Guida al recupero crediti di lavoro – Seconda parte

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +
Richiedi una consulenza su questo argomento


Seconda parte della guida al recupero crediti di lavoro, strutturata in Domande e Risposte più frequenti a cura dell'Avv. Pietro Cotellessa

Sempre rimanendo nell’ambito della rubrica Esperto Risponde, oggi propongo la seconda e ultima parte della guida al recupero crediti di lavoro, strutturata in Domande e Risposte più frequenti (F.A.Q. ovvero Frequently asked questions).

Ho raccolto le principali domande che vengono poste nel corso del colloquio con l’avvocato e ho preparato una sintesi della procedura di recupero del credito e delle sue possibili varianti che vuole essere d’aiuto a chi si deve approcciare al legale, oltre che utile per consentire la gestione della pratica nel modo più semplice, efficace ed economico.

La guida è composta complessivamente di 12 domande e risposte e potete trovare la prima parte delle domande qui:

 

Indice della seconda parte della guida al recupero crediti di lavoro:

  1. Dopo l’ingiunzione che succede? quanto tempo dovrò aspettare?
  2. Si possono abbreviare i tempi?
  3. Come faccio a rifarmi sul patrimonio del debitore?
  4. Cosa fare se non si trovano beni?
  5. Cos’è il fondo di garanzia dell’inps?
  6. Ma se non ho i soldi per l’avvocato?

7. DOPO L’INGIUNZIONE CHE SUCCEDE? QUANTO TEMPO DOVRO’ ASPETTARE?

Dopo l’emissione del decreto ingiuntivo si dovrà provvedere alla sua notificazione al debitore a mezzo Ufficiali Giudiziari: in generale, chi riceve un’ingiunzione di pagamento del Tribunale ha 40 giorni dalla ricezione dell’atto notificato per fare opposizione all’ordine del Giudice e dare così inizio ad una causa ordinaria per l’accertamento dell’effettività del debito.

Se il debitore (datore di lavoro) non solleva opposizione, decorso il termine di 40 giorni, il Giudice (su istanza dell’avvocato) dichiara il decreto ingiuntivo definitivo e da qual momento si può avviare l’attività che porterà al pignoramento dei beni del debitore con la richiesta di apposizione della formula esecutiva, ovvero dell’ordine agli ufficiali giudiziari ed alle cancellerie (in calce al decreto) di darvi esecuzione.

8. SI POSSONO ABBREVIARE I TEMPI?

Si. Nei decreti ingiuntivi nascenti da crediti da lavoro documentati da buste paga, si può avere un’accelerazione del procedimento: su istanza dell’avvocato, infatti, il decreto può essere emesso provvisoriamente esecutivo fin da subito, consentendo così l’avvio immediato di ogni attività volta ad aggredire il patrimonio del soggetto moroso (art. 642 c.p.c.).

Assieme al decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo può essere notificato al debitore anche il precetto ovvero l’intimazione con cui si da quello che può essere definito l’ultimo avviso prima di giungere al pignoramento dei suoi beni.

In via ordinaria, il precetto sottoscritto dall’avvocato deve concedere un termine di 10 giorni all’intimato (qui, il datore o ex datore di lavoro) per pagare l’importo ivi indicato, costituito da quanto non pagato in cedolino, gli interessi e le spese legali liquidate in decreto ingiuntivo oltre a quelle inerenti il precetto medesimo (art. 480 c.p.c.). Ancorché si tratti di prassi non diffusa, in ragione della natura del credito e dell’urgenza del suo incasso, l’avvocato può chiedere al Giudice del lavoro che emette il decreto anche di esentarlo dall’aspettare il termine di 10 giorni prima di passare al pignoramento.

Al verificarsi di tali condizioni, il pignoramento può essere chiesto nello stesso momento in cui si porta in notifica il decreto ingiuntivo unitamente al precetto (a circa 20 giorni dalla richiesta).

9. COME FACCIO A RIFARMI SUL PATRIMONIO DEL DEBITORE?

Il pignoramento è il primo atto di esecuzione e serve per aggredire il patrimonio del debitore e soddisfarsi su di esso: ciò può avvenire su beni mobili, beni immobili e su crediti presenti presso terzi.

Si può perciò chiedere, sempre a mezzo del proprio avvocato, che i beni del debitore siano venduti all’asta per soddisfarsi sul loro ricavato o che i crediti del debitore verso soggetti terzi siano messi a disposizione e pagati direttamente al lavoratore fino alla concorrenza del suo credito.

Senza cercare la messa in vendita di beni (la maggior parte delle volte di scarso realizzo), si possono aggredire i depositi in banca o i crediti verso i clienti dell’azienda. Ciò è ottenibile in poche settimane e spesso può creare una certa pressione nei confronti del debitore che vede congelati i propri conti bancari o messi in pericolo i più ampi rapporti con la propria clientela. Si deve, infatti, sapere che dopo il pignoramento si apre un processo di esecuzione con un iter procedurale che, se da un lato condurrà alla liquidazione coattiva della parte di patrimonio datoriale aggredito, dall’altro occuperà un periodo che può protrarsi anche per alcuni mesi.

Per questa ragione si deve sempre ricordare che il fattore tempo è essenziale e che chi comincia prima ha le migliori chances di ottenere dei risultati positivi.

Tuttavia, molto spesso questo non basta: la crisi economica porta le aziende vicine al collasso, o persino oltre, ed è perciò necessario adottare terapie d’urto per affrontare situazioni estreme.

10. COSA FARE SE NON SI TROVANO BENI?

In carenza di risultato dell’attività esecutiva, ovvero in presenza di pignoramenti negativi, vi sarà la possibilità di proporre istanza di fallimento.

Giunti a questo punto, anche i datori di lavoro più irriducibili dovrebbero mollare la presa e pagare il dovuto. Si deve, tuttavia, ricordare che la crisi ha ridotto molte imprese allo stato di decozione cosicché al decreto ingiuntivo del dipendente può seguire la dichiarazione di fallimento dell’ex datore di lavoro. Questo, però, non è necessariamente un danno.

11. COS’E’ IL FONDO DI GARANZIA DELL’INPS?

La richiesta di fallimento dell’ex datore di lavoro ha, infatti, sia lo scopo di indurre il pagamento, quale extrema ratio di salvezza dell’imprenditore, sia, in ultima alternativa, il consentire dopo il fallimento l’insinuazione al passivo fallimentare e l’erogazione dal Fondo di Garanzia dell’INPS di almeno una parte del credito maturato.

Presso l’INPS esiste, infatti, un Fondo di Garanzia che copre e paga le ultime tre mensilità ed il TFR dei lavoratori delle imprese fallite che siano state insolventi con i propri dipendenti. I presupposti per il pagamento da parte dell’ente previdenziale sono diversi in base al tipo di società.

12. MA SE NON HO I SOLDI PER L’AVVOCATO?

Tutti coloro che hanno un reddito familiare inferiore ad un determinato importo che varia periodicamente, possono avvalersi dell’istituto del patrocinio a spese dello stato anche per il recupero di quanto spetta per il lavoro prestato; ciò consente a ogni dipendente che ne abbia i requisiti di scegliersi un avvocato iscritto in apposite liste presenti presso l’Ordine degli Avvocati che, senza spese, proponga per suo conto un decreto ingiuntivo o altra azione giudiziale contro il datore di lavoro che non paga.

 

Avv. Pietro Cotellessa

Richiedi una Consulenza a Lavoro e Diritti


Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03
Condividi.

Sull'Autore

Si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bologna nel 2000. Dal 2005 è convenzionato con primaria Organizzazione Sindacale presso la quale svolge attività di consulenza. Nel 2007 consegue il Master di II° livello in « Diritto e Processo del Lavoro » presso l’Università La Sapienza di Roma. Convenzionato con l'avvocatura INPS e INAIL dal 2011 al 2013. Attento alla formazione ed all’aggiornamento professionale, ha frequentato diversi corsi di specializzazione soprattutto in ambito giuslavoristico. Svolge l’attività di avvocato su tutto il territorio nazionale.

Altri articoli interessanti

  • Mario Ricci

    Buongiorno a conforto di quanti non in possesso di busta paga vale la pena verificare sul sito INPS se il datore di lavoro, per evitare il penale, ha quantomeno denunciato il rapporto e le relative retribuzioni lorde. Il giudice di Pisa sulla base delle precedenti buste (4 mesi su 6) e dei documenti dal sito INPS ha autorizzato per il mio decreto l’esecuzione provvisoria cui abbiamo fatto immediatamente seguire il precetto tramite Racc AR Poste Italiane. Speriamo in bene ….

  • Grazia

    buon giorno sono un’imprenditrice che non potendo pagare il tfr (di poco piu di 2000 )al proprio dipendente ha accettato il pignoramento di alcuni beni mobili che però sono risultanti ancora invenduti …
    può il suo avvocato chiedere il fallimento della mia azienda?