quando il legale sbaglia…

Pubblicato in: Discussioni libere


  • Partecipante
    fabri del #44009

    Cari amici,
    ho avuto una consulenza con studio di una pratica da parte di un legale giuslavorista.
    La consulenza scritta mi è costata un bel pò.
    La sua dichiarazione scritta mi vede contrario alla tesi da lui esposta.
    Non sono un legale ma qualcosa sappiamo mettere insieme anche noi.
    Non scendo in tutti i particolari ma mi limito ad esporre i più eclatanti.
    La controversia riguarda la nullità del termine apposto a dei contratti a tempo determinato per una serie di eventi: (mancato rispetto dei tempi di stacco tra un contratto e l’altro, mancata indicazione delle motivazioni per cui si pone un termine ai contratti, 2 proroghe consecutive ed, infine, il superamento dei 36 mesi).
    Il legale afferma e scrive testualmente: Per consolidata giurisprudenza l’azione che intendiamo intraprendere si qualifica non come impugnazione di licenziamento, ma come nullità parziale.
    Ne deriva che non sono applicabili le disposizioni sui licenziamenti individuali con conseguente esclusione, in particolare, della possibilità di ottenere giudizialmente l’ordine, a norma dell’art.18 statuto dei lavoratori, di reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
    La conversione del rapporto a termine nel rapporto a tempo INDeterminato da, si, il diritto al dipendente di riprendere il suo posto, ma, ove ciò gli venga negato dal datore di lavoro, egli può solo pretendere l’indennità risarcitoria di cui all’art.18 comma 5 legge 300/70.[/u
    ]Tale indennità è commisurata a 15 mensilità della retribuzione globale di fatto.”[/b]

    Il datore di lavoro è una azienda con oltre mille dipendenti.
    Dalla mia lettura del comma 5 della legge 300/70 leggo che :”” al dipendente è data la facoltà di optare per l’indennizzo di 15 mensilità in sostituzione della reintegra”” e NON il contrario come scrittomi.

    La consulenza concludeva con il paventarmi uno scenario molto incerto e fosco e mi invitava a considerare con attenzione e favorevolmente l’offerta monetaria fatta dalla azienda come soluzione al contenzioso.

    Ho revocato il mandato allo studio legale e sono passato ad un altro studio il quale non si pronuncia sull’operato del collega precedente.

    Non è che, per caso, le affermazioni fatte e il caloroso invito fossero dovute al fatto che, con lo studio legale, si era pattuito che la parcella sarebbe stata il 10% sull’ammonatre delle somme da risarcimento??

    E’passato solo qualche mese da questi fatti, mi sembra che quanto scrittomi sia perlomeno dubbio dal mio punto di vista e volto ad obbiettivi certamente non nel mio interesse visto che il mio obbiettivo era ed è ottenere la trasformazione del contratto e il relativo ripristino del rapporto.

    Voi che pensate di quanto scrittomi ??
    Mi posso tutelare se quanto esposto non corrispondesse al vero, come suppongo, e fosse più contro ai miei interessei che a favore??

    Grazie agli esperti che si sentono di darmi un consiglio.


    Partecipante
    carla binci del #45543

    Posso solo dirti che nella legge + conosciuta come Collegato Lavoro all’art.32 si dice che nei casi di conversione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento di un’indennità da un minimo di 2,5 mensilità ad un massimo di 12 mensilità…tale previsione deve essere intesa come aggiuntiva alla conversione del contratto.

    penso che sia complicato risponderti esaurientemente per mail! ❗


    Partecipante
    luca1966 del #45544

    Credo che, per quanto l’interpretazione data della fattispecie del contratto a tempo determinato ed il diritto ad impugnarne il termine sia corretta e condivisibile secondo giurisprudenza consolidata, il legale avrebbe dovuto accennarti alle modifiche radicali imposte dalla legge 183/2010 (cd. Collegato lavoro), art. 32, che, nei commi successivi al primo, parifica – per quanto riguarda il termine per le impugnazioni (per un licenziamento ritenuto illegittimo, come per una presunta nullità del termine apposto al contratto) – i contratti atipici (tipici cioè del precariato) a quelli a tempo indeterminato. Lo stesso articolo trasforma il danno in “vizio”, sostituendo al suo risarcimento (che per consolidata giurisprudenza corrisponde alle retribuzioni di fatto dall’impugnazione/offerta delle prestazioni alla sentenza di reintegro), una indennità standard compresa tra 2,5 e 12 mensilità. Quest’ultima parte della norma è stata rimessa alla Corte Costituzionale dal Tribunale di Trani e dalla C. di Cassazione attorno a febbraio 2011, mentre la Consulta dovrà esprimersi il giorno 4 ottobre 2011. Lo “scalpore” dei giudici rimettenti, e di gran parte dei giuslavoristi, si fonda proprio sul contrasto della novella rispetto al diritto vivente evocato dal (tuo ex) legale. Riguardo al “novello” regime decadenziale, esso sarebbe di 60 giorni per l’impugnazione (per i licenziamenti era già di 60 giorni da 45 anni: termine per l’impugnazione dell’atto di recesso notificato dal datore al lavoratore) e di ulteriori 270 giorni per il deposito del ricorso. Per i contratti (a TD, cococo etc.) e licenziamenti (atto di recesso) pregressi (scaduti prima del 24 novembre 2010: entrata in vigore della legge 183/10), la decadenza del diritto ad impugnare il termine (ma dovrebbe più propriamente dirsi: la prescrizione dell’abuso datoriale), ovvero l’atto di recesso, era fissato a 60 giorni dalla data predetta, ossia entro il 24/01/2011 (domenica, quindi in sostanza il 23). A febbraio il cd. decreto Milleproroghe ha posticipato al 31/12/2011 l’efficacia del termine decadenziale dei 60 giorni appena introdotto, e valevole per tutte le fattispecie predette. Pertanto il precario che ritenga viziato il proprio contratto (ad es.) dell’anno scorso, lo può fare entro la conclusione dell’anno in corso. L’emendamento, introdotto obtorto collo dalla maggioranza proprio allo scopo di rendere graduale l’introduzione dell’art. 32 (vero e proprio secondo ammazza precari), ha subito all’ultimo alcune (proditorie) modifiche nella forma, che lo hanno reso permeabile a letture distorte. Ma in dottrina, l’interpretazione più sobria, e fedele proprio al testo così come emendato, corrisponde a quanto sopra.

    Spero di non essermi dilungato troppo. Mi hanno detto che è bene cambiare ogni anno dentista.. forse vale per ogni categoria di professionisti? Ciao


    Partecipante
    Francescol del #45545

    Non penso che il tuo legale abbia optato per insistere sul risarcimento piuttosto che sul reintegro per questioni puramente economiche (il 10% sulla somma se ho capito bene)
    Evidentemente avrà valutato, dopo aver esaminato la documentazione che gli hai prodotto, che non è così certo di riuscire ad ottenere la trasformazione del tuo rapporto di lavoro a tempo inderminato.
    E anche se tu riuscissi ad ottenerlo ti posso assicurare che ci sono mille modi per riuscire a farti dimettere:ti potrebbero cambiare continuamente di sede (è un’azienda grande se ho capito bene); oppure ti potrebbero costringere ad effettuare attività lunghe e ripetitive per tutto l’orario lavorativo e tu ovviamente non potresti rifiutarti (prima o poi uno cede). Anch’io al suo posto avrei optato per avere il risarcimento subito piuttosto che intraprendere un’azione legale dalla durata ma soprattutto dall’esito incerto. E poi se sei stato per più di 36 mesi nella stessa azienda significa che hai delle competenze significative che possono essere spese facilmente sul mercato, quindi non dovresti avere difficoltà a trovare un nuovo impiego nel medesimo settore produttivo.

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