Nei licenziamenti per riduzione di personale, la scelta dei lavoratori deve rispettare il principio di correttezza

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Nell'individuazione dei lavoratori da licenziare per giustifcato motivo oggettivo, il datore deve sempre rispettare i criteri di correttezza e buona fede.

La Corte di Cassazione, con sentenza nr. 7046 del 28 marzo, ha stabilito che, nelle ipotesi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo (nel caso ristrutturazione aziendale), il datore di lavoro, nello scegliere i lavoratori da licenziare deve sempre attenersi ai principi di correttezza e buona fede.

La Cassazione ha quindi accolto il ricorso di una lavoratrice che impugnava il proprio licenziamento ritenendolo discriminatorio e vessatorio. Il tribunale di primo grado, dava ragione alla ricorrente, non così la Corte di appello.

Secondo quest’ultima infatti, era giustificato il licenziamento essendo stata provata la riduzione dell’attività aziendale, non essendo necessaria l’esistenza di una conclamata crisi aziendale, essendo invece il licenziamento, uno strumento per prevenire la crisi stessa, stante le piccole dimensioni aziendali.

Secondo gli Ermellini, quando il giustificato motivo oggettivo di licenziamento “si identifica nella generica riduzione di personale omogeneo e fungibile, non sono utilizzabili a giustificazione nè il criterio della posizione lavorativa da sopprimere in quanto non necessaria, nè il criterio della impossibilità di repechage (tutte le posizioni sono equivalenti e quindi tutti i lavoratori potenzialmente licenziabili).

L’individuazione del soggetto o dei soggetti da licenziare, non è totalmente libera; essa risulta limitata oltre che dal principio dal divieto di atti discriminatori, anche dalle regole di correttezza e buona fede ex artt. 1175 e 1375 c.c che, debbono caratterizzare ogni comportamento delle parti del rapporto obbligatorio e quindi, anche il recesso di una di esse”.

Fonte: www.guidaaldiritto.ilsole24ore.com

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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