contratti a termine nulli / reintegro in azienda

  • Partecipante
    Salvatore del #45185

    Salve a tutti,
    mi chiamo Salvatore e sono un ex contratto precario che ora è in vertenza con l’ex azienda con la quale ho lavorato per circa 5 anni (mese più mese meno).
    Se mi permettete vorrei fare delle precisazioni che ho già letto e di cui ne ho personale esperienza:
    Per i contratti precari non vi è obbligo di riassunzione anche in caso di VITTORIA del proprio ricorso
    Non vi è nessuna norma di legge per chi è precario che sancisce che in caso di vittoria di ricorso, tu debba necessariamente essere reintegrato in azienda, in quanto non risulti essere stato licenziato ma risulti essere un ex lavoratore a cui è scaduto il contratto… Cosa diversa è per i lavoratori a tempo indeterminato (vedi Melfi) che essendo stati lincenziati ingiustamente devono essere OBBLIGATORIAMENTE REINTEGRATI sul posto di lavoro (art. 18 dello Statuto dei lavoratori).

    L’unica persona che ha la possibilità di reintegra sul posto di lavoro di ex lavoratori precari è IL GIUDICE DEL LAVORO (ripeto che la legge non prevede l’obbligo di reintegra in caso di vittoria di ricorso)

    Scusate se mi sono dilungato ma è un argomento che mi preme molto perchè mi tocca molto da vicino… Se poi volete sapere cose a riguardo il collegato a lavoro, sono qui… 😀

    Partecipante
    fabri del #45186

    Ciao Salvatore, vorrei precisare meglio quello che intendo io e riconfrontare con te e con altri il tutto.
    In un contratto a tempo determinato, in base alla 368/2001, in caso di irregolarità nella formulazione scritta (vedi primi interventi) si prevede che il contratto di lavoro si debba intendere a tempo indeterminato già dalla data del primo contratto stipulato.
    Ne conseguirebbe che non vi sia necessità di reintegro ma bensì il ripristino del rapporto di lavoro.
    Alla scadenza di un contratto anomalo che determina in seguito l’avvenuto instaurarsi di un contratto a tempo indeterminato non vi è licenziamento ma permane l’obbligo di rispetto delle formule contrattuali.
    Io mi inpegno con il contratto a fornire una prestazione, il datore si impegna corrispondere la paga per la prestazione ricevuta.
    Se il datore non volesse ancora il dipedente, da quello che so, potrebbe si tenerlo fuori dall’azienda ma dovrebbe corrispondergli comunque lo stipendio.
    Altra possibilità potrebbe essere quella di ripristinare il rapporto di lavoro e in seguito avviare una procedura di licenziamento, con tutte le caratteristiche che comporta.
    Sono forse fuori strada??

    Partecipante
    Salvatore del #45187

    Ciao Fabri,
    il tuo ragionamento è perfetto con l’unica precisazione che proprio perchè si parla di “contratti a termine” e NON di licenziamento, l’unica persona che sancisce il ripristino del posto di lavoro è il giudice… Prima del collegato al lavoro (L.183/2010) il giudice poteva condannare il datore di lavoro che ha fatto un contratto a termine illecito, al pagamento degli stipendi DALLA DATA DI MESSA IN MORA (e non da quando ti è scaduto il contratto) al ripristino al tuo posto di lavoro e sancire la conversione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato dalla data del contratto illecito (come hai detto te).
    Il ripristino del posto di lavoro era una conseguenza della MESSA IN MORA!!!
    Era un piccolo “scappatoia” per chiedere di avere “il posto di lavoro”…
    Ora con il “collegato al lavoro” le cose sono cambiate,purtroppo…
    In caso di vittoria e conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, il datore di lavoro è tenuto a risarciti dalle 2,5 alle 12 mensilità… E il posto di lavoro? Beh qui le cose si fanno più problematiche in quanto la “scappatoia” della MESSA IN MORA non esiste più e solamente il giudice con la sua interpretazione della legge, decide al reintegro/ripristino del rapporto di lavoro…
    Non per caso questo “collegato a lavoro” è già al vaglio della Corte Costituzionale che dovrò decidere se è legittimo oppure no…
    Pensa quanto sono incacchiato io che mi sono ritrovato a combattere con questo maledetto “Collegato al lavoro (L.183/2010 art.32)” in modo retroattivo in quanto io sto in causa dal 2008!!!

    Ps: anche io ho la 368/2001.
    Spero di non averti creato ulteriori dubbi ma ti posso dire che solamente chi è licenziato per legge (l.18 statuto dei lavoratori) ha la matematica certezza che in caso di vittoria viene reintegrato sul posto di lavoro…
    Per altri commenti ti potrò rispondere solo da lunedì…
    Buon weekend
    Salvatore

    Partecipante
    fabri del #45188

    Benvengano i dubbi, servono per arrivare a fare chiarezza.
    Il ministro Sacconi ha personalmente affermato che in caso della conversione del contratto (368/2001 e 183/2010 la conversione la prevedono), il dipendente ha in aggiunta solo un indennizzo del danno subito che va da 2.5 a 12 mensilità e che le 2 cose non sono da intendersi come opzioni: o una o l’altra ma si sommano.
    Con la 183/2010, il legislatore ha voluto limitare i costi per le aziende togliendo il periodo di mora; questa è la parte al vaglio della consulta.
    Se venisse affermato che il provvedimento sia incostituzionale, le aziende dovrebbero allora (1°)risarcire il dipendente di tutte le mensilità perse dalla messa in mora, (2°) secondo alcuni esperti, aggiungere anche l’ulteriore indennizzo di 2.5/12 mensilità, fermo restando il ripristino del rapporto.
    Ci sono articoli giuslavoristici molto precisi in materia, se non hai ancora avuto modo di vederli ti posso dare volentieri le dritte per arrivarci.
    Altro punto è quando parli di contratto a tempo determinato.
    Il fatto che , secondo la 368/2001 il contratto si debba intendere a tempo indeterminato, a mio avviso non pone neanche l’attenzione sull’art.18 dello statuto dei lavoratori.
    I contrtatti di lavoro si devono intendere ,tuttora, sempre e di norma a tempo indeterminato.
    L’apposizione del termine rimane tuttora come un evento possibile ma deve essere sempre sufficientemente giustificato e ben descritto.
    Se per gli effetti della 368/2001 e se il giudice rispetta la norma,viene riconosciuta la trasformazione a tempo indeterminato e si dovrebbe avere immediato ripristino del lavoro e le eventuali indennità o solo risarcimento o entrambe .(su quest’ultima possibilità aspettiamo il pronunciamento della cosulta.
    Di fatto, secondo me, con il ripristino, si riconosce che non cè stato licenziamento, quindi inutile il ricrso all’art. 18.
    A questo punto , se l’azienda comunque non ti vuole, ci potrebbero essere ancora 2 possibilità: Compromesso privato tra te e azienda con risoluzione monetaria oppure, dopo il ripristino del rapporto, lanciare il primo licenziamento nei tuoi confronti.
    Il licenziamento però deve sempre essere giustificato e legittimo, ed eventualmente potrai li ricorrere all’art-18.

    Se qualcuno ha informazioni più precise, Vi prego, aggiungete sotto il Vostro parere.

    Partecipante
    fabri del #45189

    Antonio , di anche tu la tua!

    Partecipante
    Salvatore del #45190

    @fabri wrote:

    Benvengano i dubbi, servono per arrivare a fare chiarezza.
    Il ministro Sacconi ha personalmente affermato che in caso della conversione del contratto (368/2001 e 183/2010 la conversione la prevedono), il dipendente ha in aggiunta solo un indennizzo del danno subito che va da 2.5 a 12 mensilità e che le 2 cose non sono da intendersi come opzioni: o una o l’altra ma si sommano.
    Ci sono articoli giuslavoristici molto precisi in materia, se non hai ancora avuto modo di vederli ti posso dare volentieri le dritte per arrivarci.

    Magari fosse così semplice: ci sono giudici come dice te che hanno dis-applicato il “collegato” sommando l’indennità di mora e l’indennizzo ma ci sono anche giudici che hanno ritenuto l’indennità come sostitutiva di quella di messa in mora (vedi commento della Cassazione che ha anch’essa alzato la “non manifesta costituzionalità della legge”). Ed infine ci sono giudici che hanno attuato il “collegato al lavoro” così nella forma più datoriale (niente messa in mora e solo indennità, ho almeno 10 sentenze in merito!). Non vi è una interpretazione “valida per tutti” ed infatti si aspetta la dichiarazione della Corte Costituzionale. Addirittura alcuni giudici preferiscono sentenziare solamente per conversione del contratto di lavoro, rimandando a data postuma la decisione sull’eventuale risarcimento (sentenza parziale).

    Il ministro Sacconi ha personalmente affermato che in caso della conversione del contratto (368/2001 e 183/2010 la conversione la prevedono), il dipendente ha in aggiunta solo un indennizzo del danno subito che va da 2.5 a 12 mensilità e che le 2 cose non sono da intendersi come opzioni: o una o l’altra ma si sommano.

    Purtroppo il ministro può dire quello che gli pare, il Parlamento è un conto e la giurisprudenza è un altro… Comunque come forse ben già saprai, la frase del ministro Sacconi è stata riportata in modo completo anche dal giudice di trani quando ha alzano la “non manifesta costituzionalità” alla Consulta.

    Di fatto, secondo me, con il ripristino, si riconosce che non cè stato licenziamento, quindi inutile il ricorso all’art. 18.

    Sembrerebbe così, eppure nel dubbio consiglio di chiedere anche il diritto al licenziamento illegittimo (ex. art.18), in quanto ci sono sentenze della Corte di Milano che in alcuni casi ha ritenuto il foglio di “cessazione per scadenza del termine” come un vero e proprio atto di licenziamento (nel dubbio meglio non rischiare).
    Come vedi di ogni caso vi è anche il perfetto contrario… Non per questo, personalmente, non ho fatto vertenza, anzi… 😀
    Salvatore

    Partecipante
    fabri del #45191

    Se questo è l’andazzo……!
    Mi sta sul c…. che dobbiamo subire le conseguenze di aziende che non conoscono e non sanno fare contratti di lavoro.
    Ti pui immaginare quanto mi sta sui c……. il fatto che dobbiamo soccombere ad una classe politica che afferma una cosa ma che si rivela intenderne un’altra a seconda dell’interpretazione.
    Non si puà accettare l’ambiguità quando a pagare sono dei poveri lavortori che cercano di mantenersi un futuro quasi di m…. a cui hanno pienamente diritto per la sopravivenza.
    Comunque vada NON possiamo tacere ne permetterci di subire affronti di questo tipo.
    Tanto meno meritiamo una classe politica di questo tipo.

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