Guida al rapporto di lavoro domestico, Capitolo II

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Guida al rapporto di lavoro domestico a cura di Carla Binci su Lavoro e Diritti

Facendo seguito al I Capitolo della Guida al rapporto di Lavoro Domestico di venerdì scorso, proseguiamo con la pubblicazione su Lavoro e Diritti del manuale operativo, per informare tutte le persone  che hanno la necessità di confrontarsi  con il lavoro di colf e badanti a cura della Dott.ssa Carla Binci.

5- Il rapporto a tempo determinato

E’ possibile stipulare un contratto di lavoro a tempo determinato per motivazioni di carattere tecnico (attività predeterminata), organizzativo (assistenza extradomicilare) o sostitutivo (art.7 c.c.n.l.). Il contratto deve essere sottoscritto dal lavoratore per accettazione del termine , è necessario quindi lo scambio tra le parti della lettera di assunzione .

Il contratto a termine può essere prorogato solamente una volta con il consenso del lavoratore, per la stessa attività e la durata complessiva non può, comunque, superare i tre anni.
La forma scritta non è necessaria quando il contratto sia di durata inferiore a 12 giorni di calendario.

6- Il contratto di lavoro part-time e i lavoratori studenti – convivenza

Solamente in situazione di convivenza ed esclusivamente per i lavoratori di livello B, B super e C , nonché gli studenti tra i 16 e i 40 anni, è possibile l’assunzione con orario di 30 ore settimanali. Nel contratto deve essere indicato l’orario settimanale e la distribuzione delle ore giornaliere.
E’ possibile la trasformazione del contratto da part-time a tempo pieno, quando vengano a cessare le condizioni suesposte.

7- Il contratto di lavoro in somministrazione

E’ possibile stipulare un contratto di lavoro tra un’ agenzia di somministrazione e il lavoratore per prestazioni di natura domestica; in questo caso nessun rapporto di lavoro si instaura tra famiglia e lavoratore .
E’ l’Agenzia a fatturare periodicamente alla famiglia il costo del prestatore di lavoro unitamente ad una maggiorazione costituita dalle proprie esigenze di guadagno; il lavoratore percepisce la retribuzione e la contribuzione dall’Agenzia la quale versa anche i contributi all’Inps .

8- Il contratto di lavoro ripartito o job sharing

Questa ipotesi si verifica quando due lavoratori sono assunti dal medesimo datore di lavoro e assumono solidamente l’obbligazione lavorativa, ciascuno è direttamente responsabile dell’intera prestazione (art.8 c.c.n.l.).
Nel contratto deve essere indicato in modo chiaro il trattamento economico di ciascun lavoratore, nonché la percentuale di lavoro giornaliero che ogni lavoratore prevedibilmente dovrebbe svolgere.
E’ obbligatoria la forma scritta del contratto; il licenziamento o le dimissioni di uno degli obbligati comporta estinzione del contratto, ma, su richiesta, la prestazione potrà essere proseguita da un solo soggetto mediante la trasformazione del contratto.

9- Il rapporto di lavoro occasionale o accessorio (voucher)

Abbiamo accennato (al punto 1) che le prestazioni tipiche del lavoro domestico si possono svolgere anche fuori di un rapporto continuativo e stabile, per esigenze occasionali.
Pertanto, il lavoro accessorio viene regolato mediante i “voucher” ovvero i buoni lavoro; i voucher sono pre-pagati, hanno un valore nominale di €.10,00 o €.50,00 (che non corrisponde alla tariffa oraria), vengono acquistati dal datore di lavoro, che effettua la sua registrazione telematica all’Inps. Il valore nominale è comprensivo sia della contribuzione INPS sia di quella INAIL.

Il compenso complessivo per il lavoratore non deve superare i 5.000 euro nell’anno solare per committente e, in questo caso, è esente da IRPEF . Il compenso, entro i limiti di legge, non incide sullo status di inoccupazione o disoccupazione.

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Sull'Autore

Dott. Carla Binci. Laurea Magistrale in Giurisprudenza. Mediatore - Conciliatore.

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  • michele

    ciao ho bisogno di un consiglio. Una mia cara amica è ingegnere meccanico e ha 32 anni. Un'azienda l'ha contattata per un lavoro, solo che questa azienda richiede un tirocinio per imparare le varie mansioni. L'azienda ha chiesto di informarsi da un ente per la formazione via tirocinio. Ora l'ente l'ha contattata oggi dicendo che lei ha 34 anni e il tirocinio in azienda si può fare solo se neulaureati con un età prefissata che non è certo la sua. La mia amica chiederà al datore di lavoro un contratto perlomeno a progetto per lavorare. Ma non ci sono altre strade? Il datore di lavoro potrebbe preferire a lei un neo.diplomato perito industriale. Non sarebbe giusto!

    • carla binci

      michele non mi risulta ci sia limite di età, ma forse alla cessazione degli studi universitari ci sono 18 mesi per accedere ai tirocini.
      consiglia la tua amica di recarsi al Centro per l'impiego della sua città oppure all'università o alla camera di commercio; questi sono enti che possono fare da tramite per le richieste di tirocinio.

    • ti riferisci alla modifica contenuta nella manovra bis https://www.lavoroediritti.com/2011/08/manovra-bis

      Credo che il cocopro sia la scelta migliore a questo punto, un tantino meglio dello stage almeno!