contratti a termine nulli / reintegro in azienda


  • Partecipante
    fabri del #43879

    Se potete farmi chiarezza su questo argomento , Ve ne sarei molto grato.
    Poniamo il caso che tramite collocamento mirato, tra il 2006 e il 2010 , si sia lavorato con contratti a termine in una azienda ( multinazionale) di oltre 1000 dipendenti in sede.
    Poniamo il caso che i contratti siano stati stipulati secondo la normativa della legge 56 del 1987 e NON secondo la l.368 del 2001 che regola tuttora i contratti a termine.
    Poniamo il caso che tra un contratto e l’altro non si indichino le cause per cui si ricorre a porre un termine, non si rispettino i tempi minimi di intervallo tra un contratto e il successivo, si effettuino 2 proroghe consecutive e si raggiungano complessivamente37 mesi, sempre con stessa mansione e posto di lavoro.
    A questo punto, nel 2010, con una raccomandata a/r, ci si mette a disposizione per la ripresa del lavoro e , nel caso, anche con disponibilità ad altra mansione.
    Non essendoci nessun riscontro, si chiede un incontro con la DPL per regolarizzare la posizione ma si conclude con un mancato accordo.
    Nel frattempo arriva il collegato lavoro che limita ( limiterebbe – vedremo la corte costituzionale) i risarcimenti, riconoscendo comunque la trasformazione del contratto.
    Si ricorrerà al giudice!
    Intanto, nell’attesa, secondo la letteratura in materia, almeno il reintegro sembra essere sicuro.
    Ma cosa succede se l’azienda non vuole comunque l’ex dipendente alle sue dipendenze?
    Oppure venisse meno la postazione di lavoro per riorganizzazione aziendale?

    Ce la faremo a tirare avanti per 7 anni per il raggiungimento dei 40anni di contribuzione?


    Amministratore del forum
    Antonio Maroscia del #45176

    Ciao fabri i tuoi dubbi sono più che fondati, in effetti la reintegra del lavoratore in caso di sentenza del giudice fin ad ora è stata sempre considerata una cosa scontata, però anch’io ho iniziato a dubitare dopo il fatto conosciutissimo avvenuto allo stabilimento Fiat di Melfi, in cui i lavoratori reintegrati dal giudice comunque non hanno potuto ricominciare a lavorare in quanto la Fiat gli vietava di andare alle linee, poi sinceramente non ricordo come sia andata a finire ma la questione ha fatto sicuramente scuola..


    Partecipante
    fabri del #45177

    Da come ricordo io, l’azienda continuava a pagare regolarmente la retribuzione ma consentiva a quei lavoratori (tra l’altro sindacalisti) di accedere in azienda solo per svolgere attività di sindacato.
    Anche in un altro caso ricordo che il dipendente con reintegro rimaneva fuori dall’azienda ma gli veniva passato regolarmente lo stipendio.
    L’articolo si basava sul fatto della dignità del lavoratore e del suo diritto a riprendere il lavoro.
    Rimanere fuori dall’azienda ed essere pagati lo stesso faceva sentire il lavoratore svilito e umiliato ( mentre essere in fabbrica regolarmente tutti i giorni e magari a prender parole, lo faceva sentire più degno).

    Ma scusami tanto se ritorno al mio primo intervento : senza ricorrere a interpretazioni o ipotesi futuristiche, rimanendo attenti a quanto avvenuto fino al 24 Novembre 2010 ( visto che il collegato è tornato in altomare ), attualmente, le leggi e i diritti dei lavoratori cosa prevedono e come si era orientata la magistratura in materia ?
    Il collegato, da comne mi risulta, non ha abbolito o modificato lo statuto dei lavoratori e non ha nemmeno abbolito o riaggiornato il d.l. 368/2001, per cui un parere da professionisti nel campo potrebbe essere un po più preciso.
    Grazie mille e buon primo Maggio a tutti.
    fabri


    Partecipante
    fabri del #45178

    Tra l’altro, scusami ancora, mi sfugge su che basi possa accadere che in contratti a termine come ti ho esposto sopra, nel pieno intento di sfruttamento e opportunismo per anni nei confronti del lavoratore, l’azienda possa addirittura essere premiata dal giudice stabilendo un indennizzo irrisorio se confrontato con il danno reale ricevuto dal lavoratore e, forse, un reintegro in azienda; la quale provvederà con una riorganizzazione, crisi o quant’altro, a rispedire immediatamente fuori il dipendente e ,questa volta, con giustificato motivo.
    Una azienda non è riuscita a raggiungere gli utili di fatturato programmati, si è fermata ad un + 11% , mentre il C.D.A. ambiva ad un + 14% : ” Con i tempi che corrono”.!
    Morale : licenziamenti, mobilità e incentivi all’esodo.
    Questo Forum appartiene al sito LAVOROEDIRITTI; per favore parliamone dei diritti, quelli che ci appartengono e che per ora non sono ancora stati intaccati.


    Amministratore del forum
    Antonio Maroscia del #45179

    ❓ ❓ Ma non è che te la vuoi prendere con me adesso???? Hai fatto una domanda e io ti ho dato la mia interpretazione, magari dipendesse da me il reintegro o meno di un lavoratore in un posto di lavoro che gli appartiene di diritto!!!!!

    Ti ho detto che il giudice e solo lui può decidere il reintegro, a meno che intervenga un accordo prima, e fino ad ora l’azienda era tenuta a rispettarla, ma dopo il caso FIAT cosa accadrà? Quest’ultima domanda è personale e non vincolante come tutti i pareri che diamo gratis qui sul forum, che non possono sostituirsi a quelli di un avvocato… non ti pare?


    Partecipante
    fabri del #45180

    Antonio, hai perfettamente ragione!
    Quello che a me preme tirare fuori è sapere quali sarebbero i nostri reali diritti
    ( quelli di legge) , almeno allo stato attuale.
    Uso il condizionale in quanto mi par di capire che ormai non ci si meraviglia più di niente, mi scoraggia il fatto che si possa pensare che nemmeno il giudice possa far rispettare un diritto.
    Quindi, credimi, non è con te che me la prendo ma sto usando tutto ciò che ho a disposizione per dare risalto alla cosa, per non abbandonarci ad accettare anche questo
    in maniera così passiva e , mortificati, dire: ” tanto ormai”.
    Quindi “su la guardia ” su quanto accade nel mondo e nell’ambito lavorativo (almeno per me).
    Grazie 1000 Antonio, ciao.


    Partecipante
    gabrieledagostino del #45181

    Il decreto legislativo 368 del 2001 disciplina in cui è possibile mettere un termine alla durata del contratto,lo si può fare per ragioni di carattere tecnico,produttivo,organizzativo o sostitutivo anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro.
    La durata massima per evitare la trappola della precarietà di cui abbiamo parlato,la legge 247/2007 infatti stabilisce che uno o più cotratti presso lo stesso datore di lavoro possono durare al massimo tre anni (36 mesi),indipendentemente dai periodi di interruzione che passa da un contratto all’altro.
    Devono passare infatti 10 giorni tra un contratto e il successivo se superiore ai 6 mesi, oppure 20 giorni per contratti più lunghi,altrimenti la giurisprudenza dice che il lavoro può essere trasformato dal giudice a tempo indeterminato.
    Spero di essere stato chiaro 😀 😀


    Partecipante
    fabri del #45182

    Gabriele, scusami , ma non aggiungi nulla a quanto ho esposto nella prima domanda che rimane tuttora senza risposta.
    Ho indicato chiaramente le irregolarità dei contratti, praticamente sono presenti tutte quelle che si possono commettere: dal mancato rispetto dei tempi di intervallo tra un contratto e l’altro, 2 proroghe consecutive, 37 mesi di lavoro, mancata indicazione del motivo per cui si pone il termine al contratto.
    Tutto questo è stato combinato nella multinazionale per cui ho lavorato.
    Se andiamo a vedere sulla carta quanto mi spetterebbe di diritto, ho già evidenziato che nella letteratura giuslavoristica e in base alle sentenze che hanno ottemperato quanto previsto “sulla carta “dal dl .368/2001 il riconoscimento del contratto a tempo indeterminato a cominciare dalla data del primo, è dovuto.
    Ma la mai domanda andava oltre: Cosa succederebbe se la multinazionale non vuole il dipendente nonostante l’ordinanza di reintegro. Nel mio caso specifico, considerata la metodica dei contratti, converrai anche tu sul probabile giudizio favorevole del giudice. Ma se l’azienda sta preparando una nuova riorganizzazione e fuori uscita anticipata di dipendenti fissi, quali diventerebbero le reali possibilità di essere ricollocati??
    Questa è la domanda che porgevo.

    Le relazioni in dustriali avranno il compito di gestire una faccenda di questo tipo.
    Mi sono rivolto al FORUM in quanto fonte di innumerevoli conoscenze e di casistica in materia, auspicando che qualcun’altro avesse vissuto o gestito vicende analoghe.
    Il pare del legale non va oltre alle effettive possibilità di riconoscimento del contratto a tempo indeterminato, ma fin li c’ero arrivato anchio, ancora nel 2009.


    Amministratore del forum
    Antonio Maroscia del #45183

    Ciao Fabri, non era mia intenzione rispondere male, spero di non essere stato frainteso… ti dicevo che il tuo dubbio è legittimo perchè secondo me c’è proprio una lacuna in materia, ecco perchè molte volte dobbiamo far riferimento a casi concreti, come quello della FIAT per intenderci. Questo perchè, siccome non c’è una legge specifica, dobbiamo ricorrere alla giurisprudenza.

    Quindi è evidente dal tuo esposto che l’azienda ha torto marcio e il giudice al 100% si pronuncerà per la tua reintegra, ma non so proprio risponderti se l’azienda possa o meno decidere di reintegrarti… purtroppo sono molto sconfortato da questa situazione, perchè ho vissuto un caso simile sulla mia pelle, il giudice dopo regolare vertenza ha deciso che il datore di lavoro avrebbe dovuto darmi x euro, ma ad oggi dopo anni e anni ho ricevuto solo una parte di quella x e ormai ho anche smesso di insistere perchè non ne valeva più la pena..


    Partecipante
    fabri del #45184

    Grazie Antonio!

    W Lorenzo, forza Lorenzo, W Lorenzo, forza Lorenzo, W Lorenzo, forza Lorenzo.

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