo di valorizzare e incentivare le buone pratiche di conciliazione lavoro, famiglia.</strong><span id="more-5556"></span></p><p>Si parla di:</p><ul><li>maggior ricorso al <a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/12/il-telelavoro/">telelavoro</a> in <strong>alternativa ai congedi facoltativi o al <a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/07/indennizzo-per-il-congedo-di-maternita-e-paternita-e-altre-forme-di-congedi/">congedo parentale</a></strong>;</li><li>Possibilità per il lavoratore padre e la lavoratrice madre di <strong>beneficiare, entro i primi tre anni di vita </strong>del bambino, di particolari f<strong>orme di flessibilità di orario in entrata e in uscita </strong>fermo restando il monte orario complessivo previsto dalla contrattazione collettiva di riferimento;</li><li><strong>maggior utilizzo del<a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/12/il-contratto-di-lavoro-part-time/"> lavoro part-time</a> </strong>per il periodo corrispondente <strong>ai primi cinque anni di vita </strong>del bambino ovvero per oggettive e rilevanti esigenze di cura di genitori e/o altri familiari;</li><li>utilizzo dei permessi accantonati in flessibilità individuale o <strong>banca delle ore </strong>da attribuirsi, in via prioritaria ai lavoratori con oggettive esigenze di conciliazione;</li><li><strong>possibilità di concordare con il datore di lavoro</strong>, nel caso di documentata grave infermità del coniuge o di in parente entro il secondo grado, <strong>diverse modalità di espletamento temporaneo della attività lavorativa, anche a risultato, in alternativa all’utilizzo di giorni </strong><strong>di permesso o congedo per gravi motivi familiari;</strong></li><li>impegno, al  rientro dalla <a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/07/la-maternita-a-puntate/">maternità</a>, di <strong>assegnare la lavoratrice alle stesse mansioni ovvero a mansioni che non vanifichino la professionalità e l&#8217;esperienza acquisite dalla lavoratrice;</strong></li><li>possibilità di concedere permessi non retribuiti al dipendente in caso di malattia del figlio entro i primi otto anni di vita;</li><li>istituzione e possibilità di ricorso alla banca delle ore e, là dove possibile, di  meccanismi di banca ore specificamente dedicato ai genitori di bambini sino a 24 mesi che potrebbero avere diritto, su loro richiesta, a percepire la sola maggiorazione accantonando le ore straordinarie in un conto ore;</li><li>costituzione di asili nido aziendali/interaziendali ovvero attivazione di servizi collettivi di trasporto da e per gli asili pubblici;</li><li>possibilità di erogazione da parte del datore di lavoro ai propri dipendenti di buoni lavoro per lo svolgimento da parte di terzi di prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio per attività domestiche e di cura;</li><li>possibilità di usufruire, a fini di conciliazione, di orario di lavoro concentrato, inteso come orario continuato dei propri turni giornalieri;</li><li> istituzione di fondi bilaterali (ovvero assegnazione di nuove competenze agli enti bilaterali esistenti) per il sostegno alle politiche di conciliazione.</li></ul><p><strong>Finalmente azioni concrete e positive</strong>. Ora la risposta va alle parti sociali, con la speranza che, soprattutto le parti datoriali, non siano di ostacolo a politiche come queste che, di fatto agevolano la donna e la famiglia ma anche l’impresa!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2011/03/ministero-del-lavoro-nuovo-welfare-a-sostegno-della-donna-della-famiglia-e-delle-politiche-di-conciliazione/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Se non ora quando, 13 febbraio 2011 in ogni piazza d’Italia</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2011/02/se-non-ora-quando-13-febbraio-2011-in-ogni-piazza-ditalia/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2011/02/se-non-ora-quando-13-febbraio-2011-in-ogni-piazza-ditalia/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 Feb 2011 08:29:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[donne e lavoro]]></category> <category><![CDATA[manifestazioni]]></category> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category> <category><![CDATA[punti di vista]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[donne al lavoro]]></category> <category><![CDATA[maternità]]></category> <category><![CDATA[precariato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=5396</guid> <description><![CDATA[Tutto pronto per la grande mobilitazione del 13 febbraio &#8220;se non ora quando&#8221;, a sostegno della dignità delle donne italiane, che si terrà in tutte le piazze italiane. E&#8217; infatti giunto il momento di dire basta al continuo sfruttamento dell&#8217;immagine femminile; del vedere la donna solo come fonte di piacere o peggio, come una scatola [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: normal;">Tutto pronto per la grande mobilitazione del 13 febbraio &#8220;<a href="http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/" target="_blank">se non ora quando&#8221;</a>, a </span><strong>sostegno della dignità delle donne italiane</strong><span style="font-weight: normal;">, che si terrà in tutte le piazze italiane. E&#8217; infatti giunto il momento di </span><strong>dire basta al continuo sfruttamento dell&#8217;immagine femminile; </strong><span style="font-weight: normal;">del vedere la</span><strong> donna solo come fonte di piacere o peggio, come una scatola vuota, </strong><span style="font-weight: normal;">senza intelligenza e senza animo, da poter sfruttare e poi, più  o meno, buttare lì dove si vuole.</span></p><p>Bisogna <strong>rompere lo schema mentale</strong> annidato nell&#8217;altro sesso e, cosa ancor più grave, anche in molte donne di <strong>&#8220;mercificazione del corpo&#8221; </strong>a cui ci <strong>hanno abituato le televisioni </strong>con le varie subrettine che in continuazione mostrano i loro lati &#8220;A&#8221; e &#8220;B&#8221; e, gli indecenti e indegni costumi maschili; per dirne una su tutte, il famoso &#8220;bunga bunga&#8221;!<span id="more-5396"></span></p><p><strong>Lavoro e Diritti</strong> aderisce all&#8217;appello e alla mobilitazione  &#8221;se non ora quando&#8221; e invita tutte le amiche lettrici a farlo! Di seguito il comunicato stampa, relativo all&#8217;evento. Chi volesse firmare la petizione può seguire il<a href="http://www.petizionepubblica.it/PeticaoAssinar.aspx?pi=Mobdonne" target="_blank"> link</a></p><h4>L&#8217;appello</h4><p>In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.</p><p>Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica.</p><p>Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.</p><p>Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.</p><p>Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.</p><p>Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.</p><p>Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.</p><p>Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.</p><p>Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.</p><p><strong>L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI CITTA’ ITALIANA</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2011/02/se-non-ora-quando-13-febbraio-2011-in-ogni-piazza-ditalia/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Protocollo d&#8217;intesa sulle pari opportunità tra Ministero del lavoro e Associazione nazionale Consulenti del lavoro</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2010/06/protocollo-dintesa-sulle-pari-opportunita-tra-ministero-del-lavoro-e-associazione-nazionale-consulenti-del-lavoro/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2010/06/protocollo-dintesa-sulle-pari-opportunita-tra-ministero-del-lavoro-e-associazione-nazionale-consulenti-del-lavoro/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 Jun 2010 09:40:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category> <category><![CDATA[protocollo d'intesa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=4063</guid> <description><![CDATA[Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha siglato, in data 16 giugno 2010, un protocollo d’intesa sulle pari opportunità con la Consigliera nazionale di parità, il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro e l&#8217;Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro. L&#8217;accordo ha la finalità di promozione da parte dei consulenti del lavoro, di politiche per [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha siglato, in data 16 giugno 2010, un <strong>protocollo d’intesa sulle pari opportunità con la Consigliera nazionale di parità, il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro e l&#8217;Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro. </strong></p><p>L&#8217;accordo ha la finalità di promozione da parte dei consulenti del lavoro, di politiche per accrescere le opportunità occupazionali per giovani e lavoratrici e, promuovere l&#8217;effettiva parità tra sessi.<span id="more-4063"></span></p><p>Gli obbiettivi che si propone il protocollo d’intesa sono:</p><ul><li><strong>Aumentare gli spazi lavorativi</strong> in un contesto legislativo in evoluzione <strong>implementando l&#8217;occupazione e la ricollocazione nel mercato del lavoro, favorendo l&#8217;accesso al lavoro autonomo, alla formazione imprenditoriale e alla qualificazione professionale delle lavoratrici e dei giovani;</strong></li><li>rinforzare gli impegni assunti in ambito europeo, <strong>vigilando sulla equa distribuzione del lavoro e dei ruoli tra uomo e donna e tra lavoratore comunitario ed extracomunitario, attuando politiche del lavoro attive</strong> con particolare attenzione all&#8217;integrazione dei migranti nel mercato del lavoro, promuovendo la partecipazione delle donne alla scienza ed alla tecnologia per contribuire ad aumentare l&#8217;innovazione;</li><li>Accrescere la diffusione della cultura di genere e contrastare le forme di misconoscimento, sopraffazione e violenza di genere, con particolare attenzione alle molestie sessuali;</li><li>i Consulenti del Lavoro, si impegnano a <strong>realizzare una       iniziativa di pari opportunità su tutto il territorio nazionale, rivolta in particolar modo alle piccole e medie imprese, </strong>si impegnano <strong>altresì a promuovere presso le aziende da loro assistite parità di salario, educazione ai diritti, promozione della solidarietà generazionale, conciliazione tra vita professionale e privata</strong>;</li><li>I Consulenti del Lavoro si propongono di favorire e<strong> sviluppare progetti e azioni positive per attuare le pari opportunità nell&#8217;accesso e nello svolgimento dell&#8217;attività professionale, di valorizzare le differenze di genere, di promuovere e rafforzare la rappresentanza femminile negli organi istituzionali ed associativi.</strong></li></ul><p>Per l’attuazione di tale protocollo, sono previste le seguenti attività:</p><ul><li><strong>Organizzare seminari e convegni</strong> per fare formazione specifica a vari livelli sulle varie applicazioni di lavoro flessibile e sugli istituti sociali ad esso connessi, con specifica attenzione alla regolamentazione delle assenze giustificate;</li><li>Istituire a cura del Centro Studi A.N.C.L.S.U. e della Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, <strong>un servizio di studio e analisi sulla razionalizzazione e abbattimento del costo del lavoro,</strong> allo scopo di orientare le imprese sull’inserimento lavorativo e potenziamento della forza lavoro attraverso:<ul><li><strong>l’applicazione del contratto di lavoro più aderente</strong>, indirizzando le imprese sullo sviluppo di carriera e organizzazione del lavoro in un’ottica di modernizzazione;</li><li><strong>politiche di sostegno dirette alla domanda di lavoro femminile e di categorie svantaggiate di lavoratori</strong>, che si traducono in incentivi fiscali alle aziende;</li><li><strong>sgravi contributivi a favore di aziende che attraverso la contrattazione pongano in essere azioni positive per la flessibilità degli orari</strong> e organizzazione lavorativa al fine di conciliare tempi di cura e di lavoro (<strong>part-time reversibile, orario flessibile in entrata e uscita dal lavoro,</strong> e altro);</li><li><strong>contributi diretti alle aziende per la creazione di asili nido</strong>, volti a favorire la permanenza al lavoro e meglio conciliare i tempi di cura e di lavoro;</li></ul></li><li><strong>Creare un &#8220;work group&#8221;</strong>, attraverso la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ed il Centro Studi dell&#8217;Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro, che <strong>verifichi periodicamente il rapporto forza-lavoro/costo-azienda</strong>, la professionalità e la formazione acquisita, l’impiego di tempo e di costo per ciascun addetto nel paese Italia. Obiettivo è la ricerca di strumenti e <strong>l’individuazione di interventi volti a diminuire il costo del lavoro, generare più occupazione</strong>;</li><li><strong>promuovere il lavoro etico e sicuro e la corretta informazione dei diritti e dei doveri dei lavoratori e dei datori presso le imprese</strong> attraverso la istituzione, il coordinamento e l’attuazione di tirocini formativi e stage ad ogni livello professionale, volti a promuovere il lavoro accessorio, il telelavoro, i contratti di collaborazione coordinata e continuata, la formazione a distanza (e_learning) in maternità utilizzando i servizi della Fondazione Consulenti per il lavoro e demandando all’Associazione Nazionale dei Consulenti del Lavoro, il tutoraggio e la ricerca del sistema meritocratico per migliorare la qualità delle prestazioni dei servizi pubblici;</li><li><strong>Eliminare gli ostacoli</strong> che di fatto all&#8217;interno delle aziende impediscono il <strong>pieno sviluppo della professionalità femminile</strong>, promuovendo corsi di formazione tecnico-professionale da espletare prima del rientro in servizio a seguito del lungo periodo di astensione dal lavoro per maternità, eliminando sia i possibili effetti psicologici di riadattamento che di progressione di carriera;</li><li>Partecipare congiuntamente e pariteticamente, Consulenti del Lavoro e Parti Istituzionali, alla redazione dei regolamenti attuativi, per la indizione dei &#8220;<strong>Progetti Formativi Cofinanziati&#8221; per la realizzazione dei luoghi e delle attività inerenti i servizi sociali ed informativi del lavoro utili a/e per le famiglie</strong>, gestione degli anziani, dei bambini, dei detenuti e dei diversamente abili, per ridurre le difficoltà gestionali di conciliazione lavoro-famiglia;</li><li>Realizzare, in fase sperimentale, <strong>degli spazi opportunamente organizzati con servizi all&#8217;infanzia, dove svolgere l&#8217;attività professionale autonoma durante il periodo di maternità e congedo parentale;</strong></li><li>Progettare uno &#8220;spazio donna&#8221;, gestito dalle rappresentanze dei Consulenti del Lavoro ,in collaborazione con le parti istituzionali interessate, da inserire nel circuito dei quotidiani regionali e delle tv con approfondimenti tematici sulle questioni di maggiore interesse (dimissioni, servizi all&#8217;infanzia, conciliazione lavoro-famiglia, ecc.).</li></ul><p>Wow! questa si che è una bella notizia; un passo importante verso la risoluzione di tanti problemi legati al lavoro delle donne che, forse potranno pian piano, trovare una giusta soluzione. L’idea mi sembra più che buona; ora dalla carta deve però passare al concreto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2010/06/protocollo-dintesa-sulle-pari-opportunita-tra-ministero-del-lavoro-e-associazione-nazionale-consulenti-del-lavoro/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sui Generis, la manifestazione dedicata a donna e lavoro</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2010/05/sui-generis-la-manifestazione-dedicata-a-donna-e-lavoro/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2010/05/sui-generis-la-manifestazione-dedicata-a-donna-e-lavoro/#comments</comments> <pubDate>Fri, 07 May 2010 17:13:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Maroscia</dc:creator> <category><![CDATA[donne e lavoro]]></category> <category><![CDATA[manifestazioni]]></category> <category><![CDATA[maternità]]></category> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category> <category><![CDATA[consigliere di parità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=3586</guid> <description><![CDATA[Con un po&#8217; di ritardo (ho letto della notizia solo ora) vi segnalo questa ottima manifestazione che si stà tenendo in questi giorni a Mantova dal titolo &#8220;Sui Generis, per le pari opportunità in Economia, Politica e Famiglia.&#8221; Progetto Il lavoro è un argomento di grandissima attualità, non solo nel dibattito economico e politico ma [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Con un po&#8217; di ritardo (ho letto della notizia solo ora) vi segnalo questa ottima manifestazione che si stà tenendo in questi giorni a Mantova dal titolo <strong>&#8220;Sui Generis, per le pari opportunità in Economia, Politica e Famiglia.&#8221;<span id="more-3586"></span></strong></p><h4>Progetto</h4><p>Il lavoro è un argomento di grandissima attualità, non solo nel  dibattito economico e politico ma anche nella vita quotidiana; le donne,  più degli uomini, lo avvertono come un problema concreto.</p><p>A Sui Generis interverranno i più importanti esperti a livello  nazionale per approfondire ricerche e strategie su <strong>pari  opportunità, lavoro e famiglia, inserimento della donna nel lavoro,  discriminazione e strumenti di contrasto</strong>. Attraverso  conferenze, incontri e tavole rotonde si confronteranno giuristi,  economisti, studiosi, rappresentanti delle istituzioni e del mondo delle  aziende per riflettere su politiche di genere, stato attuale  dell&#8217;occupazione femminile in Italia e nella provincia mantovana in cui,  grazie a interventi mirati e all&#8217;impegno di aziende, enti e  associazioni di categoria, si favorisce l&#8217;occupazione della donna e la  conciliazione lavoro-famiglia in misura nettamente superiore alla media  italiana. Sarà una manifestazione propositiva che darà un contributo  sensibile all&#8217;elaborazione di strategie e strumenti finalizzati alla  progettazione di un modello di pari opportunità. Sui generis non è  rivolta solo agli addetti ai lavori ma coinvolgerà e sensibilizzerà un  pubblico allargato attraverso eventi ludici e di alleggerimento.</p><h4>Programma</h4><p><strong>06.05.2010</strong><br /> 14:30 &#8211; A. A. A. AZIENDA FAMILY FRIENDLY CERCASI &#8211; soluzioni aziendali per la conciliazione famiglia-lavoro<br /> 19:30 &#8211; APE-ANTE SUI GENERIS<br /> 20:30 &#8211; UN’ INAUGURAZIONE SUI GENERIS “DALLA STRATEGIA DI LISBONA AL PIANO ITALIA 2020”. Le autorità nazionali dialogano con le aziende mantovane che hanno favorito l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro e la conciliazione famiglia-lavoro</p><p><strong>07.05.2010<br /> </strong>09:00 &#8211; È TEMPO DI COOPERARE<br /> 14:30 &#8211; IL TEMPO DI CONCERTARE<br /> 20:00 &#8211; PAR(t)Y &amp; (Dis)PAR(t)Y -</p><p><strong>08.05.2010<br /> </strong>09:00 &#8211; A.A.A. TERRITORIO FAMILY FRIENDLY CERCASI<br /> 15:00 &#8211; L’ITALIA FATTA IN CASA CONTRO GLI ASILI NIDO &#8211; cosa desiderano le “famiglie sole” – come risponde la legge<br /> 19:00 &#8211; CHIUSURA</p><p><strong>Link:</strong> <a href="http://www.suigeneris-mantova.it/" target="_blank">www.suigeneris-mantova.it</a></p><p><strong>Vi lascio con un video di presentazione dell&#8217;iniziativa</strong><br /> <object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/COy8Wn8CBXQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/COy8Wn8CBXQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2010/05/sui-generis-la-manifestazione-dedicata-a-donna-e-lavoro/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le condizioni di povertà tra le madri in Italia</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2010/05/le-condizioni-di-poverta-tra-le-madri-in-italia/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2010/05/le-condizioni-di-poverta-tra-le-madri-in-italia/#comments</comments> <pubDate>Fri, 07 May 2010 12:46:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[numeri]]></category> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category> <category><![CDATA[varie]]></category> <category><![CDATA[povertà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=3583</guid> <description><![CDATA[Insieme alla pubblicazione dell&#8217; 11 rapporto  Annuale dell’organizzazione &#8220;Save the Children&#8221; su “lo stato delle madri nel mondo”, è stato pubblicato anche il nuovo Rapporto che Cittalia ha realizzato per Save the Children su &#8220;Le condizioni di povertà tra le madri in Italia”. Questo rapporto, documenta e descrive la povertà fra le donne che vivono [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Insieme alla pubblicazione dell&#8217; 11 rapporto  Annuale dell’organizzazione &#8220;Save the Children&#8221; su “l<a href="http://www.cittalia.com/images/file/Mothers%27_Report_2010.pdf" target="_blank">o stato delle madri nel mondo”</a>, è stato pubblicato anche il nuovo Rapporto che Cittalia ha realizzato per Save the Children su <strong><em>&#8220;<a href="http://www.cittalia.com/images/file/poverta_madri_Italia2010.pdf" target="_blank">Le condizioni di povertà tra le madri in Italia</a>”</em></strong>. Questo rapporto, documenta e descrive la povertà fra le donne che vivono nel nostro paese.</p><p>In <strong>Italia si stimano 2,737 milioni di famiglie (pari a circa 8 milioni di italiani) in condizione di povertà relativa</strong> (l’11,3% dei nuclei familiari residenti): si tratta di famiglie <strong>la cui spesa media mensile    per 2 persone è inferiore a 999,67 euro.</strong></p><p>In questo quadro già desolante di per se,<strong> le donne rappresentano oltre la metà degli individui relativamente poveri </strong>(4,2 milioni, il 52,1%). Sono per lo più di <strong>donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni</strong> (in età lavorativa), tra le quali l’incidenza della povertà è pari al 13,1%, e che si trovano a vivere una situazione di disagio economico. <span id="more-3583"></span></p><p>Complessivamente in Italia, <strong>le mamme povere con almeno un figlio minorenne sono poco più di 1 milione,</strong> pari al 59,7% delle madri povere (1,678 milioni) e all’8,73% delle mamme italiane. L’<strong>86,3% vive in coppia</strong>, il 7,5% è sola, mentre il restante 6,2% in famiglie allargate.</p><p>Tra le madri che vivono in coppia e le madri monogenitori con figli minori, l’incidenza della povertà relativa è di poco superiore al 15% (15,4% e 15,7% rispettivamente). Tale valore cresce al 22% nel caso di madri che vivono in famiglie con membri aggregati.</p><p>Nel Sud del paese, la presenza di madri povere è particolarmente accentuata, indipendentemente dal numero di figli e dalla struttura familiare. Dai dati emerge   infatti che:</p><ul><li>l’incidenza della povertà delle <strong>madri monogenitori</strong> al nord è pari al 6,3% e all’11,5% al centro, a fronte del 27,6% nel Mezzogiorno;</li><li>l’incidenza della povertà delle<strong> madri in coppia</strong> passa dal 6% al nord, al 7,5% al centro per crescere fino al 26,8% nel Mezzogiorno</li><li>l’incidenza della povertà delle <strong>madri in famiglie con membri aggregati </strong>passa dall’11,2% delle regioni settentrionali, al 14% di quelle centrali al 35,2% di quelle     meridionali.</li></ul><h4>Madri che vivono in coppia</h4><p><strong>Sono 865.000 le madri povere in coppia con almeno un figlio minorenne.</strong> L’incidenza della povertà di questa tipologia familiare è pari al 15,4% e cresce all’aumentare del numero di figli, passando dal 16,5% in presenza di 2 figli, di cui almeno uno minorenne (pari a 463.000) al 26,1% se i figli sono almeno 3, di cui almeno uno minore.</p><p>La nascita di un figlio determina importanti cambiamenti nella vita delle donne, anche da un punto di vista occupazionale: la necessità di ridurre l’orario di lavoro o addirittura di interrompere la propria attività lavorativa per dedicarsi alla cura dei figli, determina un calo delle entrate della famiglia e, in molti casi, l’impossibilità di far fronte agli impegni economici che la vita quotidiana e familiare richiedono.</p><h4>Madri sole</h4><p>Le<strong> madri sole con figli </strong>rappresentano una delle attuali principali traiettorie di impoverimento grave, che, anche a seguito dell’attuale crisi economica, è sempre più    esposta alla minaccia di povertà. Fasce sempre più ampie di popolazione precipitano sotto la soglia di povertà relativa, anche a seguito di una separazione o di un divorzio.</p><p>Tra le famiglie monogenitori (uomini e donne), l’incidenza della povertà relativa si <strong>attesta al 13,9%</strong>. Tale percentuale sale al 15,7% nel caso di madre sola con almeno un figlio minore di 18 anni, contro una media nazionale della povertà dell’11,3%. Si tratta di 75.000 unità, su un totale di 480.000 nuclei familiari composti da una madre sola con almeno un figlio minorenne.</p><h4>Madri povere in famiglie con membri aggregati</h4><p>L’incidenza della povertà tra <strong>le madri che vivono in famiglie con membri aggregati con almeno un figlio minore</strong> è pari al 22% (per un totale di 62.000 unità). Nel caso in cui sia presente una sola generazione di madri, tale percentuale sale addirittura al 24,3%. Complessivamente, le madri povere all’interno di questa tipologia familiare sono 177.000, con un’incidenza della povertà relativa pari al 18,9%.</p><p>Per quanto riguarda la <strong>dislocazione territoriale</strong>, ancora una volta osserviamo una Italia spaccata in due: l’incidenza delle madri povere nelle regioni meridionali è,    rispettivamente, di quasi 4,5 e 3,5 volte superiore a quella registrata nelle regioni settentrionali e centrali. L’incidenza al sud<strong> è particolarmente grave, </strong>pari al 27% circa se queste <strong>vivono all’interno di una coppia </strong>(e pari a 928.000 su un totale di 3,468 milioni di unità) e del 27,6% se invece sono sole (134.000 mamme su    486.000).</p><p>Sono stati misurati anche <strong>tre “indicatori di deprivazione”</strong>, ossia le difficoltà economiche che incontrano le madri nella vita quotidiana:</p><ul><li><strong>disagio economico in senso ampio</strong>: difficoltà di arrivare a fine mese, impossibilità di sostenere una spesa non programmata o un indebitamento: nel corso del 2008: poco meno di un quinto delle madri ha avuto difficoltà ad arrivare alla fine del mese con le risorse economiche di cui dispone;<br /> <strong>un terzo delle mamme</strong> (3,630 milioni), non ha potuto far fronte, con risorse proprie, ad una spesa improvvisa di 750 euro;<br /> il 2,2% delle mamme (249.000) non ha potuto far fronte con regolarità alla restituzione dei debiti contratti.</li><li><strong>sfera dell’abitazione</strong>: spesa per bollette, affitto, mutuo e riscaldamento: il 15,4% delle madri (1,742 milioni) <strong>non è stata in grado di pagare le bollette </strong>con      regolarità;<br /> il 3,4% delle madri (383.000) è stata costretta a posticipare il pagamento dell’affitto e l’1,6% (179.000) la rata del mutuo;  l’11,4% delle mamme (1.287.000) non ha potuto riscaldare adeguatamente la casa durante i mesi invernali</li><li> <strong>aspetti della vita quotidiana della madre e della famiglia</strong>: spesa per generi alimentari, spese mediche, vestiti necessari, trasporti e spese scolastiche dei figli:<br /> il 6% delle mamme (682.000) non ha avuto i soldi per acquistare generi alimentari;<br /> il 10,8% delle madri (1.223.000) non ha potuto permettersi visite mediche, per sé o per i propri figli;<br /> il 20,5% delle madri (2.318.000) non ha potuto procedere all’acquisto di vestiti necessari;<br /> l’11% circa delle mamme (1.229.000) non ha avuto, almeno in un’occasione, soldi sufficienti per pagare le spese per i trasporti.</li></ul><h4>L’offerta dei servizi: il caso degli asili nido</h4><p>La diffusione degli asili nido rappresenta una componente primaria nell’attuazione delle politiche di conciliazione casa-lavoro. Un maggior numero di asili nido (e di   servizi per l’infanzia in generale) può contribuire a favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.</p><p>Le ultime rilevazioni condotte rilevano che<strong> nel nostro paese gli asili nido ed i servizi integrativi per l’infanzia sono ancora poco diffusi </strong>e che, esiste una forte differenziazione territoriale tra le diverse regioni italiane.</p><p>Sebbene il numero dei bambini fino a 3 anni che frequentano l’asilo nido sia aumentato nel decennio 1998-2008 dal 9,6% al 15,3% del totale dei bambini di questa età,  vi è ancora una <strong>percentuale elevata di domande di iscrizione</strong> presentate che <strong>non viene accolta ed uno scarto ancora più ampio con il numero complessivo dei potenziali beneficiari.</strong></p><p>I dati degli asili nido aggiornati a dicembre 200812 mostrano come l’Italia sia ancora lontano dall’obiettivo fissato dall’Unione europea nel 2000 a Lisbona (e ribadito dal Consiglio Europeo nel 2002 a Barcellona) che prevede, entro il 2010, una copertura minima per almeno il 33% dei bambini di età inferiore ai 3 anni.</p><p>I dati monitorati relativi ai posti disponibili nella rete degli asili nido evidenziano come <strong>solo tre regioni</strong> presentino <strong>valori superiori al 20%</strong>: Umbria (25,8%), Emilia Romagna (24,8%) e Toscana (20,1%). In generale, nelle regioni del centro nord i tassi di accoglienza sono compresi tra il 14,5% del Veneto e il 18,5% delle Marche (unica eccezione è il 3,5% della Provincia Autonoma di Bolzano).</p><p>Se, tuttavia, si considerano anche i servizi integrativi per l’infanzia in generale il quadro migliora sensibilmente: infatti, sulla base di una stima contenuta nel rapporto di    monitoraggio, il dato di copertura nazionale sarebbe pari al 23%. Sulla base di tale stima molte regioni del centro nord si avvicinerebbero all’obiettivo del 33%, superandolo in alcuni casi.</p><p>Fonte: <a href="http://www.cittalia.com/" target="_blank">www.cittalia.com</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2010/05/le-condizioni-di-poverta-tra-le-madri-in-italia/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Progetti italiani per aiutare le donne e le mamme lavoratrici</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2010/05/progetti-italiani-per-aiutare-le-donne-e-le-mamme-lavoratrici/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2010/05/progetti-italiani-per-aiutare-le-donne-e-le-mamme-lavoratrici/#comments</comments> <pubDate>Thu, 06 May 2010 14:20:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Maroscia</dc:creator> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category> <category><![CDATA[varie]]></category> <category><![CDATA[consigliere di parità]]></category> <category><![CDATA[mamme]]></category> <category><![CDATA[maternità]]></category> <category><![CDATA[ministero del lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=3546</guid> <description><![CDATA[Per fortuna non tutti in Italia la pensano come il Ministro Gelmini, che il Primo Maggio ha dichiarato che &#8220;stare a casa dopo un parto è un privilegio&#8220;, dichiarazioni sulle quali ancora non si placano le polemiche, l&#8217;ultima a rispondere al Ministro neo-mamma è stata Daria Bignardi. Molte infatti sono le iniziative portate avanti da [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Per fortuna non tutti in Italia la pensano come il Ministro Gelmini</strong>, che il Primo Maggio ha dichiarato che &#8220;<a href="http://www.lavoroediritti.com/2010/05/per-la-gelmini-stare-a-casa-dopo-un-parto-e-un-privilegio-2/" target="_self">stare a casa dopo un parto è un privilegio</a>&#8220;, dichiarazioni sulle quali ancora non si placano le polemiche, l&#8217;ultima a rispondere al Ministro neo-mamma è stata <a href="http://www.polisblog.it/post/7606/maternita-daria-bignardi-risponde-a-mariastella-gelmini" target="_blank">Daria Bignardi</a>. Molte infatti sono le iniziative portate avanti da pubblico e privato proprio <strong>per favorire ed aiutare il reinserimento lavorativo delle donne e le mamme italiane</strong>.</p><p>Dopo la <strong><a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/10/arriva-la-carta-per-le-pari-opportunita-e-uguaglianza-sul-lavoro/" target="_self">carta per le pari opportunità</a></strong>, presentata lo scorso ottobre 2009 promossa da Fondazione Sodalitas, AIAF, AIDDA, Impronta Etica, UCID,   l’<strong>Ufficio Nazionale Consigliera di Parità</strong> e con l’adesione del Ministero  del Lavoro, della Salute, e delle Politiche Sociali e il Ministero per  le Pari Opportunità;  lo scorso 29 aprile è stato approvato  <strong>il <a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/12/governo-pacchetto-lavoro-femminile/" target="_self">pacchetto di misure</a> contenute nel &#8220;Piano di conciliazione&#8221;per il sostegno alle madri che lavorano e all’occupazione femminile </strong>predisposto dal Ministero delle pari opportunità.<span id="more-3546"></span></p><p>Il Piano di interventi per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro investe<strong> 40 milioni di euro del Fondo Pari Opportunità nelle baby sitter di condominio, dette tagesmutter,</strong> nell&#8217;<strong>implementazione dei servizi per la prima infanzia, nel telelavoro, nel reinserimento delle donne dopo il congedo per maternità</strong>.</p><p>La<strong> tagesmutter </strong>è una figura professionale molto diffusa nei Paesi del Centro e del Nord Europa e già utilizzata in alcune Regioni, che <strong>accudisce un massimo di cinque bambini di età compresa tra gli zero e i tre anni nel proprio domicilio</strong>.</p><p>Del Piano fanno parte anche misure per favorire il rientro in ufficio di lavoratrici che abbiano usufruito di congedo parentale tramite percorsi formativi e di aggiornamento; <strong>incentivi per il telelavoro</strong> mediante acquisto di attrezzature hardware, pacchetti software e attivazione di collegamenti ADSL; <strong>erogazione di  voucher per l’acquisto di servizi di cura offerti da strutture specializzate</strong> (nidi, centri estivi, ludoteche) o in forma di &#8220;buoni lavoro&#8221; da prestatori di servizio per le famiglie in difficoltà; <strong>diffusione di contratti a tempo parziale modellabili sulle esigenze delle famiglie;</strong> sostegno ad interventi sperimentali proposti dalle Regioni e dalle Province autonome, tra i quali gli albi comunali per babysitter e badanti.</p><p>Sempre nel sito del ministero delle pari opportunità ho trovato un chiaro esempio  di attuazione della legge (art. 70 della Finanziaria 2002) che consente l&#8217;allestimento di <a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/10/il-governo-presenta-il-progetto-per-gli-asili-nido-negli-uffici-pubblici/" target="_self">asili nei luoghi di lavoro</a>. Si chiama <strong>Qui Quo Qua,</strong> il micro-nido del Ministero per le Pari Opportunità, ed è  struttura, <strong>collocata all&#8217;interno del Dipartimento,</strong> che può ospitare fino a 15 bambini in età compresa tra i tre mesi e i tre anni ed ha uno dei suoi punti di forza nell&#8217;orario (8.00 &#8211; 20.00) perfettamente compatibile con quello dei genitori.</p><p><strong>I genitori hanno libero accesso al micro nido</strong> e, compatibilmente con i loro impegni lavorativi, possono trascorrere del tempo con i propri figli nei vari momenti della giornata (pappa, cambio, giochi, ecc) interagendo con le stesse educatrici.</p><p>Il<strong> ministero del lavoro</strong> ha dato il via lo scorso 3 maggio alla campagna di comunicazione “<a href="http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/AreaComunicazione/CampagneComunicazione/2010/20100503_Campagna_Comunicazione_SicuramenteNoi.htm" target="_blank">sicuramente noi</a>” <strong>finalizzata  ad  informare i cittadini, e in particolare le donne che lavorano</strong>, sul ruolo delle <strong>Consigliere di Parità,</strong> che in ogni Regione e Provincia svolgono azioni concrete per promuovere l’occupazione femminile e la conciliazione tra lavoro e famiglia, intervenendo direttamente a sostegno delle pari opportunità, dell’uguaglianza e della sicurezza nei luoghi di lavoro.</p><p>L&#8217;idea creativa si sviluppa a partire dalle più comuni situazioni a rischio che le donne lavoratrici si trovano a dover gestire: inserimento nel mondo del lavoro, avanzamento di carriera, stress correlato alla conciliazione lavoro-famiglia, garanzia di adeguate condizioni di sicurezza.</p><p>Un progetto molto più interessante mi sembra anche quello lanciato da <strong>Gi Group: </strong><a href="http://momsatwork.it/" target="_blank">moms@work</a>, attivo per il momento sul territorio milanese, studiato per raggiungere un duplice obiettivo: da un lato <strong>aiutare donne qualificate e motivate</strong> a rientrare – o a trovare il proprio spazio – nel mondo del lavoro e dall’altro <strong>aiutare le aziende</strong> a capire e a cogliere i vantaggi, anche economici, del lavoro flessibile.</p><ul><li>Si può <strong>proporre un orario flessibile in ingresso e in uscita dal lavoro</strong> su base giornaliera, settimanale, mensile o annuale o  <strong>richiedere un part-time</strong>,</li><li>Si può <strong>proporre la creazione in azienda di una vera e propria “banca delle ore”</strong> (istituto contrattuale inserito in vari CCNL), che consente di accantonare, su un conto individuale, un certo numero di ore prestate in eccedenza rispetto al normale orario di lavoro. Ore preziose che, entro periodo di tempo concordato, potranno essere usate per godere di riposi compensativi.</li><li>Si può <strong>richiedere il telelavoro</strong>.</li><li>Si può <strong>proporre una gestione più proattiva delle pause pranzo</strong> (solo mezz’ora, con la possibilità di uscire mezz’ora prima) ma anche <strong>chiedere permessi specifici</strong> in relazione alle esigenze famigliari dei genitori (montante permessi per colloqui scolastici, visite mediche, per esempio)</li><li>Si può<strong> contribuire ad ottimizzare i tempi proponendo di lavorare da casa</strong> per alcune ore al giorno o per alcuni periodi di tempo, pur non adottando la forma del telelavoro in toto</li></ul><p>Molto deve essere ancora fatto, ma questo probabilmente, che che ne dica la Gelmini è un buon inizio.</p><h4>Campagna di Comunicazione sulla sicurezza e  la tutela del lavoro al femminile: il ruolo attivo delle Consigliere  di Parità. “Sicuramente Noi</h4><p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-mg0TPHvMdw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/-mg0TPHvMdw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2010/05/progetti-italiani-per-aiutare-le-donne-e-le-mamme-lavoratrici/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>In Italia troppe donne senza lavoro</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2010/03/in-italia-troppe-donne-senza-lavoro/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2010/03/in-italia-troppe-donne-senza-lavoro/#comments</comments> <pubDate>Wed, 03 Mar 2010 08:45:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[inail]]></category> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category> <category><![CDATA[donne al lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=2682</guid> <description><![CDATA[Pochi giorni fa, l’Istat ha pubblicato i dati sulla disoccupazione; una delle notizie più sconcertanti è che, nel nostro paese, le donne inattive sono 9 milioni 677 mila, con un aumento congiunturale dello 0,3 per cento (+30 mila unità) e tendenziale dello 0,9 per cento (+86 mila unità). La quota delle donne inattive &#8211; spiega [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Pochi giorni fa, l’Istat ha pubblicato i dati sulla <a href="http://www.lavoroediritti.com/2010/03/istat-disoccupazione-ancora-in-crescita/" target="_self">disoccupazione</a>; una delle notizie più sconcertanti è che, nel nostro paese, <strong>le donne inattive sono 9 milioni 677 mila</strong>, con <strong>un aumento congiunturale dello 0,3 per cento</strong> (+30 mila unità) e tendenziale dello 0,9 per cento (+86 mila unità). La quota delle donne inattive &#8211; spiega l’Istat &#8211; è <strong>sempre superiore a quella degli uomini: sono circa cinque ogni dieci quelle inattive</strong>.</p><p>Ma perchè tante donne fanno questa scelta?  O meglio è questione di libera scelta o di scelta obbligata? A far luce su questo fenomeno in costante crescita sul territorio nazionale la ricerca, in fase di pubblicazione, &#8220;L&#8217;inattività femminile in Italia: analisi dei fattori determinanti&#8221;, promossa dall&#8217;Isfol e realizzata attraverso la somministrazione di un questionario con tecnica Cati a un campione di 6.000 donne nella fascia d&#8217;età 25-45 anni.<span id="more-2682"></span></p><p>“L’indagine, oltre a fotografare il crescente immobilismo lavorativo delle donne, vuole anche trovare possibili soluzioni a un aspetto del mercato del lavoro che pone l&#8217;Italia in una posizione arretrata rispetto agli altri paesi dell&#8217;Unione europea. Nonostante la Strategia di Lisbona, infatti, imponga ai paesi membri di elevare il tasso di occupazione delle 15-64enni al 60% entro il 2010, <strong>l&#8221;Italia, con un tasso del 46,6% è al di sotto della media europea (pari al 58,3%) e ben lontana da questo obiettivo”.</strong></p><p>“Il primo elemento significativo che emerge dai dati della ricerca realizzata dall&#8217;Isfol è l&#8217;elevata variabilità dell&#8217;inattività femminile sul territorio<strong>, caratterizzata dal doppio binomio Nord-lavoro/Sud-inattività</strong>. Mentre le regioni del Nord presentano, infatti, livelli di occupazione prossimi a quelli comunitari, le aree del Mezzogiorno mostrano in merito una stagnazione quasi di natura strutturale.</p><p>A incidere sulla situazione non solo fattori di natura economica,<strong> ma anche le condizioni legate al tessuto sociale e al modello culturale di riferimento. Al Sud, </strong>inoltre<strong>, la maggior parte delle donne sono inattive non per loro scelta”.</strong></p><p>“Lo studio mette in evidenza inoltre che la maggior parte delle donne, sia lavoratrici, sia inattive vive in una condizione di dissonanza, affermando di lavorare o di non lavorare per scelta quando non è vero. A dire di aver scelto sono la quasi totalità delle occupate (circa il 98%) e circa il 65% delle inattive. A un riscontro più attento sulla base di indicatori meno diretti, queste quote scendono di oltre 40 punti percentuali: <strong>le occupate davvero convinte sono circa il 56% e le inattive convinte nemmeno il 23%”.</strong></p><p>Il 2 marzo scorso, il ministro delle Pari opportunita, Carfagna, intervenuta alla 54esima Sessione della Commissione sullo Status della Donna all&#8217;Onu ha detto che bisogna:&#8221;<strong>valorizzare il ruolo che le donne svolgono in ogni Paese per uno sviluppo sostenibile</strong>; l&#8217;evidenza è chiara: è semplicemente cattiva economia se non tutte le risorse umane &#8211; uomini e donne &#8211; sono in grado di partecipare all&#8217;attività economica e al sistema-Paese di ogni Nazione&#8221;.</p><p>Ecco perché è necessario favorire l&#8217;accesso delle donne nel mondo del lavoro e la loro partecipazione attiva nei processi decisionali, proseguendo nel percorso intrapreso 15 anni fa con l&#8217;adozione della Dichiarazione di Pechino, &#8220;includendo le donne nei processi formativi, valorizzando le loro competenze e promuovendo le eccellenze&#8221;.</p><p>&#8220;Il 60% delle persone povere nel mondo sono donne &#8211; ha spiegato Carfagna &#8211; e una delle principali cause della povertà femminile nel mondo è la disoccupazione. L&#8217;accrescimento dei poteri e dell&#8217;autonomia delle donne e il miglioramento delle loro condizioni sociali, economiche e politiche sono essenziali per l&#8217;esistenza di Governi e di Amministrazioni trasparenti e responsabili&#8221;.</p><p>In questo contesto &#8211; ha detto il Ministro- il Governo Italiano ha elaborato lo scorso dicembre un <a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/12/governo-pacchetto-lavoro-femminile/" target="_self">Piano per l&#8217;inclusione lavorativa delle donne</a>, promosso in collaborazione tra il Ministero per le Pari Opportunità e il Ministero del Lavoro, contenente misure per incrementare l&#8217;impiego femminile&#8221;.</p><p>Beh, vista la situazione, forse tutto questo non può dirsi sufficiente; ci sarebbe bisogno di qualcosa in più, per far si che le donne in Italia, possano effettivamente scegliere se lavorare o meno e, non viceversa, dire di aver scelto l’inattività perchè, di fatto,  non riesce a trovare un lavoro, sentendosi così solo mortificata.</p><p>Fonte: <a href="http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop" target="_blank">www.inail.it</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2010/03/in-italia-troppe-donne-senza-lavoro/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rapporto Social Watch: parità uomo donna, l&#8217;Italia al 72° posto</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2010/02/rapporto-social-watch-parit-uomo-donna-litalia/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2010/02/rapporto-social-watch-parit-uomo-donna-litalia/#comments</comments> <pubDate>Wed, 10 Feb 2010 08:34:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[comunicati]]></category> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=2245</guid> <description><![CDATA[Ieri, martedi 9 febbraio è stato presentato il rapporto “People First” del Social Watch, una rete creata nel 1995 e che oggi conta membri in più di 60 Paesi in tutto il mondo, come «luogo di incontro per organizzazioni non governative operanti nel campo dello sviluppo sociale e della lotta alla discriminazione di genere, rispondendo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, martedi 9 febbraio è stato <strong>presentato il rapporto “People First” del Social Watch</strong>, una rete creata nel 1995 e che oggi conta membri in più di 60 Paesi in tutto il mondo, come «<strong>luogo di incontro per organizzazioni non governative operanti nel campo dello sviluppo sociale e della lotta alla discriminazione di genere, </strong> rispondendo alla necessità di promuovere la volontà politica di trasformare in realtà le promesse delle Nazioni Unite.</p><p>Il Social Watch ha messo a punto “<strong>L&#8217;indice sulla Parità di genere</strong> (GEI nell‘acronimo inglese)”, che consente di classificare e assegnare un posto<strong> ai Paesi in base a una serie di indicatori di disparità di genere che copre tre dimensioni: l’istruzione, la partecipazione all’attività economica e l’empowerment </strong>(concessione di pieni poteri alle donne).<span id="more-2245"></span></p><p>Tale indice, p<strong>er il 2009 dimostra che, nella maggior parte dei Paesi, il divario tra i generi non si stia riducendo</strong>, anzi gran parte di quelli dove c’è stato un progresso coincide con quelli che già si trovavano in una situazione migliore rispetto agli altri. La distanza tra Paesi nella migliore e peggiore situazione relativa si è ingrandita.</p><p>Nel campo dell’istruzione e dell’attività economica la situazione delle donne è migliorata, mentre in quello dell’empowerment nell’ultimo anno circa il 15% dei Paesi ha fatto dei passi indietro, e la regressione è stata così dura che il valore medio globale di questo indicatore è sceso dal 35% del 2008 al 34,5% del 2009.</p><p>Dallo studio è emerso che, per quanto<strong> riguarda la <a href="http://www.lavoroediritti.com/2010/02/parita-tra-uomo-e-donna-in-materia-di-occupazione-cambia-il-codice-delle-pari-opportunita/" target="_self">parità tra uomo e donna</a>, l’Italia non brilla come esempio</strong>, anzi: <strong>il nostro paese,</strong> da questo punto di vista non solo non ha fatto progressi, ma <strong>è retrocesso. </strong>In una classifica di 172 paesi, <strong>l’Italia è al 72° posto (rispetto al precedente 70°)</strong>, con un GEI di 64,5, b<strong>en al di sotto della media europea, pari a 72.</strong></p><p>Così il nostro bel paese <strong>si trova dietro a paesi quali la Thailandia, l’Uganda o il Rwuanda</strong> che, per anni ha figurato tra i Paesi ove vige una maggiore parità tra i generi e, ha raggiunto il terzo posto, superando Germania e Norvegia. Neanche a dirlo, <strong>svettano in questa classifica la Svezia e la Finlandia. </strong></p><p>Le cose non vanno meglio neanche <strong>in altri settori;</strong> il rapporto nazionale sull’Italia  (elaborato dalla coalizione italiana Social Watch) afferma chiaramente che <strong>“L’Italia si sta rapidamente impoverendo</strong>&#8220;.</p><p>&#8220;La situazione del Paese <strong>è andata peggiorando sotto molti aspetti che riguardano i diritti fondamentali e quelli sociali economici e culturali,</strong> stando ai rilievi e alle analisi fatte dai principali centri di ricerca e statistica e dalle organizzazioni della società civile.</p><p>Non è solo la conseguenza della crisi finanziaria globale (i cui effetti reali si cominciano a registrare soltanto un anno dopo, mentre gran parte delle rilevazioni sono antecedenti), ma di<strong> politiche miopi, deboli e in molti casi discriminatorie”.</strong></p><p>“Del disimpegno dello Stato nella protezione sociale ne fanno le spese lavoratori e pensionati, precari e disoccupati, giovani e anziani.</p><p><strong>La lotta alla povertà in Italia</strong> <strong>passa per misure assistenziali molto parziali e di dubbia efficacia, come la Social Card o fondi    promessi</strong> sulla base di un presunto ritorno dallo “scudo fiscale” p<strong>er ammortizzatori sociali come cassa integrazione e strumenti da definire per i giovani precari e over-50 che si trovano improvvisamente senza lavoro</strong>”.</p><p>“A questo si aggiunge il fatto che <strong>l’Italia sta disattendendo gli impegni presi in sede ONU</strong>, a partire dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, e in vertici  come il G8. Con la scusa della crisi finanziaria, l<strong>’Aiuto Pubblico allo Sviluppo ha raggiunto il minimo storico, ponendo l’Italia agli ultimi posti tra i Paesi industrializzati</strong>”</p><h4>Lavoro</h4><p>“Secondo l’Istat, <strong>il tasso di occupazione </strong>(un tasso già inferiore di quasi 7 punti percentuali alla media UE e ancora lontano dagli obiettivi di Lisbona) si è <strong>ridotto del 2,1% 1 nel 2008 e di un ulteriore 1,3% 2 nel 2009.</strong> Il tasso di disoccupazione è tornato sopra al 7% dopo un lungo periodo di diminuzione, assestandosi al 7,1% alla fine del 2008 (contro il 6,4% dello stesso periodo dello scorso anno) e al 7,4% al secondo trimestre del 2009. Una situazione in costante peggioramento.</p><p>Tra gennaio e febbraio 2009, 370.561 lavoratori hanno perso il posto di lavoro, presentando all’Inps la domanda di indennità di disoccupazione. Si tratta di 116.983 lavoratori in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, pari ad un aumento del 46,13%.</p><p>Le prospettive più fosche tracciate<strong> dal centro studi della CGIL, l’Ires</strong>, hanno stimato <strong>per la fine del 2009 un tasso di disoccupazione al 9%, relativo a oltre 2,2 milioni di senza lavoro che dovrebbe arrivare fino al 10,1% nel 2010”</strong></p><p>Infine, si legge nel rapporto che <strong>“mentre altri Paesi investono in media oltre il 3% del loro PIL</strong> per fronteggiare la crisi 7 e rilanciare l’economia,<strong> l’Italia ha destinato non più dello 0,8% </strong>del PIL e <strong>tutte le altre (poche) risorse destinate sono in realtà spostamenti di partite di bilancio.</strong></p><p>“Le scelte del governo,<strong> invece di puntare</strong> ad una forte<strong> iniezione di risorse pubbliche per rilanciare la domanda interna e difendere i posti di lavoro</strong>, mirando   ad innovare il nostro modello di sviluppo<strong> investendo nella <a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/11/la-green-economy-e-il-green-job/" target="_self">green economy</a>, nella ricerca e nella formazione, in un piano di piccole opere pubbliche</strong> di cui questo Paese ha bisogno, <strong>ha attuato una politica restrittiva, di piccoli interventi senza impatto complessivo</strong> e senza mettere in campo delle forme di protezione sociale adeguate alla portata della crisi”.</p><p>Credo che questo rapporto si commenti da solo e che, null’altro possa aggiungere. Di seguito il link per chi volesse approfondire l’argomento dove è anche possibile scaricare l’intero rapporto “People First”.</p><p>Fonte:<a href="http://www.socialwatch.it/" target="_blank"> www.socialwatch.it</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2010/02/rapporto-social-watch-parit-uomo-donna-litalia/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Parità tra uomo e donna in materia di occupazione: cambia il codice delle pari opportunità</title><link>http://www.lavoroediritti.com/2010/02/parita-tra-uomo-e-donna-in-materia-di-occupazione-cambia-il-codice-delle-pari-opportunita/</link> <comments>http://www.lavoroediritti.com/2010/02/parita-tra-uomo-e-donna-in-materia-di-occupazione-cambia-il-codice-delle-pari-opportunita/#comments</comments> <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 09:10:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Massima Di Paolo</dc:creator> <category><![CDATA[pari opportunità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.lavoroediritti.com/?p=2203</guid> <description><![CDATA[Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 2010 il Decreto Legislativo 25 gennaio 2010, n. 5, di attuazione della direttiva 2006/54/CE, relativo al principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego; tale decreto va a modificare il [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 2010 il<a href="http://www.dplmodena.it/leggi/DLvo%205-2010.pdf" target="_blank"> D<strong>ecreto Legislativo 25 gennaio 2010, n. 5</strong>, </a>di attuazione della direttiva 2006/54/CE, relativo al <strong>principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego;</strong> tale decreto va a modificare il D.lgs. 198/06, meglio conosciuto come Codice delle pari opportunità. La norma entrerà in vigore il 20 febbraio 2010.</p><p><strong>Il nuovo testo rafforza il principio della  parità di trattamento e di opportunità fra donne e uomini</strong> che, deve essere assicurata in tutti i campi, compresi quelli dell&#8217;occupazione, del lavoro e della retribuzione; <strong>prevede inoltre sanzioni più severe in caso di violazione ti tali principi</strong>. <span id="more-2203"></span></p><p>Il nuovo art 1 del codice delle pari opportunità (sostituito dal D.lgs. 5/2010) dispone che:</p><blockquote><p>Le disposizioni del presente decreto hanno ad oggetto le misure volte ad eliminare ogni discriminazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza o come scopo di compromettere o di impedire il riconoscimento, il godimento o l&#8217;esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo.<br /> La parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini deve essere assicurata in tutti i campi, compresi quelli dell&#8217;occupazione, del lavoro e della retribuzione.</p></blockquote><h4>Comitato per l’attuazione dei principi di parità</h4><p><strong>Modifiche </strong>sono state apportate anche in relazione al <strong>numero dei componenti degli organismi di parità </strong>o meglio,del “Comitato nazionale per l&#8217;attuazione dei principi di parità di trattamento ed uguaglianza di opportunità tra lavoratori e lavoratrici. <strong>Passa da cinque a sei</strong>, sia il numero dei <strong>componenti designati dalle confederazioni sindacali dei lavoratori </strong>comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, sia dei <strong>componenti designati dalle confederazioni sindacali dei datori di lavoro</strong> dei diversi settori economici, comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.</p><h4>Compiti del comitato</h4><p>In merito ai compiti del Comitato per l’attuazione delle pari opportunità, all’art 10 sono stati aggiunti alcuni punti quali:</p><ul><li><strong>l’elaborare iniziative per favorire il dialogo tra le parti sociali, al fine di promuovere la parità di trattament</strong>o;</li><li>iniziative per favorire il <strong>dialogo con “le organizzazioni non governative che hanno un legittimo</strong> interesse a contribuire alla lotta contro le discriminazioni fra donne e uomini nell&#8217;occupazione e nell&#8217;impiego;</li><li> anche provvede, anch<strong>e attraverso la promozione di azioni positive, alla rimozione degli ostacoli che limitino l&#8217;uguaglianza tra uomo e donna</strong> nella progressione professionale e di carriera;</li><li>sviluppo di misure per il<strong> reinserimento della donna lavoratrice dopo la maternità</strong>, alla più ampia <strong>diffusione del part-time</strong> e degli altri strumenti di flessibilità a livello aziendale che consentano una migliore conciliazione tra vita lavorativa e impegni familiari.&#8221;.</li></ul><h4>Pari opportunità nel lavoro</h4><p>Modificato anche l’art 25 del Codice delle pari opportunità che detta i concetti di discriminazione diretta e indiretta; con l’aggiunta del comma 2-bis, è considerata discriminazione anche:</p><blockquote><p>ogni trattamento meno favorevole in ragione dello stato di gravidanza, nonchè di<a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/07/il-congedo-di-maternita-paternita/" target="_self"> maternità o paternità</a>, anche adottive, ovvero in ragione della titolarità e dell&#8217;esercizio dei relativi diritti.</p></blockquote><h4>Divieto di discriminazione retributiva</h4><p>Il nuovo comma 1 dell’art 28, vieta qualsiasi discriminazione, diretta e indiretta, concernente un qualunque aspetto o condizione delle retribuzioni, per quanto riguarda uno stesso lavoro o un lavoro al quale è attribuito pari valore.</p><h4>Divieto di discriminazione nell’accesso alle prestazioni previdenziali</h4><p>Modificato il comma 1 dell’art. 30 del Dlgs 198/06 che quindi,<strong> elimina l’obbligo per le lavoratrici</strong> in possesso dei requisiti per il diritto alla pensione di vecchiaia e che vogliano proseguire il rapporto <strong>della<a href="http://www.lavoroediritti.com/2009/11/corte-costituzionaleillegittimo-lobbligo-per-le-donne-di-comunicazione-al-datore-di-lavoro-della-volotnta-di-prosecuzione-del-lavoro/" target="_self"> comunicazione preventiva</a> al datore di lavoro di tale volontà almeno tre mesi prima della maturazione del diritto.</strong> Le donne possono proseguire il rapporto di lavoro fino agli stessi limiti di età previsti per gli uomini (65 anni).</p><h4>Tutela giudiziaria</h4><p>Con la modifica dell’art 37 del codice è punito ogni genere di discriminazione compreso l&#8217;accesso al lavoro, la promozione e nella formazione professionale, nelle condizioni compresa la retribuzione, nella progressione di carriera, nonchè in relazione alle forme pensionistiche complementari collettive.</p><p>In caso di condanna per comportamenti discriminatori, l&#8217;inottemperanza al decreto del giudice del lavoro non è più punita,  in base all&#8217;articolo 650 del Codice penale, per «inosservanza del provvedimento dell&#8217;autorità», bensì con <strong>l&#8217;ammenda fino a 50mila euro o con l&#8217;arresto fino a sei mesi.</strong></p><p>E’ stato aggiunto l’art 41-bis dal titolo molto eloquente “<strong>Vittimizzazione”;</strong> in pratica è assicurata la tutela giurisdizionale anche contro “<strong>ogni comportamento pregiudizievole posto in essere, nei confronti della persona lesa da una discriminazione o di qualunque altra persona,</strong> quale reazione ad una qualsiasi attività diretta ad ottenere il rispetto del principio di parità di trattamento tra uomini e donne.&#8221;</p><h4>Prevenzione delle discriminazioni</h4><p>Infine, è stato aggiunto l’art 50 bis che dispone che già in fase di contrattazione collettiva si possano “prevedere misure specifiche, ivi compresi codici di condotta, linee guida e buone prassi, per prevenire tutte le forme di discriminazione sessuale e, in particolare, le molestie e le molestie sessuali nel luogo del lavoro, nelle condizioni di lavoro, nonchè nella formazione e crescita professionale&#8221;.</p><p>Fonte: <a href="http://http://www.dplmodena.it/" target="_blank">www.dplmodena.it</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.lavoroediritti.com/2010/02/parita-tra-uomo-e-donna-in-materia-di-occupazione-cambia-il-codice-delle-pari-opportunita/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
