Risorse umane (film), rubrica Cinema e Lavoro

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Per Cinema e Lavoro, Francesca Serrao ci propone un grande classico del cinema francese sul tema del lavoro, Risorse Umane di Laurent Cantet

Risorse umane – Un film di Laurent Cantet. Con Jalil Lespert, Jean-Claude Vallod, durata 100 min. – Francia 1999.

La faccia pulita e regolare dell’attore protagonista Jalil Lespert buca lo schermo grazie al suo sguardo sommesso ed al contempo intenso ed eloquente. Laurent Cantet vince al Torino Film Festival il Premio Cipputi come migliore opera sul mondo del lavoro. Non c’è bisogno di una presentazione per introdurre il celebre regista Cantet, che si rende interprete di cause sociali legate al lavoro, sfruttando il potere del cinema (A tempo pieno, 2001).

“Risorse umane” è la prima scheggia cinematografica che raggiunge a grande velocità il pubblico e soprattutto l’opinione pubblica francese sul tanto dibattuto tema delle 35 ore. Partendo dalla psicologia individuale che emerge dall’analisi del rapporto tra un padre ed un figlio all’interno di una fabbrica, Cantet racconta con una piccola storia la grande battaglia combattuta in Francia in anni recenti.

Jalil Lespert e suo padre lavorano per la stessa azienda come operai. Il film si focalizza sulla monotonia rassicurante ed alienante della routine quotidiana e disegna la parabola di un’azienda in cui gradualmente colletti blu si ribellano all’orario di lavoro facendosi interpreti di una rivoluzione di ben più ampia portata.

Alla base di questa pellicola c’è, infatti, la recente storia di un tema che ha coinvolto trasversalmente molti i paesi europei.

Tra il 1998 ed il 2000 il governo di Lionel Jospin vara, infatti, in Francia la riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore. La Francia è l’ unico paese OCSE a muoversi in tale direzione.

Una possibile interpretazione statistica degli effetti di questa modifica è il dato della disoccupazione che cresce dal 9,1% nel 2000 al 9,5 nel 2006 (dati OCSE). Inoltre emerge dalla fonte INSEE che per mantenere con le 35 ore lo stesso livello salariale precdente ( quello delle 39 ore) lo stato francese eroga ogni anno sussidi alle imprese per 16 miliardi di euro. Il 13 giugno 1998 viene approvata dal governo socialista la cosiddetta “legge Aubry” che mira a ridurre l’impatto del conseguente aumento del costo del lavoro. I provvedimenti presi prevedono un alleggerimento degli oneri complessivi a carico delle aziende.

Si deve tenere conto che una riduzione degli orari di lavoro è prevista in tutti i Paesi sviluppati, anche senza i provvedimenti di tipo statale. In Italia le 35 ore si applicano già in molte aziende. Il dibattito si anima, dunque, attorno al livello di centralizzazione con il quale il problema deve essere gestito. Se la disciplina è gestita dallo Stato si limita il margine della contrattazione aziendale. In questo modo vengono ingabbiate le risorse che possono essere utilizzate in maniera più efficiente. Inoltre non sembra che si ottengano risultati particolari sul piano della riduzione della disoccupazione. Il Governo Raffarin si rende conto di questo aspetto, tanto che nel 2005 modifica le 25 ore nel senso della flessibilità sia in termini di straordinari sia per le aziende con meno di 20 dipendenti.

La conseguenza dell’introduzione delle 35 ore è univocamente considerata più una battaglia ideologica, che non un reale beneficio per il profitto aziendale. La Francia, infatti, ci perde in termini di produttività.

Sta di fatto che la legge è ancora attiva e ogni tanto si rianimano dibattiti per la sua revoca.

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