Lavoro occasionale di tipo accessorio, al via i buoni lavoro

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Il lavoro occasionale di tipo accessorio ha lo scopo di regolamentare una serie di attività che normalmente si realizzano al di la di qualsiasi vincolo giuridico

Il lavoro occasionale di tipo accessorio è disciplinato dal D.Lgs. 276/2003; tale disciplina è stata resa necessaria allo scopo di regolamentare, e quindi legalizzare, una serie di attività che normalmente si realizzano al di la di qualsiasi vincolo giuridico (piccoli lavori domestici straordinari, piccoli lavori di giardinaggio, assistenza domiciliare ad anziani, bambini etc).

Per poter essere legittimo, il lavoro occasionale deve rispettare dei presupposti:

  • deve essere occasionale; con ciò si intende che i lavori devono avere una durata limitata;
  • il compenso deve essere limitato: non possono essere superati i  5.000,00 € nel corso di un anno solare. Nel caso di cassa integrati o lavoratori in mobilità il compenso non può superare i 3.000,00 euro per anno solare.

I soggetti che possono svolgere lavoro occasionale accessorio sono:

  • disoccupati da oltre un anno (titolari di disoccupazione ordinaria o a requisiti ridotti o disoccupazione speciale per agricoltura ed edilizia), nonché e in via sperimentale per il 2009 i lavoratori in mobilità;
  • studenti nei periodi di vacanza e il sabato e la domenica; sono considerati studenti “i giovani con meno di 25 anni di età, regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso l’Università o istituto scolastico di ogni ordine e grado”. Costoro e i pensionati possono svolgere attività di natura occasionale in qualsiasi settore produttivo. I minori debbono, comunque, aver compiuto i 16 anni di età e, debbono possedere autorizzazione alla prestazione di lavoro occasionale da parte dei genitori o di chi esercita la patria potestà;
  • pensionati titolari di trattamento pensionistico in regime obbligatorio, casalinghe, disabili o persone in comunità.

Si ricorda che La finanziaria 2010 ha ampliato la possibilità di ricorrere al lavoro accessorio.

Coloro che possono usufruire del lavoro accessorio (committenti) sono:

  • famiglie
  • privati
  • aziende
  • imprese familiari operanti nei settori del commercio, turismo e servizi
  • imprenditori agricoli
  • enti senza fini di lucro
  • enti pubblici (solo in caso di prestazioni per lavori di emergenza e di solidarietà).

Dopo una prima sperimentazione nella città di Treviso, la prima significativa applicazione del lavoro accessorio è stata attuata in occasione della vendemmia 2008 (limitatamente a studenti e pensionati), ed è stata poi estesa a tutte le attività agricole.

Alcune circolari Inps hanno esteso l’applicazione della norma ad altri settori:

  • imprese del settore agricolo: per tutte le attività di carattere stagionale e per le attività agricole anche non stagionali svolte a favore dei produttori aventi un volume di affari non superiore a 7.000 euro;
  • imprese familiari nei settori commercio, turismo e servizi: per le attività specifiche normalmente esercitate nel campo del commercio, del turismo e dei servizi, l’impresa familiare potrà utilizzare qualsiasi tipologia di prestatori, con buoni lavoro ai quali si applica la contribuzione ordinaria del lavoro subordinato. In questo caso la prestazione di lavoro occasionale deve essere svolta da soggetti estranei all’imprenditore e all’impresa familiare stessa. In tutti i casi di utilizzo  di prestazioni di lavoro occasionale l’impresa familiare dovrà rispettare il limite economico dei 10.000 euro per anno fiscale;
  • settore domestico: i “lavori domestici di tipo occasionale accessorio” riguardano quelle prestazioni svolte esclusivamente in maniera occasionale, discontinua e saltuaria per far fronte ad esigenze familiari relative alla cura della famiglia e della casa che non presentano il carattere dell’abitualità. In questa fattispecie si inseriscono il babysittering così come il dogsittering;
  • lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti;
  • manifestazioni sportive, culturali, fieristiche o caritatevoli e di lavori di emergenza o di solidarietà (svolti anche a favore di committenti pubblici);
  • consegna porta a porta e vendita ambulante di stampa quotidiana e periodica;
  • insegnamento privato e supplementare;
  • in qualsiasi altro settore produttivo, ma limitatamente a:
  1. giovani con meno di 25 anni di età, regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso    l’università o un istituto scolastico di ogni ordine e grado  nonchè il sabato e la domenica, in tutti i periodi dell’anno, e durante i periodi di vacanza;
  2. pensionati;
  3. percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito, in via sperimentale per il 2009 e nel limite di 3000 euro annui.

Voucher o buoni lavoro

Il pagamento della prestazione avviene attraverso i cosiddetti voucher (buoni lavoro), che garantiscono, oltre alla retribuzione, anche la copertura previdenziale presso l’Inps e quella assicurativa presso l’Inail. Il valore nominale di ciascun buono è pari a 10 euro. E’, inoltre, disponibile un buono ‘multiplo’, del valore di 50 euro, equivalente a cinque buoni non separabili.

Il valore nominale comprende la contribuzione in favore della gestione separata dell’INPS (13%), che viene accreditata sulla posizione individuale contributiva del prestatore; di quella in favore dell’INAIL per l’assicurazione anti-infortuni (7%) e di un compenso al concessionario (Inps), per la gestione del servizio (5%). Il valore netto del voucher da 10 euro nominali, cioè il corrispettivo netto della prestazione, in favore del prestatore, è quindi pari a 7,50 euro; mentre il valore netto del buono multiplo da 50 € è pari a 37,50 €.

I buoni ‘cartacei’ acquistati dal committente, e non utilizzati, sono rimborsabili esclusivamente restituendoli presso le sedi INPS le quali emetteranno a favore del datore di lavoro un bonifico domiciliato per il loro controvalore e rilasceranno una ricevuta.

La riscossione dei buoni cartacei da parte dei prestatori/lavoratori può avvenire presso tutti gli uffici postali sul territorio nazionale.

Chi è interessato a svolgere lavoro accessorio deve richiedere ai locali centri per l’impiego una carta magnetica attestante la propria condizione ( disoccupato, casalinga etc). Viceversa chi è  interessato a ricorrere a questo tipo di contratto  deve acquistare presso l’INPS dei carnet di buoni che devono essere consegnati al lavoratore come compenso dell’attività svolta.

L’acquisto dei buoni lavoro può avvenire mediante due procedure:
– procedura cartacea
– procedura telematica: è accessibile dalla pagina  Accesso ai servizi del sito web www.inps.it

Dal 27 febbraio 2012, i voucher possono essere acquistati anche presso tutti gli Uffici Postali

Vantaggi

Il committente può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa INAIL per eventuali incidenti sul lavoro, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto.

Il prestatore può integrare le sue entrate attraverso le prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato. Il compenso dei buoni lavoro dà diritto all’accantonamento previdenziale presso l’Inps e alla copertura assicurativa presso l’Inail ed è totalmente cumulabile con i trattamenti pensionistici.

Normativa di riferimento

• Legge n. 33 del 9 aprile 2009, art. 7-ter, c. 12
• Artt. 70-73 del D.Lgs. n. 276/03 modificati dalla Legge n. 133/08
• Legge n. 96 del 20 febbraio 2006
• Legge n. 80 del 14 maggio 2005
• D.Lgs. n. 276 del 10 settembre 2003, artt. 70-73
• Legge n. 30 del 14 febbraio 2003
• Circolare INPS n. 76 del 26 maggio 2009
• Circolare INPS n. 44 del 24 marzo 2009
• Circolare INPS n. 104 del 1 dicembre 2008
• Circolare INPS n. 94 del 27 ottobre 2008
• Messaggio INPS n. 020439 del 17 settembre 2008
• Messaggio INPS n. 17846 del 6 agosto 2008• Circolare INPS n. 81 del 31 luglio 2008

Fonte: Ministero del Lavoro

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • vittorio

    sto usufruendo delle ferie arretrate ed a fine luglio termina il mio contratto di lavoro per licenziamento a causa di crisi dopo 12 anni di servizio in un' Azienda.
    Sto facendo una consulenza che vorrei farmi pagare come prestazione occasionale.
    Posso farlo?
    Il limite di 5mila euro è inteso per tutte le aziende in tutto l' anno oppure per ogni Azienda diversa?
    Quando entrerò in disoccupazione il limite sarà di 3mila euro?
    Se fatturo 5mila euro ad un' Azienda prima della cessazione del mio contratto perdo il sussidio di disoccupazione?

    Grazie per la cortese risposta.

    • Ciao Vittorio, il limite di 5000 euro è per le prestazioni occasionali, oltre il limite devi aprire la partita IVA. Il limite di 3000 invece è il limite oltre il quale non puoi andare per non perdere l'indennità di disoccupazione, ma è inteso che non puoi superarlo mentre stai percependo la disoccupazione.

  • Ho lavorato con prestazioni occasionali i cinque anni passati. La cosa peggiore di questo tipo di contratto è che "non ci si fa la pensione"… Adesso mi trovo in pratica a non aver contributi. Colpa mia? In parte sì, forse avrei potuti versarli in altra maniera. Il fatto è che è un tipo di collaborazione che non ti porta a pensarci. Consiglio, quindi, a chi lavora così di pensare già adesso al proprio futuro…!

  • eugenio

    Ciao ho 70anni sono in pensione da artigiano,mi hanno proposto un amico mi ha proposto un po' di
    lavoro ma non so' come fare per non creargli delle grane. come faccio,grazie per i consigli

  • Tommaso

    Dopo aver svolto il lavoro quanto tempo intercorre per riscuotere il compenso?