Cinema e Lavoro: Clerks – Commessi

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Per la rubrica Cinema e Lavoro Francesca Serrao ci propone Clerks – Commessi, un film di Kevin Smith del 1994

Clerks – Commessi è un film di Kevin Smith del 1994 con Brian O’Halloran, Jeff Anderson, Marilyn Ghigliotti, Lisa Spoonauer, Kevin Smith. Commedia, durata 90′ min. – USA 1994.

L’esordiente Kevin Smith sceglie di girare “Clerks” con un simbolico bianco e nero. Si può sostenere che il vero protagonista della sua opera prima sia la musica, un’alternanza di canzoni che come “Can’t even tell” di Soul Asylum, che connotano temporalmente la storia, mentre la scelta cromatica trasmette un senso di universalità.

I clerks sono la cosiddetta “ordinary people” che nella cinematografia americana suscita un discreto interesse. Il regista ne rappresenta il piccolo mondo lavorativo attorno al quale si sviluppa la storia linearmente suddivisa in capitoli narrativi dei protagonisti.

Seppur nelle loro peculiarità caratteriali il comune denominatore che lega la loro quotidianità è la mancata identificazione con il posto di lavoro, i cui valori non si condividono (Perché vendere sigarette?), accompagnata dalla imprescindibile consapevolezza della necessità di uno stipendio. Essere commessi significa questo: lavorare per vivere.

Clerks Commessi locandina

Clerks Commessi locandina

Questa sintesi interpretativa è il frutto di una serie di considerazione che il regista mette in bocca ai personaggi nello scorrere della loro giornata. “Questa è la vita, una serie di finali duri uno appeso all’altro” è un esempio. Si può essere determinanti nella propria esistenza?

Tra le righe delle dinamiche relazionali da telefilm americano, ciò che eleva “Clerks” allo status di film è proprio la riflessione su quanto si è padroni del proprio comportamento e soprattutto quanto sia determinato dal ruolo sociale. L’identità con la società è il vero focus della pellicola dal taglio corale, in cui nessun personaggio acquisisce un ruolo predominante.

“Clerks” riesce a raccontare la vita adulta di una classe sociale mettendola a fuoco a 360 gradi, rappresentandone gioie e dolori, ambizioni e rassegnazioni.

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