Antichi mestieri e nuove opportunità di Lavoro

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Una breve lezione sul mondo del lavoro a cura della dott.ssa Maria Diaco. Questa volta si parla di disoccupazione e di antichi mestieri

Proviamo a fare un esercizio immaginativo: prefiguriamo che il mondo del lavoro assuma le sembianze di un talent show. Protagonisti del moderno format i vari mestieri, bacini mai saturi di talenti e sogni, che competono per rimanere in gioco. Le regole sono ormai luogo comune: un pubblico sempre critico e accorto decreta vincitori e vinti. Se il giudizio spetta al popolo le prime forme occupazionali ad essere escluse sono le attività artigianali.

Lontani dalle luci del successo dunque i cuochi, le estetiste, i sarti, i fresatori, e tanti altri mestieri manovali. Sembrerà anomalo, eppure esiste una variegata tipologia di lavori che sfuggono all’occhio, poco attento, di chi cerca occupazione alla rinfusa. E’ triste ammetterlo, ma anche le nostre aspirazioni subiscono le pressioni di questa società troppo spettacolarizzata e spettacolarizzante.

Così anche il mondo del lavoro riflette la legge dei riflettori per cui talune attività godono di fama e autorità rispetto ad altre che, addirittura, peccano di mancata dignità. Non a caso il nostro bel paese plaude, piegandosi, un governo di professionisti mostrando l’ennesimo pregiudizio: il mito delle professioni per cui i figli della patria devono prediligere solo e soltanto postazioni manageriali.

Questa esaltazione che inflaziona le scelte universitarie dei nostri giovani, depaupera di onorificenze gli antichi lavori, relegati di fatto nei settori marginali di mercato. Risultato?? Facoltà di Giurisprudenza, di Economia, di ingegneria pregnate di capitale umano in esubero, di contro gli atenei dei mestieri ancora inesistenti, bolle evanescenti di opportunità negate. In poche parole, la gran parte degli aspiranti lavoratori esclude la possibilità di fare il sarto, il calzolaio, il cuoco, il falegname, nessuno, cioè, vuole apprendere queste competenze nonostante il mercato ne faccia esplicita richiesta.

E intanto la disoccupazione cresce, colpa forse, non solo della crisi, dell’omologazione delle scelte? Forse, la squadra degli scoraggiati senza lavoro dovrebbe cambiare tattica di gioco al fine di evitare un’ ulteriore recessione. Iniziamo, allora, a formarci e ad informarci! Impariamo a conoscere gli antichi mestieri, quelle attività che si possono costituire come scialuppa di salvataggio per non lasciarsi andare alla deriva. Se di naufraghi si tratta, non è un caso che siano proprio gli immigrati, avvezzi a viaggiare in brutte acque, coloro che sanno beneficiare di talune occupazioni, vere e proprie ancore per rilanciare il lavoro.

Esiste una moltitudine di mestieri importanti che l’italiano benestante ha lasciato nel dimenticatoio. Attenzione, il disuso di antichi mestieri intacca in maniera irreversibile non solo la sfera economica, ma anche la storia del nostro paese. Queste forme di lavoro artigianale infatti richiamano usanze locali che rischiano un tragico sradicamento dal territorio.

Dunque, stiamo assistendo ad una repressione di usanze e costumi che contraddistinguono le nostre particolarità regionali, e costituiscono la nostra tradizione. In nome di una tradizione che va oltre i decantati 150 anni, bisognerebbe far conoscere a tutti il valore culturale ed economico di queste attività, che, non dimentichiamolo, possono aprire prospettive lavorative vincenti e, in molti casi anche con interessanti forme di guadagno.

E noi, teniamolo chiaro in mente, siamo i venditori di noi stessi, delle nostre competenze, cioè di ciò che sappiamo, di ciò che sappiamo fare e di ciò che siamo.

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Sull'Autore

Or.eF. Orientamento e Formazione è un’Associazione di promozione culturale senza scopo di lucro che nasce nel 2011 dalla comune esigenza delle sue fondatrici di accogliere la sfida dell’autoimprenditorialità espressa nel sociale.

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