Nuova rubrica Cinema e Lavoro: L'industriale

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L’industriale del titolo è una delle tante figure professionali nell’occhio del ciclone della crisi così come nell’occhio dell’ultima Manovra Monti

“L’industriale” (2011)

Di Giuliano Montaldo con Pierfrancesco Favino e Carolina Crescentini

L’industriale del titolo è una delle tante figure professionali nell’occhio del ciclone della crisi così come nell’occhio dell’ultima Manovra Monti nella sezione inerente gli interventi a favore delle Piccole e medie Imprese. Riusciranno gli sgravi fiscali a chi assume nuovi dipendenti a lenire l’angoscia che pervade molti piccoli imprenditori di oggi di cui L’industriale si fa emblema? Questa è una delle prime scommesse dell’anno 2012.

Pierfrancesco Favino rappresenta l’industriale medio dell’Italia di oggi, una di quelle figure dalla doppia identità. Da un lato è invidiato dai dipendenti anche solo per la sua posizione nell’organigramma, dall’altro è lui ad avere l’onore e soprattutto l’onere di reggere in mano il timone di questa enorme barca a vela che è l’azienda e di dover comunicare ai suoi dipendenti qualsiasi genere di notizia, sobbarcandosi le conseguenze delle reazioni in termini emotivi e di sensi di colpa.

Il film di Giuliano Montaldo, già regista di film noti quali “Il demone di San Pietroburgo” e “Un eroe borghese”, riesce a mettere a fuoco l’angoscia esistenziale che vivono molti industriali ina questo momento che il nostro Paese sta attraversando, concentrandosi sulla figura di Nicola (Pierfrancesco Favino). Se il Governo Monti cerca di dare speranza proprio a questa categoria, non agli Agnelli o ai Barilla della situazione, ma a tutti quei piccoli uomini in giacca e cravatta che trascorrono le giornate a vedere montare e smontare speranze a ritmo di spread, in questo film l’obiettivo del regista sembra piuttosto catartico.

Tutto il peggio che possa succedere all’Industriale Pierfrancesco Favino si concentra nei 94 minuti di pellicola: rivolte da parte dei dipendenti, tradimenti lavorativi e coniugali. Il regista mette alla prova lo spettatore facendogli lentamente assaporare il peggio che possa succedere quando la ruota non gira.

L’industriale del film è Pierfrancesco Favino: un vero mattatore nel quadro del cinema italiano attuale, anche se dispiace vederlo sempre incastrato nello stesso ruolo di uomo infelice, sfortunato e cornificato. In questo caso la sua recitazione domina la trama, ma al contempo non è l’unico elemento trainante.

Il regista Giuliano Montaldo mette assieme una storia dal ritmo serrato, a cavallo tra la cronaca introspettiva ed il thriller, in cui l’analisi psicologica dell’industriale del titolo è veramente eccellente. Ogni particolare è definito in maniera accurata ed il color seppia della pellicola che accompagna l’intera storia conferisce un tocco di classe e forse ha anche un ruolo rassicurante perché getta immediatamente la brutalità della trama in una dimensione passata e perciò consolatoria.

Carolina Crescentini si incastra perfettamente in tutto ciò come l’ultimo pezzo rimasto di un puzzle. Le sue occhiaie perenni conferiscono un senso di sofferenza al suo volto per il resto così etereo e celestiale.

Con questa recensione, su Lavoro e Diritti, inizia la collaborazione con la dott.ssa Francesca Serrao, Psicologa del Lavoro e appassionata di cinema, che ha pensato bene di coniugare le sue esperienze per creare questa nuova rubrica dal titolo Cinema e Lavoro.  “Il cinema come filtro molto realistico di quello che accade nel mondo del lavoro oggi (oltre che ovviamente di tutto il resto)”

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  • carla binci

    interssante recensione del film; viene davvero voglia di vedere qualcosa di vicino alla ns vita

    • Francesca Serrao

      In realtà è già da qualche anno che il cinema italiano e non sforna pellicole molto incentrate sul tema del lavoro…sarà una nuova forma di neorealismo?

  • Marco Verrocchi

    ho visto il film dopo aver letto la tua recensione.
    Sei riuscita a cogliere le sfumature giuste e anch'io ho avuto le stesse impressioni.
    Ottimo lavoro!

  • Anna Leporati

    Non ho visto il film, ma questa recensione mi ha incuriosito e stimolato a vederlo.
    Trovo, inoltre, che trattare il tema del lavoro, così drammaticamente attuale, attraverso una rubrica che evidenzia il punto di vista cinematografico sull'argomento, offra un'occasione di spunto e riflessione più ampia ed arricchente.

    • Francesca Serrao

      Bè tante volte più che a riflettere il cinema aiuta a liberarsi catarticamente di un pensiero. C'è chi va al cinema per sognare, ma c'è anche chi va al cinema per non sognare, per vedere la stessa realtà che vede tutti i giorni, che però filtrata dal grande schermo risulta comunque sempre meno minacciosa e angosciante.

  • Jack La Motta

    Ho letto la recensione dopo aver visto il film, molto bella

  • non ho ancora visto questo film, ennesima prova d'attore dell'ormai onnipresente Favino, ma dopo aver letto questa recensione (ottimo inizio per una serie di contributi all'insegna della "cinefilia") credo proprio che lo farò! E' vero che i personaggi nel cinema italiano si adagiano sempre più spesso nel ruolo dell'"infelice", ma non è forse questo uno specchio della nostra società?

    • Francesca Serrao

      L'infelicità dici? Personalmente voglio essere ottimista e dire che nella nostra società accanto ad una schiera di tanti "Favino", o di personaggi ritagliati su questo mood che più che infelice è squallido, c'è tanta gente che anche se ha il mutuo da pagare, anche se nevica e Passera dice che il gas sta finendo, si sveglia con la luce negli occhi.
      Ad ogni modo credo che il successo del personaggio "infelice" sia proprio legato al bisogno di rappresentare lo squallore di tanti piccoli gesti, di tanti pensieri nascosti che nella vita quotidiana fanno parte del bicchiere mezzo vuoto…ma non del bicchiere. Grazie mille per l'interessante riflessione, spero continuerai a seguire questa rubrica.

  • Ivan Gaetani

    Non sono riuscito a vedere il film, ma la recensione mi incuriosisce molto.

  • Complimenti ottima recensione. Purtroppo non ho visto il film, ma sono incuriosita. La lettura del film che emerge da questa recensione è particolare non che come lei stessa scrive attualissima per di più omaggia i piccoli imprenditori. Spero di vederlo presto e discuterne con l'abile dott.ssa Serrao.

    • Francesca Serrao

      Bè…lascerei il Lei da parte 😉 comunque grazie del contributo!

  • Vincenzo Peltrone

    Il tema dei conflitti interiori nella personalità di imprenditori, industriali e datori di lavoro in generale è molto attuale. Spesso si presenta un vero e proprio trade off tra quella che è la dimensione "sociale-umana" e quella "razional-massimizzatrice". Vedro' il film e vi faro' sapere se a parer mio Giuliano Montaldo è riuscito a cogliere tutti gli aspetti di questo "issue".

    • Francesca Serrao

      Che gergo da economista…mancava solo il first best ed il second best…:D Sto scherzando chiaramente…;) non ti offendere…comunque si: il divario tra le due dimensioni è in realtà una crepa sempre più profonda nella società di oggi.

  • Francesca Serrao

    grazie! Incontrare empaticamente le emozioni dei propri lettori quando si scrive è la cosa più bella che si possa ottenere!

  • John Stuart Mill

    Ciao Francesca, ho visto che il tuo articolo preferito è l'art. 18 e volevo chiederti cosa pensassi delle modifiche che si pensano di apportare, ciao!

    • Francesca Serrao

      Bè non è facile rispondere ad una domanda del genere così in breve. Sicuramente in un momento in cui lo stage regna sovrano l'art. 18 è l'ancora dei lavoratori, poi sicuramente c'è anche l'altro lato della medaglia e cioè l'intoccabilità di alcune categorie.

      • john stuart mill

        Bhè in linea di principio lo stage è un istituzione creata per rendere più flessibile il mercato del lavoro, e sotto questo punto di vista è un passo avanti. Bisognerebbe, tuttavia, regolamentare meglio alcune lacune che permettono al mondo dei "datori di lavoro" di abusarne per sfruttare i giovani.

        • Francesca Serrao

          Sicuramente il punto critico è proprio l'abuso e non il suo utilizzo fisiologico. Il problema è quando il confine tra stage e sfruttamento diviene molto sottile

      • elo

        chi sarebbe intoccabile?
        se esiste una giusta causa tu puoi licenziarmi, nessuno è intoccabile…. non puoi farlo se il tuo licenziamento è discriminatorio e non supportato da un fondamento…. (vedi mail)

  • chiara

    Vedrò il film al più presto:sarà interessante soprattutto analizzare la figura dell'industriale sotto punti di vista diversi e meno banali. E' in questo senso che il cinema italiano dovrebbe orientarsi,riflessioni non superficiali su temi sociali sempre all'ordine del giorno,

  • Giancarlo

    bella recensione ,stimola alla visione del film ! favino mi piace come attore e il tema trattato squarcia proprio l'attualità , penso di andarlo a vedere =)

  • vincenzo veltrone

    ottima recensione, su un film con un tema molto attuale e interessante di sicuro da vedere

  • Factotum x necessità

    Come perfettamente evidenziato dalla recensione, l'interpretazione di Favino , la particolarità della fotografia e l'atmosfera da essa creata, unitamente alla profondità con cui vengono trattati i temi ( certo, di sti tempi materiale ce n'è abbastanza) lo rendono un buon film, mi sento di consigliarne a tutti voi la visione

  • Giuseppe

    ti suggerisco la visione e recensione anche del nuovo di Favino "ACAB", io l'ho visto mi è piaciuto e vorrei sapere il tuo parere

    • Francesca Serrao

      Me ne hanno parlato bene in effetti!Ti ringrazio della segnalazione!

  • Pippo Riga

    Ottima recensione di un film che merita sicuramente di essere visto.

  • Talia

    MI hai fatto venire voglia di vedere questo film! Bella recensione!

  • SARA F.

    Brava Fra!!!

  • mirta

    Ciao Francesca,
    il film, purtroppo, mi e' sfuggito e attualmente non e' in programmazione. Spero di ritrovarlo nel circuito secondario.
    La recensione mi pare ottima: complimenti, dottoressa!!!!