Nepotismo negli ospedali, anche la regione Piemonte dice no

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Ieri il Piemonte ha approvato un disegno di legge che vieta ai dipendenti delle strutture sanitarie della regione, legati tra loro da vincoli di parentela, o di affinità entro il terzo grado, di prestare servizio in rapporto di subordinazione gerarchica nelle stesse unità aziendali o dipartimenti. Questa norma che per il momento riguarda solo il sistema Sanità, ha l’obbiettivo di eliminare quel fenomeno che molti di noi hanno osservato per cui, in un ospedale (ad esempio), un primario e un medico sottoposto siano padre e figlio, o moglie e marito, o nonno e nipote.

Ieri il Piemonte ha approvato un disegno di legge che vieta ai dipendenti delle strutture sanitarie della regione, legati tra loro da vincoli di parentela, o di affinità entro il terzo grado, di prestare servizio in rapporto di subordinazione gerarchica nelle stesse unità aziendali o dipartimenti.

Questa norma che per il momento riguarda solo il sistema Sanità, ha l’obbiettivo di eliminare quel fenomeno che molti di noi hanno osservato per cui, in un ospedale (ad esempio), un primario e un medico sottoposto siano padre e figlio, o moglie e marito, o nonno e nipote.

Il Piemonte segue così l’esempio della Toscana che nel maggio scorso ha approvato la legge che vieta, appunto fenomeni di cd. “Nepotismo” nelle strutture sanitarie. Pertanto entro un anno di tempo dall’entrata in vigore di queste leggi, le direzioni aziendali, i direttori sanitari, i direttori generali dovranno adottare tutte le misure per evitare “fenomeni” di parentela nella stessa struttura organizzativa; anche quindi, trasferimenti o rinunce ad incarichi.

Queste due proposte di legge sono veramente da apprezzare è rappresentano un modello di Pubblica amministrazione che agisce sempre con “imparzialità ed efficienza” (principio previsto già nella nostra Costituzione) e soprattutto con trasparenza.

Sappiamo tutti che i fenomeni di nepotismo nelle strutture pubbliche sono, come dire, parecchio usuali nel nostro paese.

Non solo nella sanità ma anche nelle Università dove vediamo appese targhette alle porte degli uffici, di persone con lo stesso cognome: nonni rettori e nipoti ricercatori, figli docenti e così via.

Questo non significa che tutti i casi di parentela nascondino una “agevolazione”  ma, togliamoci il prosciutto dagli occhi, nella pratica ( molto spesso) questo è quello che accade. E’ lecito che un figlio segua le orme di un genitore e, tramite regolare concorso pubblico, essendo meritevole, ottenga l’incarico nello stessa struttura ove opera il genitore. Non è lecito, invece, sfruttare un vincolo di parentela per arrivare a ricoprire un incarico, scavalcando altre persone, magari più preparate che hanno solo la sfortuna di non essere “Sig Tizio o Sig. Caio”.

Solo la meritocrazia può eliminare questi mal costumi che rovinano il paese e lo ingabbiano in un circuito vizioso destinato a soccombere.

Facciamo tesoro di questi rari esempi di ottima amministrazione e cerchiamo di farla diventare normalità in tutti i settori pubblici. Allora, anche per questo potremmo definirci un paese civile!

Fonte: www.lastampa.it

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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