ANMIL, progetto C.I.S. per l'integrazione dei lavoratori stranieri

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Progetto C.I.S., realizzato dall'ANMIL per l'integrazione dei lavoratori stranieri nella società e nel mercato del lavoro partendo dai concetti di sicurezza sul lavoro

L’ANMIL (Associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro) ha realizzato il progetto C.I.S. finalizzato  ad aiutare i lavoratori stranieri ad integrarsi meglio nella società e nel mercato del lavoro e, sviluppare una vera cultura della prevenzione e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il progetto, finanziato dal Ministero del lavoro, ha preso il via lo scorso 16 gennaio e, terminerà il prossimo 15 marzo. Per il momento è in fase sperimentale e ha coinvolto circa 40 persone di diversa etnia, nell’area di Roma.

Scopo del progetto C.I.S. è di realizzare, attraverso un percorso formativo di 60 ore in presenza e a distanza, percorsi e pacchetti formativi/informativi – rivolti a lavoratori stranieri di piccole e medie imprese e cooperative – per l’apprendimento della lingua italiana a partire dai concetti, dalle parole, dalle terminologie, dai ragionamenti della sicurezza.

Il risultato finale, si legge sul sito dell’ANMIL sarà quello di:

  • comunicare ai lavoratori stranieri il concetto della sicurezza come valore fondamentale della persona sia nella vita professionale che in quella privata.
  • stabilire una connessione forte ed evidente tra approccio alla sicurezza ed efficacia dei processi di integrazione e di cittadinanza attiva;
  • attribuire alla sicurezza sul lavoro il ruolo di volano per l’integrazione economica, sociale e culturale dei lavoratori stranieri;
  • favorire un apprendimento della lingua italiana, basato sulla centralità della sicurezza, per dare concretezza al bisogno di comprendere norme, comportamenti, procedure, sistemi e dispositivi di sicurezza.
  • stimolare il protagonismo dei lavoratori nella valutazione del rischio, nella definizione delle strategie personali di prevenzione, nella trasmissione dei valori della sicurezza agli altri lavoratori.

Il progetto parte dalla constatazione che “il fenomeno dell’immigrazione in Italia è in costante aumento e con esso il numero di lavoratori stranieri impiegati nelle nostre aziende, spesso in settori ad alto rischio infortunistico.

Nonostante la formazione fatta sul luogo di lavoro, questi lavoratori in molti casi incontrano notevoli difficoltà anche soltanto nell’interpretazione della segnaletica della sicurezza, perché non hanno una adeguata conoscenza della lingua italiana. Partendo da questo presupposto, il progetto Cis è nato con l’intento di far coincidere due esigenze all’apparenza molto diverse fra loro, ma che possono essere soddisfatte contemporaneamente: apprendere l’italiano per integrarsi sia a livello lavorativo che personale e apprendere i concetti e il linguaggio della sicurezza sul lavoro”.

Molto spesso, nelle piccole e medie imprese, “non solo è più frequente un approccio alla sicurezza intesa come impaccio, vincolo e balzello, ma anche un’organizzazione del lavoro fondata sulla sovrapposizione di compiti e mansioni, su una flessibilità talvolta estrema di regole e procedure e su un ritmo lavorativo che, in alcune circostanze, può costituire un fattore di potenziale pericolo per i lavoratori.

É quindi ancor più necessaria una corretta formazione/informazione: in particolare per quel segmento di lavoratori immigrati, i cui limiti di conoscenza linguistica e di integrazione possono costituire un motivo aggiuntivo di radicalizzazione del rischio per se stessi e per i compagni di lavoro.

Con questo nuovo approccio comportamentale alla sicurezza, attraverso l’innovazione culturale e dei processi formativi, ogni lavoratore immigrato può diventare protagonista attivo non solo nella valutazione del rischio e nell’attuazione di una strategia diffusa di sicurezza e prevenzione, ma anche nell’interpretazione della sicurezza, intesa come opportunità di sviluppo del senso civico e di condivisione di quel sistema di valori che consente di realizzare modalità efficaci di integrazione valoriale”.

Davvero lodevole. Speriamo che questa iniziativa si trasformi presto in una concreta realtà su tutto il territorio nazionale. Per informazioni potete rivolgervi agli uffici ANMIL tel. 06 54196334 – fax: 06 5406776 – email: ufficio.stampa@anmil.it

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • brg

    se sono in disoccupazione da mesi due e poi lavoro per un mese e vengo licenziato ai fini del requisito delle 52 settimane nell’ultimo biennio dal licenziamento, per aver diritto nuovamente alla disoccupazione debbono essere calcolati i 2 mesi di ds gia’ goduta? grazie

    • Antonio

      Ciao brg, per queste situazioni è bene fare i calcoli esatti, non basta sapere questa informazione che mi hai dato per essere certi, ma servono anche altri dati.

      Ti consiglio di far seguire la pratica ad un patronato per non avere problemi…

  • brg

    se un tizio ha lavorato per 4 mesi come apprendista e trattasi di prima sua esperienza lavorativa, se viene licenziato per una giusta causa, puo’ percepire l’aspi 2013?