Cinema e Lavoro: "E' stato il figlio" di Daniele Ciprì

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Consueto appuntamento con la rubrica dedicata al Cinema che incontra il mondo del lavoro a cura della dott.ssa Francesca Serrao

“È stato il figlio” di Daniele Ciprì con: Toni Servillo – Giselda Volodi – Fabrizio Falco – Aurora Quattrocchi – Benedetto Raneli – Piero Misuraca – Alfredo Castro – Alessia Zammitti – Anno: 2012

Sembra che al cinema italiano stia attualmente a cuore il tema dello status sociale dei lavoratori e cittadini di oggi. Così come “Gli equilibristi” e “Reality”, anche l’ultima fatica di Daniele Ciprì “È stato il figlio” ricalca il mito del progresso, coniugandola in versione siciliana.

Grottesco e teatrale, come del resto tutti i personaggi, Toni Servillo incarna la voce del popolo che lavora e “tiene famiglia”. Mediante una rocambolesca sceneggiatura, il regista mette in mano al protagonista annoiato e stanco di “faticare” una somma di un certo rispetto, per via di un risarcimento per aver perso la figlia, uccisa dalla mafia.

La famiglia Ciraudo si ritrova, così, sul tavolo di casa un altorilievo di banconote da investire. Il dibattito che si anima attorno a quel gruzzolo è una scena che rappresenta sommamente la scala dei valori di una parte della nostra società. Dopo aver scartato l’acquisto della casa, perché troppo esosa, di un forno per la moglie perché non reputato necessario ed il loculo proposto dai nonni che pianificano il loro passaggio all’al di là, esplode l’idea di una Mercedes Classe A.

Ecco il gruzzolo trasformarsi materialmente nel sogno massimo del mito del progresso secondo la famiglia Ciraudo. La macchina viene acquistata e guidata ancora coi sedili incellofanati per non rovinarla. Viene benedetta dal parroco del Paese e diventa il fiore all’occhiello della famiglia.

Il finale ad effetto affonda ancor più il coltello nella patologia di una società che fino a quel momento mantiene una sua parvenza di dignità.

Tratto dal libro omonimo di Alajmo, “ È stato il figlio” si inquadra meglio come sceneggiato teatrale che non come rappresentazione cinematografica. La resa scenografica della società rimane, infatti, ai margini, mentre i riflettori sono tutti puntati sulle performance degli attori, tra cui spiccano quelle del mattatore Toni Servillo e di Fabrizio Falco, miglior attore esordiente al Festival di Venezia.

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