Per la Gelmini stare a casa dopo un parto è un privilegio

Il ministro dell'istruzione, nei giorni scorsi, ha dichiarato con molta innocenza che il "congedo di maternità altro non è che un privilegio".

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +

Il ministro dell’istruzione, nei giorni scorsi, in una intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato con molta innocenza che il “congedo di maternità altro non è che un privilegio”. Non contenta, ha anche aggiunto: “Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici”.

Intanto qualcuno faccia sapere al ministro che non si parla di  un privilegio ma di un diritto sancito da leggi dello Stato ed è strano che, un membro del governo non lo sappia.

In italiano la parola privilegio ha altro significato: “Diritto, concessione particolarmente vantaggiosi accordati a una o a poche persone in deroga alla norma comune”; il diritto è nozione più ampia ossia, “Ciò che ogni cittadino può giustamente rivendicare di fronte alla comunità; ciò che è stabilito dalla legge”.

A parte questo, ritengo estremamente gravi le affermazioni della Gelmini e, non solo perchè costituiscono un attacco ad uno dei principi base dell’ordinamento, ma soprattutto perchè a dirlo è un rappresentante del governo nonchè donna e neo mamma!

Le norme sul congedo di maternità non sono state buttate li dal legislatore perchè, non sapeva cosa fare. Hanno un senso; il nostro ordinamento ha sempre tutelato l’assolvimento dei compiti di maternità e cura dei figli, ritenendo “essenziale” la funzione familiare svolta dalla donna.

Su tutte, basta ricordare l’art. 37 della Costituzione che recita così: “ La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione….”

Forse il ministro non sa che, attualmente il numero di donne disoccupate è pari a 1 milione 44 mila unità, con un aumento del 4,8 per cento rispetto febbraio (dati istat), e che fior fior di studi hanno evidenziato come per una donna sia difficilissimo rientrare nel circuito lavorativo dopo la maternità. Forse il ministro dimentica che proprio perchè “sono poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi”, i figli nel nostro bel paese non si fanno proprio più.

Certo che è complicato conciliare lavoro e maternità ma lo è soprattutto perchè le donne non sono messe in grado di lavorare con un neonato; persino nelle strutture pubbliche mancano nursery vicino al luogo di lavoro che consentano alle mamme di lasciarci il proprio figliolo e andarci magare per allattare o durante la pausa pranzo, figuriamoci nel privato…

E poi si parla di sacrifici? Ma il Ministro sa come si vive con soli mille euro al mese tra affitti, mutui, prestiti bollette e biberon? Sa di mamme precarie che non riescono a pianificare oltre i dodici mesi perchè non sanno se avranno ancora un lavoro o meno. Secondo Lei, ministro, è possibile mantenere una baby sitter con lo stipendio da fame di una famiglia media italiana?

Le donne italiane non sono tutte al capo di un dicastero, pertanto non hanno stipendi stratosferici e molto tempo per rilasciare interviste o comparire nelle televisioni. Le donne italiani sanno che devono fare i salti mortali per poter continuare a sopravvivere e non a vivere!

I sacrifici son ben altri da quelli che intende il Ministro. Un sacrificio è anche quello che hanno fatto tantissimi avvocati (compreso la sottoscritta) che, hanno preferito letteralmente sudare sangue per superare l’esame di abilitazione nella corte d’appello competente piuttosto che prendere armi e bagagli e viaggiare in direzione Reggio Calabria, al tempo, isola d’oro per ottenere l’abilitazione!

Il congedo di maternità come ogni diritto di cui noi oggi godiamo è il risultato di dure lotte, a volte costate anche il sangue. Per cui si abbia un pò di rispetto per chi ci ha preceduto e cerchiamo di non tornare nè con le parole, nè con i fatti al tempo buio del medioevo!

Leggi l'informativa privacy ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679
Condividi.

Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente redattrice di Lavoro e Diritti e impiegata nella PA.

Altri articoli interessanti