Riforma lavoro: il governo presenta la proposta, su art 18 questione chiusa

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Il ministro Fornero presenta la proposta di riforma del lavoro; sull'art 18 i sindacati si dividono, fermo no della CGIL ma per il governo la questione è chiusa

Si è svolta lo scorso 20 marzo la riunione tra governo e parti sociali sulla “Riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”. Un incontro cruciale e quasi conclusivo, seguito dalla conferenza stampa dal Ministro Fornero che ha illustrato le proposte di modifica.

Giovedi ci sarà l’incontro conclusivo; dopo di che, la riforma inizierà il suo iter in Parlamento. Quasi tutti d’accordo, fatta eccezione per la CGIL secondo la quale, la proposta del governo sull’art 18, introduce la libertà di licenziamento.

Monti sul punto è stato chiaro: “Tutte le parti sociali acconsentono alle modifiche dell’articolo 18 che ha proposto il governo, ad eccezione della Cgil. Ci dispiace, ma per noi la questione è chiusa”.

Le modifiche all’art 18

I licenziamenti discriminatori sono nulli per tutti, a prescindere dalle dimensioni aziendali; ciò dunque, varrà anche per le imprese con meno di 15 dipendenti. Per questo tipo di licenziamento continua a valere la regola del reintegro nel posto di lavoro. .

Nei licenziamenti disciplinari, sarà il giudice a decidere. Per “alcuni casi gravi”, il giudice potrà decidere anche per il reintegro; diversamente ci sarà un’indennità che potrà arrivare massimo a 27 mensilità, tenuto conto dell’anzianità del lavoratore. Abbiamo inserito anche una tassa sul licenziamento pari a un mese e mezzo di retribuzione»

Per i licenziamenti per motivi economici, non ci sarà alcun reintegro ma, un  risarcimento che potrà essere da un minimo di 15 mensilità fino a un massimo di 27 dell’ultima retribuzione.

Donne

Prevista una norma per l’abolizione delle dimissioni in bianco; la norma è sulla falsa riga della normativa introdotta dal governo Prodi e cancellata dall’ultimo governo Berlusconi, sulle dimissioni on line.

Sarà sperimentato il congedo di paternità obbligatorio finanziato con fondi del Ministero del lavoro; previste altri interventi per facilitare la conciliazione vita-lavoro.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • peter58

    gentile avv. Di Paolo,

    premesso che spero che una simile legge non venga mai approvata dal Parlamento Italiano, Le chiedo un chiarimento su questa frase da Lei scritta: "Per i licenziamenti per motivi economici, non ci sarà alcun reintegro ma, un risarcimento che potrà essere da un minimo di 15 mensilità fino a un massimo di 27 dell’ultima retribuzione, deciso dal datore".
    Le domando: in che senso "….deciso dal datore"??? è il datore di lavoro oppure il magistrato a decidere l'importo dell'indennità? Presumo che influirà anche l'anzianità del lavoratore, oppure no?
    grazie

  • Massima Di Paolo

    Ciao Peter, sarà il giudice, ove accerti l’inesistenza del giustificato motivo oggettivo addotto,a dichiarare risolto il rapporto di lavoro disponendo il pagamento, in favore del lavoratore, di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva, che può essere modulata dal giudice tra 15 e 27 mensilità di retribuzione, tenuto conto di vari criteri tra cui c'è anche l'anzianità del lavoratore. inoltre, è previsto anche un preventivo tentativo di conciliazione dinanzi alla dpl. E' un refuso che provvedo a eliminare. grazie

  • peter58

    ringrazio per la risposta.

    Ho postato una seconda domanda riguardante le “ferie non godute” su un Suo precedente articolo (link: https://www.lavoroediritti.com/2011/06/ferie-non-godute-entro-il-30-giugno/ ).
    E’ possibile avere una risposta?
    grazie