Se rimani incinta o ti ammali per la RAI sei licenziabile

Denuncia dei giornalisti precari RAI, sulla clausola di gravidanza che permette di recedere dal contratto se la lavoratrice rimane incinta.


Clausola a dir poco scioccante, quella che “Mamma RAI” (e manco tanto mamma) ha deciso di inserire  nei contratti di consulenza per i collaboratori a partita IVA. Una clausola che prevede il licenziamento, o meglio il recesso dal contratto di lavoro, se una lavoratrice dovesse rimanere incinta e la sua condizione, dovesse ostacolare o compromettere la produttività aziendale.

La denuncia arriva dal coordinamento dei giornalisti precari di Roma, ‘Errori di stampa’, che, con una lettera aperta al direttore generale della Rai Lorenza Lei, chiedono la cancellazione  della “clausola gravidanza”.

L’ignominia, è contenuta nel punto 10 del contratto dove, palesemente si afferma: “Nel caso di sua malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore od altre cause di impedimento insorte durante l’esecuzione del contratto, Ella dovrà darcene tempestiva comunicazione. Resta inteso che, qualora per tali fatti Ella non adempia alle prestazioni convenute, fermo restando il diritto della Rai di utilizzare le prestazioni già acquisite, le saranno dedotti i compensi relativi alle prestazioni non effettuate. Comunque, ove i fatti richiamati impedissero a nostro parere, il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente, quest’ultima potrà essere da noi risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a suo favore”.

Nella lettera,  il coordinamento precari, dopo aver ricordato che oltre 1600 precari, lavorano per la TV pubblica e che, più della metà sono giornalisti, anche se è impossibile conoscere il numero esatto, chiede al DG Lei di “porre fine al proliferare di contratti “ultraleggeri”, di sostituirli con scritture più’ serie, realisticamente rispondenti alle mansioni del lavoratore. E di stralciare dal testo la penosa “clausola gravidanza” contenuta al punto 10 del contratto di consulenza”.

E continua: “Noi riteniamo che quella clausola sia retrograda e illegale. È un ostacolo formale vergognoso al raggiungimento di condizioni di reale eguaglianza fra lavoratori (precari) e lavoratrici (precarie): una palese violazione dell’articolo 3 della Costituzione. Siamo convinti che lei non può non essere d’accordo con noi.

Per questo, Direttrice Lei, le chiediamo non solo di eliminare i contratti-truffa di consulenza, ma anche di cancellare da tutti i contratti Rai l’insopportabile “clausola gravidanza”. Sarebbe un gesto di civiltà concreto e tangibile di un direttore-donna nei confronti delle tante lavoratrici già sufficientemente umiliate da un’azienda che le paga a gettone”.

Sull’interpretazione di quel punto, secondo i precari, non ci sono dubbi: se una donna rimane incinta la Rai potrà valutare l’incidenza della gravidanza sulla produttività  della lavoratrice e, se questa ne risultasse compromessa, si riserva sostanzialmente di risolvere il contratto.

Nella serata di ieri è arrivata la replica della RAI che riportiamo: “La RAI conferma di essersi sempre scrupolosamente attenuta al rispetto delle norme a tutela della maternità. Non esiste quindi alcuna clausola che possa consentire la risoluzione anticipata dei rapporti lavorativi del personale con contratto, anche a termine, di natura subordinata.

Quanto ai contratti di lavoro autonomo – ai quali come noto non si applica lo Statuto dei Lavoratori né le relative tutele – la RAI precisa di non essersi mai sognata di interrompere unilateralmente contratti di collaborazione a causa di maternità, a meno che questo non sia stato richiesto dalle collaboratrici interessate per ragioni attinenti allo stato di salute o alla loro sfera personale.

Ogni qualvolta si sia determinata l’esigenza di interrompere i contratti – si ripete su richiesta delle collaboratrici – RAI si è sempre adoperata per assicurare loro futuri impegni professionali al venir meno della ragione impeditiva pur senza aver alcun obbligo di legge al riguardo”. Il DG ha poi incaricato “gli uffici competenti di valutare interventi sulla clausola”

Sta di fatto che questa insopportabile clausola, simbolo di arretratezza culturale e ignoranza  è presente nei contratti! Non credo nella buona fede di chi ha inserito questo clausol, pur sapendo che è contraria ad ogni principio fondamentale del nostro paese. Credo che si sapesse esattamente cosa si stava facendo, ma, è stato fatto ugualmente con la convinzione che la lavoratrice precaria, pur di lavorare avrebbe messo la firma su quel contratto che, altro non è che un ricatto bello e buono!