Congedo di maternità flessibile e riposi per allattamento, istruzioni INPS

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Chiarimenti Inps sulla nuova disciplina del congedo di maternità e dei riposi giornalieri per allattamento come modificati dal d.lgs. 119/2011

L’Inps con circolare nr 139 del 27 ottobre, fornisce istruzioni in merito alla nuova disciplina sul congedo di maternità e dei riposi giornalieri per allattamento in caso di adozione o affidamento.

In attuazione della delega contenuta nell’art. 23 della legge 183/2010, (collegato lavoro), è stato emanato il decreto legislativo n. 119 del 18 luglio 2011, recante “delega al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi”.

Come ricorderete, l’art. 2 del decreto va a modificare l’articolo 16, d. lgs 151/2001, in materia di flessibilità del congedo di maternità; aggiungedo il comma 1-bis:

Nel caso di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza successiva al 180° giorno dall’inizio della gestazione,  nonché in caso di decesso del bambino alla nascita  o durante il congedo di maternità, le lavoratrici hanno facoltà di riprendere in qualunque momento l’attività lavorativa,  con un preavviso di dieci giorni al datore di lavoro, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario Nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla loro salute.”

Il comma 1 dell’art. 16 del T.U. prevede il divieto del datore di lavoro di adibire al lavoro le lavoratrici in avanzato stato di gravidanza nonché durante il periodo di puerperio. Ne consegue che, ove la lavoratrice, anche con il proprio consenso, prestasse attività di lavoro nei periodi di congedo indicati dall’art. 16 del T.U., il datore di lavoro incorrerebbe nella sanzione prevista al successivo art. 18, ossia nell’arresto fino a sei mesi.

Con l’entrata in vigore dell’art. 2 del decreto 119/2011, che ha aggiunto all’art. 16 del vigente T.U. il comma 1 bis, il legislatore – fermo restando, in circostanze normali, il divieto per il datore di lavoro di adibire la lavoratrice all’attività lavorativa  nei periodi di cui all’art. 16 – ha introdotto la possibilità per la lavoratrice di riprendere, in presenza di particolari eventi e a determinate condizioni, l’attività lavorativa, rinunciando in tutto o in parte al congedo di maternità post partum.

Gli eventi che consentono alla lavoratrice in congedo di maternità di optare per la ripresa del lavoro sono:

  • l’interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza successiva al 180° giorno dall’inizio della gestazione;
  • il decesso del bambino alla nascita ovvero durante il congedo di maternità. Riguardo all’interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza, si ritiene che la facoltà di riprendere l’attività lavorativa sia riconoscibile anche in caso di interruzione verificatasi in coincidenza del 180° giorno (messaggio Inps n. 9042 del 18.04.2011).

Tale facoltà, continua il messaggio, è esercitabile a condizione che il ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) oppure convenzionato con il SSN ed il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro attestino che la ripresa dell’attività non arrechi pregiudizio alla salute della lavoratrice interessata. La norma prevede anche un preavviso di 10 giorni al datore di lavoro.

La lavoratrice che riprende l’attività lavorativa, rinunciando in tutto o in parte al congedo di maternità post partum, non ha diritto all’indennità di maternità a decorrere dalla data della ripresa dell’attività stessa.

Pertanto, i datori di lavoro tenuti all’anticipazione dell’indennità di maternità per conto dell’Inps, potranno portare a conguaglio le somme anticipate a tale titolo fino al giorno precedente alla data della ripresa dell’attività  lavorativa.

Comunicazioni all’INPS

Sarà compito della lavoratrice portare a conoscenza dell’INPS l’evento che ha reso possibile l’esercizio dell’opzione in esame nonché la data in cui è avvenuta la ripresa dell’attività lavorativa.

In particolare, in caso di interruzione di gravidanza la lavoratrice produrrà all’INPS come di regola, certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto e certificazione sanitaria attestante la data in cui si è verificata l’interruzione di gravidanza.

Riguardo all’altra ipotesi – ossia decesso del bambino verificatosi al momento del parto oppure durante il periodo di congedo post partum – la lavoratrice che intenda avvalersi della facoltà di cui trattasi presenterà all’Inps il certificato di morte del bambino oppure, in alternativa, dichiarazione sostitutiva di certificazione ai sensi dell’art. 46 del d.p.r. 445/2000.

La data di ripresa dell’attività è invece comprovata dalla lavoratrice mediante dichiarazione sostitutiva di fatto notorio, ai sensi dell’art. 47 del medesimo d.p.r. 445/2000. In particolare l’interessata è tenuta a dichiarare sotto la propria responsabilità:

  1. di aver presentato al datore di lavoro le specifiche attestazioni mediche previste dal comma 1 bis, nelle quali è dichiarato che le proprie condizioni di salute sono compatibili con la ripresa del lavoro;
  2. la data di ripresa dell’attività lavorativa.

Tutte queste istruzioni trovano applicazione anche riguardo alle lavoratrici iscritte alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della L. 335/1995.

Infatti, considerato che, a seguito dell’entrata in vigore del D.M. 12.07.07, il divieto di prestare attività lavorativa nei periodi di cui all’art. 16 T.U. è esteso anche le lavoratrici iscritte alla gestione separata (circ. 137/2007), appare evidente che la modifica normativa oggetto d’esame – innovativa dell’art. 16 T.U. – debba trovare applicazione anche nei confronti di tali categorie di lavoratrici.

Modifica del comma 1 dell’art. 45 del T.U. in materia di riposi giornalieri “per allattamento” in caso di adozione o affidamento (art. 8 del D.Lgs. 119/2011)

L’art. 8 del decreto in esame modifica il comma 1 dell’art. 45 del T.U. disponendo che i riposi giornalieri per allattamento, in caso di adozione o affidamento, sono fruibili “entro il primo anno dall’ingresso del minore nella famiglia” anziché “entro un anno di vita del bambino”.

La novella in esame, tuttavia, interviene esclusivamente da un punto di vista formale posto che, sul piano sostanziale del diritto, già a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 104 del 9 aprile 2003, i riposi in questione sono fruibili dai genitori adottivi/affidatari entro un anno dall’ingresso in famiglia del minore.

Si rammenta infatti che la Corte costituzionale, con la citata sentenza, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 45 del T.U. nella parte in cui prevede che i riposi giornalieri di cui agli artt. 39, 40 e 41 del T.U. “si applichino, anche in caso di adozione e di affidamento, “entro il primo anno di vita del bambino” anziché “entro il primo anno dall’ingresso del minore nella famiglia”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • sonia albanese

    Salve a tutti. Ho un pò di dubbi sulla domanda di congedo x maternità. la mia data presunta parto è il 07/09/12. il 29/5 ho fatto domanda al patronato, volevo arrangiarmi ma il PIN mi arrivava solo a metà e così.. ho chiesto la flessibilità allegando tutti i documenti -certificato del medico SSN di buona salute e autodichiarazione dell’azienda che non sono obbligati a sorveglianza sanitaria. L’impiegata si è dimenticata di vistare la casella in cui si dichiara che non sono parente del titolare dell’azienda e così mi hanno detto di tornare a correggere.. Ma poi ho chiesto più informazioni al numero verde e mi hanno detto che i certificati devono essere emessi nel corso del 7° mese altrimenti la domanda di flessibilità non è valida.. In pratica li ho presentati troppo presto, E’ così? In effetti i miei sono datati quando ero in 5 mesi e mezzo, ma scusate, nel modulo dell’INPS non è forse scritto di presentare domanda ENTRO IL SETTIMO MESE? Non c’è scritto NEL CORSO del settimo mese.. Insomma devo farmeli rifare e ripresentarli? (ossia perdere altre 2 ore al patronato?) grazie della risposta. Sonia

  • Antonio

    Ciao Sonia, vista la delicatezza della questione credo che le 2 ore siano spese più che bene… il mio consiglio è di far seguire la pratica a persone esperte in materia per non rischiare di compiere errori e compromettere irrimediabilmente la pratica 😉