Mi rifaccio vivo (film), la seconda chance di un imprenditore

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“Mi rifaccio vivo” commedia di Sergio Rubini, storia di un imprenditore in crisi, vulcanica e profonda. Recensione di Francesca Serrao.

“Mi rifaccio vivo” di Sergio Rubini con Pasquale Petrolo, Emilio Solfrizzi, Neri Marcorè, Margherita Buy, 2013.

Con “Mi rifaccio vivo” Sergio Rubini continua ad esprimersi all’interno del genere della commedia italiana, riuscendo ad essere al contempo vulcanico e profondo. Il soggetto da cui parte non è sicuramente felice: un imprenditore in bancarotta si suicida, eppure il regista parte da questo gesto conclusivo ed estremo per raccontare il riscatto sociale e morale del goffo protagonista.

In questo modo riesce a dare voce alla speranza interrotta dalla drammaticità della situazione economica del Paese. Reinterpretando in chiave moderna i valori cattolici del rispetto della vita, la trama ribalta in chiave ottimista la prospettiva dell’imprenditore Biagio Bianchetti.

Cosa c’è di più importante della vita? Quali conseguenze provoca nella vita dei propri cari il gesto egoisticamente estremo del suicidio? Rubini lascia scendere una riflessione profonda su questi temi, facendo leva su quel realismo grottesco che ha già riscosso successo con pellicole quali “Qualunquemente”. Il senso di “fine” che la crisi lavorativa ed il suicidio trasmettono vengono pian piano rimpiazzati da una visione poliedrica della società, in cui anche chi sembra essere perfetto scopre i propri scheletri nell’armadio.

Il senso di fallimento è una paura universale e tante volte chi arriva al suicidio non se ne rende conto. La limitatezza dell’essere è ciò che rende ciascuno di noi unico ed anche buffo. La competitività della mentalità capitalistica porta l’apparire sempre più lontano dall’essere. Persino Ottone, l’antagonista che ha rovinato la vita di Biagio ha le crisi di panico e le amanti.

Nonostante i personaggi siano estremizzati e macchiettistici, ciò non risulta stucchevole, né superficiale perché la sinergia tra la trama, lo stile narrativo ed i valori che si comunicano è palesemente forte.

Una bella riflessione sulla società di oggi, recitata in maniera divertita dai protagonisti Pasquale Petrolo, Emilio Solfrizzi, Neri Marcorè e Margherita Buy.

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