Riforma lavoro: come cambiano i contratti di lavoro atipici

Dal contratto a tempo determinato, all'apprendistato, e agli stage, dal lavoro a chiamata ai co.co.pro; come cambiano i contratti atipici con la riforma del lavoro

Lavoro a progetto

La riforma propone:

  • una definizione più stringente del “progetto”, che non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale dell’impresa committente;
  • la limitazione  dell’istituto a mansioni non meramente esecutive o ripetitive così come eventualmente definite dai contratti collettivi, al fine di enfatizzarne la componente professionale;
  • l’introduzione di una presunzione relativa in merito al carattere subordinato della collaborazione quando l’attività del collaboratore a progetto sia analoga a quella svolta, nell’ambito dell’impresa committente, da lavoratori dipendenti fatte salve le prestazioni di elevata professionalità;
  • divieto di introdurre nel contratto clausole individuali che consentono il recesso del committente, anteriormente alla scadenza del termine e/o al  completamento del progetto (resterebbe ferma la possibilità di recedere per giusta causa, per incapacità professionale del collaboratore che renda impossibile l’attuazione del progetto, e per cessazione dell’attività cui il progetto è inerente);
  • l’abolizione del concetto di “programma”.

In merito alle Partite Iva e all’associazione in partecipazione, abbiamo già detto, e a cui vi rimando.

Lavoro accessorio

Sono previste misure di correzione dell’art. 70 del d.lgs. n. 276/2003, come modificato dalla legge n. 33/2009 e n. 191/2009, finalizzate a restringere il campo di operatività dell’istituto e a regolare il regime orario dei buoni (voucher). Si intende inoltre consentire che i voucher siano computati ai fini del reddito necessario per il permesso di soggiorno.

Tirocini Formativi (Stage)

Pur essendo di competenza regionale, si vuole  delineare un quadro più razionale ed efficiente dei tirocini formativi e di orientamento, al fine di valorizzarne le potenzialità in termini di occupabilità dei giovani e prevenire gli abusi, nonché l’utilizzo distorto  dell’istituto, in concorrenza con il contratto di apprendistato; ciò tramite la previsione di linee guida per la definizione di standard minimi di uniformità della disciplina sul territorio nazionale.

Potranno in ogni caso essere previste misure,  riconducibili alla esclusiva competenza dello Stato, volte a disciplinare i periodi di attività lavorativa che non costituiscono momenti  del percorso di tirocinio formativo, ad evitare un uso strumentale e distorto delle attività esclusivamente lavorative svolte nel tirocinio.

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