Outplacement ovvero un percorso guidato di ricollocamento professionale

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Riprende la rubrica Coaching e Orientamento a cura di Maria Diaco e Mariangela Tripaldi. Oggi si parla di Outplacement o ricollocamento professionale

La nostra rubrica oggi sarà dedicata all’outplacement o ricollocazione professionale, una prassi che intende operare il reinserimento lavorativo di chi si trova d’improvviso depauperato del proprio lavoro. Una realtà purtroppo sempre più diffusa.

Nello specifico quando si parla di outplacement ci si riferisce ad un’attività ben strutturata che si prefigge di fornire agli interessati una completa e qualificata assistenza sia teorica che pratica per un efficace presa di coscienza del patrimonio professionale e di tutte le capacità operative possedute.

Capita spesso, infatti, che gran parte delle competenze restino ignare allo stesso soggetto, consapevole di saper fare solo quanto eseguito per anni senza sapersi riconoscere realmente, senza cioè considerare che ogni sua attitudine può essere tradotta in fare.

L’outplacer, pertanto, vuole ri-orientare la persona nel mondo del lavoro individuando tutte le caratteristiche necessarie ad una sua adeguata ricollocazione professionale. Riconversione lavorativa da realizzarsi nel minor tempo e alle migliori condizioni possibili. Per ovvie ragioni di spazio suddivideremo l’argomento in più sezioni sperando di mandare un messaggio positivo che possa trasformare i giorni difficili della crisi in un tempo prolifero di occasioni e di ripensamenti.

In primis, un’azione di outplacement anela a fare incontrare la persona con un lavoro, non con una qualsiasi occupazione, bensì con un impiego che si dimostri il più congeniale possibile. Un lavoro è come un abito da indossare in base a come veste, a quanto richiede l’evento e perché no in base a come noi ci sentiamo in quel determinato momento.

Un lavoro può essere più o meno adatto in relazione a ciò che quella persona ha maturato in tutta la sua storia professionale, e non solo al lavoro precedentemente svolto.

Accade spesso, purtroppo è consuetudine diffusa, che si riceva la notizia della messa in mobilità. Abituati a sentirsi indispensabili al servizio dell’azienda, si reagisce in maniera del tutto irrazionale, addirittura qualcuno attiva meccanismi talmente potenti che si dimostrano capaci di frantumare l’equilibrio psicologico costruito intorno al concetto di autostima e professionalità. Così, in questa dissoluzione tutto ciò che fino ad allora è apparso ovvio e naturale d’improvviso sembra incarnarsi in una inessenzialità disarmante. E’ come se l’individuo restasse immobilizzato nel marasma della mobilità.

Per ciò stesso, quando si parla di outplacement, si richiama una concreta azione di supporto alla persona che allontanata da “sicuro” confine aziendale perde completamente l’antica operatività. In tal senso l’outplacement si può considerare come il tempo dell’attesa, un tempo che, se ottimamente gestito, può profilarsi come un evento veritativo, uno spazio critico entro cui riflettere riflettendosi.

Come l’uva deve fermentare, prima di diventare vino, come nella materia sempre brama una forma che rimanda di colpo alla sua essenza, similmente nella prospettiva occupazionale si celano, silenti, nuovi spazi creativi e ri-creativi. Un consulente di ri-orientamento fa in modo che l’attenzione del cliente si focalizzi sui propri punti di forza, evidenziando in maniera dinamica le proprie abilità, le conoscenze, gli atteggiamenti affettivi e sociali, in una parola le competenze in suo possesso. Allora, se avete fatto tesoro dei contenuti degli articoli di questa rubrica, prendete un vecchio diario e riempite ogni riga di Voi, di chi siete, di ciò che sapete e di tutto quello che sapete fare….

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Sull'Autore

Or.eF. Orientamento e Formazione è un’Associazione di promozione culturale senza scopo di lucro che nasce nel 2011 dalla comune esigenza delle sue fondatrici di accogliere la sfida dell’autoimprenditorialità espressa nel sociale.

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