Donne in pensione a 65 anni dal 2012, via libera del consiglio dei Ministri

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Il Consiglio dei ministri di oggi ha approvato la norma che innalza l'età pensionabile delle donne impiegate nella Pubblica amministrazione a 65 anni, a partire dal 2012.

Il Consiglio dei ministri di oggi ha approvato la norma che innalza l’età pensionabile delle donne impiegate nella Pubblica amministrazione a 65 anni, come stabilito dalla sentenza della corte di Giustizia europea e, come imposto dall’Ue all’italia in questi giorni.

In una conferenza stampa, i ministri Sacconi, Carfagna e Brunetta hanno illustrato il provvedimento: la norma, che sarà presentata come emendamento alla manovra, prevede l’equiparazione a partire dal 01 gennaio 2012, dell’età pensionabile tra uomini e donne nel pubblico impiegoa 65 anni.

Il tutto senza scaglioni intermedi. Tuttavia, è fatto salvo, il diritto per le pubbliche dipendenti di certificare il diritto alla pensione maturato entro iel 31.12.2011 in modo anche restando a lavoro possono conservare la maturazione del diritto, e farlo valere in qualunque momento dal gennaio 2012.

Sacconi ha anche affermato che il provvedimento riguarderà una platea stimata in 25mila donne e che, la nuova normativa esclude il settore privato. Nel corso della conferenza stampa il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha precisato che l’intervento “non serve a fare cassa perchè l’impatto economico sarà zero nel 2010 e nel 2011, 50 milioni nel 2012 e 150 nel 2013”.

I risparmi di spesa  prodotti, stimati, nella fase transitoria 2012-2019 in 1,4 miliardi, confluiranno, in un apposito Fondo vincolato per iniziative e «azioni positive a favore della famiglia e delle donne», così come richiesto dal ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna. In particolare sarà destinato alle politiche per la famiglia, asili nido, non autosufficienza e, soprattutto, alle politiche di conciliazione.

Nello stesso CDM su proposta di Brunetta è stato previsto che il tetto economico complessivo per i manager, non potrà essere superiore a 311mila euro che altro non è che lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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