Dal Governo arriva il pacchetto di misure per agevolare il lavoro femminile

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Il 1 dicembre 2009, il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, hanno presentato un Piano strategico di azione denominato " Italia 2020" per la conciliazione e le pari opportunità nell’accesso al lavoro. Si tratta di un pacchetto di misure a favore delle donne lavoratrici. Tali misure sono previste nel medio periodo con effetti, per taluni versi anche immediati.

Il 1 dicembre 2009, il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, hanno presentato un Piano strategico di azione denominato ” Italia 2020″ per la conciliazione e le pari opportunità nell’accesso al lavoro. Si tratta di un  pacchetto di misure a favore delle donne lavoratrici. Tali misure sono previste nel medio periodo con effetti, per taluni versi anche immediati.

Il piano di azione proposto è suddiviso in cinque linee di azione:

Potenziamento dei servizi di assistenza per la prima infanzia e Sperimentazione dei buoni lavoro per la strutturazione dei servizi privati di cura e assistenza alla persona.

Si ipotizza un vero e proprio piano di diffusione dei servizi di cura, per consentire la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di famiglia, attraverso lo sviluppo, accanto ai servizi di carattere istituzionale (pubblici, privati, aziendali etc) dei nidi familiari, già sperimentati positivamente in Trentino Alto Adige. Si prevede la creazione di veri e propri albi di badanti e baby sitter tenuti dal comune che dovrà anche garantire le referenze delle persone iscritte all’albo.

Per la strutturazione dei servizi di cura e assistenza alla persona il governo, ritiene decisivo investire sull’utilizzo di uno strumento agile come i buoni lavoro, che uniscono semplicità gestionale dei rapporti di lavoro ad una adeguata tutela previdenziale e assicurativa degli operatori del settore, entro limiti prestabiliti di compensi con il singolo committente.

Afferma il ministro Sacconi che quella dei “nidi familiari può essere una opportunità di lavoro remunerata attraverso i buoni prepagati agevolati; per i datori di lavoro (ossia le famiglie) il contributo sarà del 20% onnicomprensivo e per il percettore, il guadagno nei limiti di 5000 € è da considerarsi esen tasse

I buoni lavoro potranno essere utilizzati per prestazioni occasionali di tipo accessorio e, in particolare, per l’avvio, in collaborazione con cooperative sociali e di servizio e associazioni del non profit, di nidi familiari con non più di cinque/sei bambini assistiti da personale che opera presso il proprio domicilio o in altro ambiente adeguato a offrire cure familiari.

Revisione dei criteri e delle modalità per la concessione dei contributi (articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53).

L’articolo citato riguarda “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”. A seguito delle modifiche contenute nell’articolo 38 della legge 18 giugno 2009, n. 69, si è rilanciato lo strumento al fine di promuovere progetti sperimentali che attuino con maggiore efficacia ed effettività misure dirette a sostenere i soggetti con responsabilità genitoriali o familiari, – favorendo la rimozione degli ostacoli alla piena realizzazione del principio di uguaglianza sostanziale in ambito familiare e lavorativo; – promuovendo il miglioramento della qualità delle relazioni familiari, grazie a un maggiore equilibrio tra vita privata e vita professionale, da attuare con il coinvolgimento di soggetti esterni alla famiglia (istituzioni, imprese, associazioni).

Una parte delle risorse verrà espressamente finalizzata ad attività di promozione e informazione, compresa una campagna pubblicitaria televisiva, nonché di consulenza alla progettazione, di monitoraggio delle azioni e alla eventuale infrastrutturazione di reti territoriali a supporto diretto delle aziende.

Inoltre si procederà alla realizzazione di un software unico da mettere a disposizione degli attori che promuovono progetti volti a realizzare banche delle ore.

I progetti di conciliazione dovranno prevedere almeno una delle seguenti tipologie di azioni positive:
– progetti articolati per consentire alle lavoratrici e ai lavoratori di usufruire di particolari forme di flessibilità degli orari e della organizzazione del lavoro, quali, lavoro a tempo parziale reversibile, telelavoro e lavoro a domicilio, banca delle ore, orario flessibile in entrata o in uscita, su turni e su sedi diverse, orario concentrato, con specifico interesse per i progetti che prevedano di applicare, in aggiunta alle misure di flessibilità, sistemi innovativi per la valutazione della prestazione e/o dei risultati;
– programmi e azioni, comprese le attività di formazione e aggiornamento, volti a favorire il reinserimento delle lavoratrici e dei lavoratori dopo un periodo di assenza dal lavoro non inferiore a sessanta giorni a titolo di congedo di maternità e paternità o parentale, o per altri motivi legati ad esigenze di conciliazione;
– progetti che, anche attraverso l’attivazione di reti tra enti territoriali, aziende e parti sociali, promuovano interventi e servizi innovativi in risposta alle esigenze di conciliazione delle lavoratrici e dei lavoratori.

Nuove relazioni industriali per il rilancio del lavoro a tempo parziale e degli altri contratti a orario ridotto, modulato e flessibile.

Alla Consigliera nazionale di parità è stato affidato il compito di monitoraggio di quanto si registra nei mercati del lavoro e nelle singole unità produttive, attraverso la costituzione di un osservatorio sul lavoro a tempo parziale e sulle forme di lavoro a orario ridotto, modulato e flessibile, che avrà il compito di verificare quanto avviene:, nei singoli settori produttivi; nelle diverse aree del Paese; nei contratti collettivi di secondo livello; nella prassi aziendale. Obiettivo dell’Osservatorio: raccogliere e divulgare buone prassi.

A tale riguardo si ricorda che si potrà beneficiare delle misure fiscali di detassazione delle somme erogate per premi di produttività previste dall’articolo 2 del decreto legge n. 93 del 2008 convertito nella legge n. 126 del 2008 e ora confermate, per il 2009, dal decreto legge n. 185 del 2008 convertito nella legge n. 2 del 2009. All’interno della misura potranno perciò rientrate tutti i premi, concordati a livello individuale o collettivo, comunque legati a risultati di efficienza organizzativa (tra cui anche le misure di conciliazione e la modulazione degli orari e dei tempi di lavoro).

La nuova occupazione nel contesto dei cambiamenti in atto: green job anche al femminile.

Accanto allo sviluppo dei servizi alla persona e anche alle imprese, particolarmente cruciale sarà, nei prossimi anni, la sfida delle energie rinnovabili. Il potenziale occupazionale totale potrebbe raggiungere le 250mila unità lavorative nel settore.

Oltre al settore della produzione di energia da fonti rinnovabili, la transizione verso una economia sostenibile avrà un impatto, in termini di nuove figure professionali di tipo trasversale e anche in altri settori, come l’edilizia, i trasporti e l’agricoltura.
Trattandosi di settori in cui le donne sono tradizionalmente sottorappresentate è necessario assicurare che tale transizione abbia un impatto di genere positivo.
Per evitare un aumento nel livello di segregazione occupazionale, il Governo propone di sostenere due principali linee di azione:

  • promuovere iniziative volte a incrementare la partecipazione femminile in settori di occupazione non tradizionali, in particolare in quello energetico. Questo significa assicurare pari opportunità di accesso di percorsi di formazione e riqualificazione professionale che, necessariamente, andranno adeguati alle nuove esigenze del mercato del lavoro e ai nuovi skill richiesti dal mercato;
  • promuovere attività informative sulle opportunità esistenti in tali settori e assicurare, attraverso il dialogo sociale, condizioni di lavoro che  favoriscano la conciliazione fra tempi di vita e di lavoro.
    In collaborazione con il Ministero della Istruzione, della Università e della Ricerca, inoltre si cercherà di contribuire alla creazione di apposite figure professionali volte a favorire il risparmio energetico e la protezione dell’ambiente in quei settori in cui le donne sono maggiormente rappresentate come l’istruzione, la sanità, i servizi sociali e di assistenza alla persona.

Riportare a Bruxelles il Dossier “Contratti di inserimento al lavoro” per le donne del Mezzogiorno.

Si prevede di aprire con Bruxelles un negoziato sulle ulteriori misure di sostegno e incentivazione della occupazione femminile nel Mezzogiorno, a partire dal contratto di inserimento al lavoro per le donne.

Il contratto di inserimento è un contratto a termine, di durata non inferiore a nove mesi e non superiore ai diciotto, diretto a realizzare l’inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro di alcune categorie di persone svantaggiate, tra cui le donne di qualsiasi età, residenti in un’area geografica in cui il tasso di occupazione femminile sia inferiore almeno del 20 per cento a quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile superi del 10 per cento quello maschile.

Fonte: www.governo.it

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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