Inps: indennità di mobilità e compatibilità con l'attività di lavoro autonomo o subordinato, lavoro accessorio e co.co.co

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Circolare Inps sulla compatibilità dell'indennità di mobiltà con lo svolgimento di attività lavorativa dipendente e autonoma.

L’Inps con circolare nr. 67 dello scorso 14 aprile, fornisce alcune indicazioni circa la compatibilità dell’indennità di mobilità con lo svolgimento di attività lavorativa e la eventuale cumulabilità della relativa remunerazione con l’indennità medesima.

Indennità di mobilità e lavoro subordinato

Nel caso in cui il beneficiario di indennità di mobilità venga assunto con un contratto di lavoro subordinato, gli istituti della sospensione e della decadenza dall’indennità di mobilità sono espressamente regolati dagli artt. 8 e 9 della legge 23 luglio 1991, n. 223 .

In base a tali disposizioni, se il lavoratore che sta percependo la mobilità, accetta l’offerta di un lavoro subordinato, a tempo determinato o a tempo parziale (sia esso a tempo determinato o indeterminato) dandone tempestiva comunicazione all’INPS, la prestazione, viene sospesa mantenendo tuttavia l’iscrizione nella lista.

In tal caso le giornate di lavoro prestate non sono computate ai fini della determinazione del periodo di durata del trattamento di mobilità fino al raggiungimento di un numero di giornate pari a quello dei giorni complessivi di spettanza del trattamento: si produce cioè uno slittamento della data di fine prestazione che, tuttavia, non può essere superiore alla durata della prestazione inizialmente prevista.

Se invece, si firma un contratto per un nuovo lavoro a tempo indeterminato, l’indennità di mobilità, viene a cessare.

L’articolo 9, ai commi 7 e 8, prevede tuttavia la possibilità di reiscrizione in caso di mancato superamento del periodo di prova (fino ad un massimo di due volte) ovvero laddove il lavoratore non sia giudicato “idoneo alla specifica attività cui l’avviamento si riferisce”.

Un’ulteriore possibilità di reiscrizione è prevista dall’articolo 2, comma 6, del decreto-legge n. 299/1994 (convertito con modificazioni dalla legge n. 451/1994), a norma del quale il lavoratore in mobilità assunto a tempo indeterminato e successivamente licenziato senza aver maturato dodici mesi di anzianità aziendale presso la nuova impresa, di cui sei di lavoro effettivamente prestato, “è reiscritto nelle liste di mobilità ed ha diritto ad usufruire della relativa indennità per un periodo corrispondente alla parte residua non goduta decurtata del periodo di attività lavorativa prestata”.

In tutti questi casi, l’indennità di mobilità è incompatibile con la retribuzione; unica eccezione è il caso di “mobilità lunga”,finalizzato al pensionamento di vecchiaia.

Compatibilità dell’indennità di mobilità con lo svolgimento di lavoro autonomo o di co.co.co

In materia di lavoro autonomo nessuna norma specifica prevede gli istituti della sospensione e della decadenza.

E’ prevista dalla l.n. 223/1991 la facoltà per il lavoratore in mobilità di ottenere, qualora ne faccia richiesta, la corresponsione anticipata della prestazione in un’unica soluzione per intraprendere un’attività autonoma o associarsi in cooperativa, escluse le mensilità eventualmente già godute.

Il lavoratore che esercita tale facoltà viene cancellato dalla lista di mobilità. L’indennità anticipata dovrà essere restituita, nel caso in cui, entro 24 mesi dalla data di corresponsione dell’importo, il lavoratore instauri un rapporto di lavoro subordinato.

L’art. 4 del decreto legislativo prevede inoltre la conservazione dello stato di disoccupazione a seguito di svolgimento di attività lavorativa tale da assicurare un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione. Tale limite di reddito, è pari:

  • per il lavoro autonomo, ad euro 4.800 annui (art. 13, comma 5);
  • per le collaborazioni coordinate e continuative in euro 8.000 annui (articolo 13, comma 1).

In questi ultimi casi, la remunerazione potrà cumularsi con l’indennità nei limiti previsti dall’art. 9 comma 9, della legge n. 223 del 1991 e cioè “ nei limiti in cui sia utile a garantire la percezione di un reddito pari alla retribuzione spettante al momento della messa in mobilità, rivalutato in misura corrispondente alla variazione dell’indice del costo della vita calcolato dall’ISTAT ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei lavoratori dell’industria”.

Compatibilità e cumulabilità dell’indennità di mobilità con le prestazioni di lavoro accessorio nel limite massimo di 3.000 euro per gli anni 2009 e 2010

L’art. 70 del D.Lgs. 10.9.2003 n. 276 sul lavoro accessorio, consente – in via sperimentale per gli anni 2009 e 2010 di cumulare le prestazioni integrative del salario e le altre prestazioni di sostegno del reddito con i redditi derivanti da lavori accessori entro il limite di 3.000 euro per anno solare.

Per il solo caso di emolumenti da lavoro accessorio che rientrano nel limite dei 3.000 euro annui l’interessato non sarà obbligato a dare alcuna comunicazione.

Pertanto, laddove al contrario fosse superato il limite dei 3.000 euro per anno solare, il lavoratore, ha l’obbligo di dare “… comunicazione entro 5 giorni dall’assunzione alla  competente Sede dell’INPS”  dell’avvenuta rioccupazione (circ. n. 16 del 23 gennaio 1997, punto 4). Nel caso non provveda, il lavoratore è cancellato dalla lista di mobilità e decade dal trattamento.

Nel caso di più contratti di lavoro accessorio stipulati nel corso dell’anno   2009 e dell’anno 2010 e retribuiti singolarmente nel limite di 3.000 euro per anno solare, che sommati ad altri redditi per lavoro accessorio determinino superamento del predetto limite dei 3.000 euro, la comunicazione di cui trattasi andrà effettuata prima del superamento medesimo.

Infine, la circolare fornisce chiarimenti in merito all’ipotesi di lavoratore in mobilità che chiede l’anticipazione della mobilità per associarsi in cooperativa.

Per consultare l’intera circolare cliccate qui

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • nico

    come lavoratore in mobilita posso dare una mano a mia figlia che gestisce un negozio aiutarla quindi nella vendita senza percepire reddito e non perdere l'assegno mensile di mobilita'?

    • daniela

      si puoi aiutarla con i buoni lavoro o woucher l'importante che non superi i 3000 euro lordi all'anno . io ho lo stesso problema e ho fatto cosi'. ciao

  • manu

    a tanto tempo ke lavora hai lavori socialmente utili ed e subordinato .

  • marcello

    sono un impiegato quadro andato in mobilità dicembre 2011 nel 2012 farò 40 di contributi mi hanno detto che andrò in pensione con i vecchi requisiti cioè 40 anni + finistra(sarà verò?)se un azienda mi chiamasse x un contratto di 10 mesi chiaramente uscirei dalla mobilità x poi rientrarvi al termine dei 10mesi domanda manterrò sempre gli stessi diritti?nel senso 40 anni + finestra o andrò con i requisiti nuovi??in quel caso mi conviene rifiutare giusto?

    • Ciao Marcello, è un po' troppo difficile come argomento, non sono certo della risposta, quindi ti consiglio un buon patronato, oppure puoi andare direttamente all'INPS per non correre rischi inutili.