Il giudice del lavoro reintegra macchinista licenziato

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Finalmente è finito il calvario del Sig. De Angelis, ferroviere e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza che, l’estate scorsa veniva licenziato dalle Ferrovie dello Stato per aver messo pubblicamente in dubbio, la sicurezza dei nostri treni Eurostar.

Finalmente è finito il calvario del Sig. De Angelis, ferroviere e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza che, l’estate scorsa veniva licenziato dalle Ferrovie dello Stato per aver messo pubblicamente in dubbio, la sicurezza dei nostri treni Eurostar.

De Angelis veniva licenziato da Trenitalia perchè, aveva “osato” richiamare il proprio datore di lavoro sulla sicurezza dei nostri treni. Infatti, il 14 agosto 2008, un treno eurostar, si spezzò (fortunatamente senza passeggeri a bordo), mentre veniva trasferito dall’officina alla stazione. A seguito dell’evento, De Angelis disse pubblicamente che lo «spezzamento» rappresentava un campanello d’allarme sulla scarsa manutenzione dei treni.

Per le Ferrovie queste dichiarazioni, oltre a non rispondere al vero, erano anche motivo di un immotivato allarme che, sicuramente avrebbero danneggiato l’azienda. Motivo sufficiente a giustificare un bel licenziamento.

Ma il 26 ottobre scorso, il Giudice del Lavoro del Tribunale di Roma, ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento disponendo l’immediata reintegra nel posto di lavoro nonchè, condannando le ferrovie al pagamento delle retribuzioni perdute.

Giustizia è stata fatta: è assurdo pensare che un lavoratore possa essere licenziato solo perchè dice la verità su un evento o, si espone per tutelare la sicurezza dei lavoratori o degli utenti di un servizio.

Non dimentichiamo che la sicurezza sul lavoro è principio costituzionale del nostro Stato; quindi, basta sacrificare vite umane per la sola logica del profitto; basta assumere atteggiamenti minatori nei confronti di chi (molto spesso lavoratore) vuole denunciare irregolarità o manchevolezze del proprio datore che, potenzialmente possono ledere la sicurezza dei dipendenti e non solo.

Cerchiamo di capire una volta e per tutte, che il lavoro è uno strumento per poter vivere meglio e non una lotta continua alla sopravvivenza.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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