PA: il primo licenziamento per la norma anti fannulloni di Brunetta

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La norma anti fannulloni di Brunetta fa la sua prima vittima dopo sei anni dall'approvazione: un medico in carcere

A sei anni di distanza dal suo ingresso nell’ordinamento italiano, il Decreto Brunetta sul pubblico impiego, conosciuto come “norma anti fannulloni” fa la sua prima vittima. Un primario del Fatebenefratelli di Milano, è stato licenziato per aver attestato falsamente la sua presenza in servizio.

Ricorderete tutti il Decreto Brunetta di riforma del Pubblico Impiego, d. lgs. nr. 165/01 ovvero la norma anti fannulloni che, prevedeva la  sanzione  disciplinare  del licenziamento nel caso di “falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia. In questo caso il licenziamento è senza preavviso” (art. 55-quater).

La stessa norma prevede poi la reclusione da uno a cinque anni e la multa da euro 400 ad euro 1.600, in caso di falsa attestazione della propria presenza da parte del pubblico dipendente, oppure di giustifica dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia.

Così, il GUP di Milano Paolo Guidi, ha condannato il primario di anestesia e rianimazione dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, dott. Giorgio Barzoi a 1 anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa) e, al risarcimento dei danni all’ospedale di 30mila euro oltre, ad ulteriori danni da quantificarsi in sede civile.

Lo stesso è accusato di aver attestato falsamente la sua presenza all’interno dell’ospedale con il più classico degli escamotage, ossia facendosi timbrare il cartellino da una collega (anch’essa condannata a 8 mesi di reclusione) o, facendo false autocertificazioni sulla propria presenza all’interno dell’ospedale.

La difesa del Primario è riuscita ad ottenere l’assoluzione dal reato di truffa e di falso ideologico ma; nulla ha potuto contro la derubricazione del capo di imputazione fatta dal PM  in “falsa attestazione o certificazione della presenza in servizio“, fattispecie di reato introdotta proprio dalla riforma Brunetta sulla pubblica amministrazione e punita oltre che con la reclusione e il risarcimento dei danni, anche e soprattutto con il licenziamento disciplinare.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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