Pensioni quota 100, ultim’ora: non in Legge di Bilancio, ma con Decreto

Di cosa si tratta e come funziona il sistema cd pensioni quota 100? Ultim'ora su legge di bilancio, penalizzazione e finestre per uscita dal lavoro

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Il governo ha ufficialmente introdotto la nuova riforma pensioni nella legge di bilancio 2019 che dovrebbe giungere il 31 ottobre in Parlamento, tra le varie soluzioni figura la quota 100 pensioni, oltre a opzione donna e pensioni minime (cosiddetta pensione di cittadinanza). Ma cos’è e come funziona il sistema quota cento? E come sarà regolamentato?

Le ultime notizie riguardano uno slittamento parziale di questa importante misura pensionistica, infatti dall’ultima bozza della manovra finanziaria non figura la sua disciplina, ma solo gli stanziamenti. Da quanto si apprende quindi nella legge di stabilità non vi sarà il testo completo della norma, ma questo sarà demandato ad una nuova specifica norma che dovrebbe essere varata sotto forma di Decreto. Lo stesso iter riguarda anche il reddito di cittadinanza, altro cavallo di battaglia del Governo giallo-verde che non si trova nell’ultima bozza, ma sarà disciplinato con apposito Decreto.

Le due più grandi promesse elettorali non saranno quindi presenti in manovra, o almeno ci saranno ma solo a grandi linee. Dovremo perciò attendere ancora un po’ per conoscere il loro funzionamento effettivo. Nel frattempo comunque si sa già quasi tutto di entrambi le misure e in questa breve guida andiamo ad analizzare come funziona la quota 100 e a quanto potrebbe corrispondere la penalizzazione, anche se dagli ultimi aggiornamenti non dovrebbero essere previste penalizzazioni in quanto sono stati studiati dei sistemi per evitarle.

Quota 100 come funziona

Il sistema di uscita dal lavoro a quota 100 sarebbe una nuova uscita anticipata dal lavoro (anticipata rispetto all’ordinaria pensione di vecchiaia o anticipata); raggiungibile allorquando la somma dell’età anagrafica dei lavoratori e gli anni di contributi versati è almeno pari a 100.

Si ricorda che attualmente è possibile collocarsi in pensione principalmente in due modi:

  1. pensione di vecchiaia;
  2. e pensione anticipata.

Nel primo caso, per l’anno 2018, il requisito si raggiunge, sia per uomini che donne, a 66 anni e 7 mesi, maturando almeno 20 anni di contributi a qualsiasi titolo accreditata.

Nel caso della pensione anticipata, invece, bisogna fare un distinguo tra uomini e donne: per il 2018, i primi raggiungeranno la pensione a 42 anni e 10 mesi di contributi, mentre le donne dovranno versare 41 anni e 10 mesi.

Quindi, se per esempio un lavoratore avesse maturato 39 anni di contributi, potrebbe andare in pensione già a 61 anni? Ovviamente no e nelle seguenti righe vi spiegheremo anche il perché.

Leggi anche: Pensione anticipata 2018: cos’è, requisiti e come fare domanda

Pensioni Quota 100: età minima a 62 anni

Per poter usufruire della nuova flessibilità in uscita, è necessario (in base alle ultime indiscrezioni governative) maturare un’età minima.

Infatti, per chiedere la quota 100 pensioni bisogna aver maturato almeno 62 anni di età insieme ad almeno 38 anni di contributi. Non è dunque possibile calcolare la quota cento a qualsiasi età, ma è necessario comunque avere almeno 62 anni.

Pensioni Quota 100 ultim’ora: finestre per l’uscita dal lavoro

Dal 2019 sarà possibile accedere alla pensione quota 100 con almeno 62 anni di età e almeno 38 anni di contributi. Come di consueto saranno comunque previste delle finestre per l’uscita dal lavoro. Queste sono necessarie se i requisiti si maturano in corso d’anno.

Nell’ultima bozza del provvedimento si prevedono quattro finestre trimestrali per i lavoratori privati e due finestre semestrali per i lavoratori del pubblico impiego. Addirittura è prevista una finestra annuale (12 mesi) per il personale della scuola, che poi sarebbero la maggioranza dei lavoratori interessati dalla riforma.

Pensioni oggi quota 100: no riduzione dell’assegno pensionistico

pensioni oggi quota 100 Oltre a tale limite, negli ultimi giorni sono trapelate notizie circa nuove misure per contrastare le penalizzazioni per l’uscita anticipata. Dai calcoli effettuati dai tecnici del Governo si evidenziava una riduzione dell’assegno pensionistico in caso di domanda di pensionamento con quota 100. La riduzione, che ancora non è certa, potrebbe essere proporzionale all’anticipo riconosciuto.

Ma chi è vicino a maturare i 42 anni e 10 mesi di contributi, e quindi pensionarsi in via ordinaria con la pensione anticipata, potrebbe essere penalizzato dall’introduzione di questa novità? In realtà no, visto che la misura dovrebbe integrare quelle già esistenti, e dunque si pone come un’opzione in più per i lavoratori.

Dunque meno anni di lavoro e assegni pensionistici più leggeri. Si potrebbe definire così in termini molto spiccioli la nuova misura. Ma quanti anni in meno e quanti soldi in meno? Secondo i primi calcoli:

  • un lavoratore di 20 anni con la quota 100 potrebbe andare in pensione circa 5 anni prima ma avrebbe un assegno più basso di circa 210 euro mensili;
  • per i 30enni, invece, chi andrà in pensione con le attuali regole avrà un assegno di 1.305 euro, 1.205 nel caso delle donne. Con quota 100 entrambi prenderanno un assegno da 1.112 euro;
  • i 40enni potrebbero uscire dal lavoro con 3 anni e 7 mesi di anticipo, ma la pensione scenderebbe da 1.308 a 1.255 euro;
  • chi ha 50 anni potrebbero uscire dal lavoro con 2 anni e 9 mesi prima. La riduzione invece passerebbe da 1.469 euro a 1.349 euro.

È chiaro che parlare di calcoli e numeri è ancora prematuro, ma è doveroso affrontare con largo anticipo quello che ci aspetterà e di cui vi terremo aggiornati appena ci saranno ulteriori sviluppi in merito.

Pensioni Quota 100, penalizzazioni: calcolo Boeri

Pensioni quota 100 penalizzazioni calcolo boeriIl presidente Inps Tito Boeri ha fatto un po’ di conti sul nuovo sistema pensioni quota 100. In particolare si sofferma sul rischio di penalizzazioni per chi opta per questo sistema e decide di uscire dal lavoro con requisiti previsti.

Secondo i conti di Boeri prendendo come esempio una retribuzione media di un dipendente pubblico di 40.000 euro lordi annui, si può immaginare una pensione quota 100 di 30.000 euro con uscita dal lavoro nel 2019.

Secondo il Presidente dell’INPS Se il calcolo è interamente retributivo fino al 2011 e poi contributivo, uscendo cinque anni prima si rinuncia ad una cifra di circa 500 euro al mese (lordi) che si sarebbero presi uscendo a 67 anni.

Infatti uscendo regolarmente a 67 anni in base alla Fornero, si andrebbe a percepire un assegno pensionistico pari 36.500 euro annui; ma in questo caso si andrebbero a versare altri 5 anni di contributi rispetto alla quota 100 (quindi 43 anni di contributi).

Invece andando in pensione prima non si versano questi contributi supplementari; tuttavia è chiaro che andando in pensione con 5 anni di anticipo, anche prendendo un assegno inferiore, si percepiscono circa 150.000 di pensione che altrimenti non sarebbero stati percepiti (30.000 euro annui per cinque anni).

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