Cinema e Lavoro: Gli Equilibristi, di Ivano De Matteo

Gli Equilibristi di Ivano De Matteo con Valerio Mastandrea, Barbora Bobulova, Maurizio Casagrande, Rolando Ravello, Rosabel Laurenti Sellers, Grazia Schiavo

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“Gli equilibristi” di Ivano De Matteo

Con: Valerio Mastandrea- Barbora Bobulova – Maurizio Casagrande- Rolando Ravello – Rosabel Laurenti Sellers- Grazia Schiavo Anno: 2012

Al giorno d’oggi cosa significa il termine povertà?

Credo che essere poveri sia un concetto che non esiste in sé e per sé. Durante la guerra voleva dire non avere da mangiare ed i beni primari, del resto c’era poco altro da desiderare. Ancora non esistevano la pubblicità e le grandi multinazionali. Col boom economico degli anni ’60 la povertà è diventata non avere la macchina o la televisione o magari una seconda casa.

Cosa significa essere poveri oggi ce lo spiega Ivano De Matteo, che definisce questa categoria con il fantasioso termine di “equilibristi”. Oggi la povertà è, infatti, il risultato della schiavitù dai bisogni indotti, la cui proliferazione non ha fine, nonostante lo spread e la disoccupazione. Nel baratro tra pubblicità e realtà, tra felicità materialistica e uno stipendio di 1200 euro al mese, incontriamo Giulio. Il film inizia con una scena in cui parla in cucina con la moglie delle spese da affrontare: già tante, finchè la coppia scoppia. Con essa esplode anche l’equilibrio mentale e sociale del protagonista, che si sente di aver doppiamente fallito: per aver tradito la moglie ed aver generato questa catastrofe familiare e per aver perso il suo status di marito, padre di famiglia e soprattutto di riferimento economico. La crisi generata dal dover frazionare ulteriormente lo stipendio lo conduce lentamente ad un blocco esistenziale .

Il film di Ivano de Matteo è un quadro ampio sulla società di oggi, dove ci sono i figli, la famiglia, i colleghi, le liti e gli svaghi, che ruotano attorno a Giulio. Con una verosimiglianza paurosa il regista restringe sempre più il campo d’azione zoomando sul protagonista, fino ad abrogare ogni comma divenuto insensato del suo sistema di vita. In questo estremo vortice di semplificazione sparisce lentamente il lavoro, spariscono i figli, sparisce la sua identità sociale, sparisce il suo ruolo di padre, sparisce la voglia di vivere dal suo sguardo.

Il volto di Mastandrea si fa sempre più scavato, la barba incolta e la voce impastata. Giulio si costruisce un’altra identità: non può permettersi un monolocale e nemmeno una pensione da 20 euro al mese, perciò finisce col dormire in macchina, divenendo spettatore di risse tra malviventi. Non vuole più vedere i suoi figli. Nega il rapporto col loro e nega sé stesso davanti a loro, perché costretti ad andare a lavorare per permettersi il cellulare nuovo o perché non può accontentarli incondizionatamente quando li porta alle giostre. Nega il Natale, lo passa coi barboni alla mensa dei poveri. Si aliena dal mondo.

Crudele ritratto delle conseguenze mentali che una crisi coniugale e conseguentemente economica di status sociale possono generare in un uomo apparentemente equilibrato e maturo, “Gli equilibristi” scardina le sicurezze della società moderna, persino le poche che ormai ci sono rimaste.

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