Ministero del lavoro: non sono cumulabili gli sgravi contributivi previsti per l'assunzione dei lavoratori in mobilità

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Per l'azienda non è possibile cumulare i diversi incentivi previsti per l'assunzione di lavoratori in mobilità.

Il Ministero del lavoro, con interpello nr. 11/2011 ha affermato che non sono cumulabili tra di loro i benefici riconosciuti per l’assunzione di lavoratori in mobilità o meglio, i benefici riconosciuti dalle disposizioni di cui all’art.  8, comma 2 e 25, comma 9,  L. n. 223/1991, in relazione alla diversa durata del periodo totale di godimento degli stessi.

L’Art. 8 L. 223/91 riconosce una riduzione del contributo per un periodo massimo di 12 mesi, pari a quello previsto per gli apprendisti, in caso di
assunzione a termine di un lavoratore iscritto  nelle liste di mobilità e nel prolungamento dello stesso beneficio per ulteriori 12 mesi in caso di trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.

L’art. 25 L. 223/91 prevede invece, una riduzione del contributo per un periodo di 18 mesi, pari a  quello previsto per gli apprendisti, in caso di immediata assunzione a tempo indeterminato.

In particolare, il quesito posto dall’Associazione nazionale dei consulenti del lavoro, chiedeva se si potesse far ricorso alla cumulabilità dei due benefici nell’ipotesi in cui il primo contratto a termine sia stato “di breve durata” e quindi il beneficio contributivo goduto dal datore di lavoro sia stato ben al di sotto del periodo massimo di 12 mesi.

Il Ministero, ribadisce quanto previsto nel messaggio INPS  n. 199/2000, nel senso che un datore di lavoro non può godere di entrambi i benefici nei confronti di un medesimo lavoratore preventivamente assunto a tempo determinato (con fruizione del beneficio di cui al richiamato art. 8) e poi riassunto in una fase successiva a tempo indeterminato.

Pertanto, l’imprenditore dovrà scegliere se fruire delle agevolazioni di cui all’art. 25 o di cui all’art. 8, con eventuale impossibilità, in quest’ultimo caso, di fruire nuovamente dei benefici in questione in caso di una successiva nuova “assunzione” del medesimo lavoratore direttamente a tempo indeterminato.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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