Le nuove regole per diventare insegnante

Continua a cambiare la scuola del nostro Ministro Gelmini; in questi giorni il Ministro dell’istruzione ha illustrato le nuove regole per accedere alla professione di insegnante. Un punto fondamentale è che il numero di docenti da assumere sarà deciso sul rea­le fabbisogno. Finisce l’epoca dell’accesso illimitato che «creava il precariato». Le Ssis, le scuole di specializza­zione che diplomano e abilita­no, verranno chiuse perché, dice la Gelmini, sono «obsole­te », creavano precariato, e il precariato «è un’enorme pia­ga sociale». Con le nuove re­gole, potrà formarsi soltanto quel numero di insegnanti di cui c’è davvero bisogno. «È indispensabile — continua il ministro — una programma­zione all’ingresso, diversa­mente creiamo solo aspettati­ve che diventano delusioni». Ci vorrà la laurea quinquen­nale, e non più quadriennale com’è adesso, per insegnare nella scuola d’infanzia e nella primaria. Ci sarà una prova di accesso a numero chiuso. Du­rante i cinque anni anche la­boratori di lingua inglese e di nuove tecnologie.

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Continua a cambiare la scuola del nostro Ministro Gelmini; in questi giorni il Ministro dell’istruzione ha illustrato le nuove regole per accedere alla professione di insegnante.

Un punto fondamentale è che il numero di docenti da assumere sarà deciso sul rea­le fabbisogno.

Le Ssis, le scuole di specializza­zione che diplomano e abilita­no, verranno chiuse perché, dice la Gelmini, sono «obsole­te », creavano precariato, e il precariato «è un’enorme pia­ga sociale». Con le nuove re­gole, potrà formarsi soltanto quel numero di insegnanti di cui c’è davvero bisogno. Secondo la Gelmini è  indispensabile una programma­zione all’ingresso, diversa­mente si verebbero a creare  solo aspettati­ve che diventano delusioni.

Sarà necessaria la laurea quinquen­nale, e non più quadriennale com’è adesso, per insegnare nella scuola d’infanzia e nella primaria. Ci sarà una prova di accesso a numero chiuso. Du­rante i cinque anni sono previsti anche la­boratori di lingua inglese e di nuove tecnologie.

In pratica cinque sono i punti saliente della riforma:

  • per tutti i gradi di istruzione, dall’infanzia alle superiori sarà necessaria una laurea specialistica (o laurea vecchio ordinamento);
  • Ci sarà un Tirocinio Formativo Attivo, vale a dire un tirocinio di un anno da svolgere direttamente a contatto con le scuole, seguiti da un tutor, con relazione finale.
  • Il numero di nuovi docenti sarà deciso in base al fabbisogno.
  • Dopo il tirocinio (essendo lo stesso programmato in base alle necessità), vi sarà l’inserimento lavorativo, senza passare per la fase “precaria”
  • Studio della lingua  inglese e delle  nuove tecnologie.

Scuola primaria

Per insegnare nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria occorrerà la laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso che consentirà di conseguire l’abilitazione per la scuola primaria e dell’infanzia.

Scuola secondaria

Per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado sarà necessaria la laurea magistrale( con test d’ingresso) prova  più 1 anno di Tirocinio Formativo Attivo;  l’anno di tirocinio formativo attivo contempla 475 ore di tirocinio a scuola sotto la guida di un insegnante tutor.

Tirocinio formativo

Il tirocinio formativo della durata di un anno, va a sostituire le vecchie Siss (Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario) per le secondarie di primo e secondo grado. Durante il Tirocinio sarà dedicato ampio spazio all’approfondimento della didattica con esperienze sul campo. L’idea di fondo “è passare dal sapere al sapere insegnare”. Si sostituisce così ad una struttura obsoleta come la Siss, che poco ha di pratico sul campo, strutture più innovative e snelle basate  sull’incontro e sulla coprogettazione tra istituzioni scolastiche e università.

Per chi non è abilitato (e ci sono tanti tanti precari) o per gli ex diplomati negli istituti magistrali, sono stati previsti dei percorsi che, dietro superamento di specifiche prove d’ingresso volte a verificare la preparazione disciplinare, consentono comunque di conseguire l’abilitazione all’insegnamento.

A giudizio personalissimo di chi vi sta scrivendo le nuove regole sono veramente da apprezzare. E’ giusto che i nuovi insegnanti siano poliedrici e soprattutto in grado di relazionarsi con le nuove tecnologie e anche con le lingue del mondo. Diversamente sarebbe difficile tramandare una conoscenza che si fa fatica (per primi) a comprendere.

Programmare  i cicli di studio e quindi, prevedere test di ingresso ai corsi di laurea sarebbe un modo (giusto o sbagliato che sia) di cercare di limitare il fenomeno di precariato.

D’altra parte non possiamo essere tutti insegnanti o tutti medici o tutti ingegneri!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente redattrice di Lavoro e Diritti e impiegata nella PA.

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