Se rimani incinta o ti ammali per la RAI sei "licenziabile"

Denuncia dei giornalisti precari RAI, sulla clausola di gravidanza che permette di recedere dal contratto se la lavoratrice rimane incinta.

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Per questo, Direttrice Lei, le chiediamo non solo di eliminare i contratti-truffa di consulenza, ma anche di cancellare da tutti i contratti Rai l’insopportabile “clausola gravidanza”. Sarebbe un gesto di civiltà concreto e tangibile di un direttore-donna nei confronti delle tante lavoratrici già sufficientemente umiliate da un’azienda che le paga a gettone”.

Sull’interpretazione di quel punto, secondo i precari, non ci sono dubbi: se una donna rimane incinta la Rai potrà valutare l’incidenza della gravidanza sulla produttività  della lavoratrice e, se questa ne risultasse compromessa, si riserva sostanzialmente di risolvere il contratto.

Nella serata di ieri è arrivata la replica della RAI che riportiamo: “La RAI conferma di essersi sempre scrupolosamente attenuta al rispetto delle norme a tutela della maternità. Non esiste quindi alcuna clausola che possa consentire la risoluzione anticipata dei rapporti lavorativi del personale con contratto, anche a termine, di natura subordinata.

Quanto ai contratti di lavoro autonomo – ai quali come noto non si applica lo Statuto dei Lavoratori né le relative tutele – la RAI precisa di non essersi mai sognata di interrompere unilateralmente contratti di collaborazione a causa di maternità, a meno che questo non sia stato richiesto dalle collaboratrici interessate per ragioni attinenti allo stato di salute o alla loro sfera personale.

Ogni qualvolta si sia determinata l’esigenza di interrompere i contratti – si ripete su richiesta delle collaboratrici – RAI si è sempre adoperata per assicurare loro futuri impegni professionali al venir meno della ragione impeditiva pur senza aver alcun obbligo di legge al riguardo”. Il DG ha poi incaricato “gli uffici competenti di valutare interventi sulla clausola”

Sta di fatto che questa insopportabile clausola, simbolo di arretratezza culturale e ignoranza  è presente nei contratti! Non credo nella buona fede di chi ha inserito questo clausol, pur sapendo che è contraria ad ogni principio fondamentale del nostro paese. Credo che si sapesse esattamente cosa si stava facendo, ma, è stato fatto ugualmente con la convinzione che la lavoratrice precaria, pur di lavorare avrebbe messo la firma su quel contratto che, altro non è che un ricatto bello e buono!


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