Cassazione: il lavoratore in malattia che svolge un secondo lavoro può essere licenziato

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Sentenza n. 23444 del 5 novembre, Corte di Cassazione: è legittimito licenziare il dipendente che durante l'assenza per malattia svolge un secondo lavoro.

Con sentenza n. 23444 del 5 novembre scorso, la Corte di Cassazione sez. lavoro, ha affermato la legittimità del licenziamento del dipendente che durante l’assenza per malattia svolge un secondo lavoro.

Il caso ha riguardato un lavoratore che, a causa di una depressione ansiosa reattiva, fu assente dal lavoro dal 26 al 31 dicembre 2002; tra l’altro, nel certificare la depressione, il medico prescriveva l’astensione dai turni lavorativi notturni per sei mesi. Il 31 dicembre però, il lavoratore prestava attività lavorativa (come cameriere ai tavoli) presso un ristorante per il cenone di S. Silvestro; il successivo 01 gennaio il lavoratore faceva pervenire all’azienda una certificazione di prosecuzione della malattia fino all’11 gennaio. La ditta saputo dell’attività lavorativa come cameriere procedeva al licenziamento del dipendente.

Secondo la Suprema Corte, il licenziamento non è tanto giustificato dal compimento di un altro lavoro, quanto dal fatto che questo nuovo impegno ha compromesso il suo stato di salute, aggravando la malattia, e ritardandone il rientro in azienda.

In pratica, lo svolgimento di altra attività di lavoro del dipendente assente per malattia, può giustificare il recesso del datore di lavoro, in relazione alla violazione degli obblighi di correttezza e buona fede del dipendente oltre che, degli obblighi di fedeltà e diligenza del lavoratore; e questo, “non solo quando tale attività esterna sia sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia (e quindi una fraudolenta simulazione), ma anche quando, la stessa attività, in relazione alla natura della patologia e della seconda attività svolta, possa pregiudicare o ritardare la guarigione e quindi il rientro in servizio”.

Pertanto, il comportamento del lavoratore, integra giusta causa di licenziamento in quanto, oltre a costituire una violazione dell’obbligo generale di collaborazione, viola anche il legittimo affidamento che il datore di lavoro, nell’ambito di un contratto a tempo indeterminato, fa sulla continuità della prestazione lavorativa del dipendente.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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