Scuola: pronti allo sciopero degli scrutini contro i tagli della Gelmini

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Si allarga il fronte dello 'Sciopero degli scrutini', di cui fanno già parte da alcune settimane Cobas, Cub, Usi-Ait. Il sindacato di base RdB Scuola ha infatti indetto lo sciopero in cinque regioni italiane

Il sindacato di base RdB Scuola allarga il fronte dello ‘Sciopero degli scrutini’, di cui fanno già parte da alcune settimane Cobas, Cub, Usi-Ait e numerosi comitati di lavoratori, genitori, studenti, precari. Gli scioperi sono stati indetti per protestare contro i tagli alla scuola voluti dal Ministro Gelmini, nell’ottica di un risparmio della spesa pubblica.

Il calendario degli scioperi differisce da regione a regione: 7 e 8 giugno in Emilia Romagna e Prov. auton. di Trento; 10 e 11 giugno in Puglia, Veneto e Marche; 11 e 12 giugno in Umbria e Sardegna; 14 e 15 giugno in Lombardia, Lazio, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Basilicata, Campania, Liguria, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana, Valle d’Aosta, Prov. aut. di Bolzano ed il blocco degli straordinari per giugno.

La cgil questa volta è però contraria allo sciopero;  in una nota diffusa il 27 aprile scorso dal segretario generale Domenico Pantaleo, si parlava di un’iniziativa poco efficace: “In caso di sciopero il dirigente scolastico è tenuto a riconvocare gli scrutini entro cinque giorni, quindi sostanzialmente la protesta si tradurrebbe in un mero spostamento di date”.

Cigl esprime inoltre la preoccupazione che la protesta danneggi studenti e famiglie e rilancia il percorso di mobilitazione già indicato (sit-in davanti al ministero, scuole aperte di pomeriggio, incontri con i cittadini) che avrà il suo momento “clou” in autunno con gli Stati generali della conoscenza.

Il sindacato di base ha fatto però sapere in una nota che revocherà lo sciopero «solo a due condizioni: se il governo ritirerà tutti i tagli previsti o se i lavoratori si esprimeranno in modo netto e motivato contro lo sciopero».

Nella nota di proclamazione dello sciopero  dell’’Usiait dello scorso 5 maggio si possono leggere i motivi dell’agitazione sindacale:

  • aumenti salariali pari a euro 250,00 netti per tutte le categorie estendibili a titolari di pensione, introduzione del salario minimo intercategoriale a 1300 euro netti e di forme di reddito sociale garantito,;
  • ripristino di adeguamento automatico salariale connesso agli aumenti dei prezzi, anche per i pensionati, contro i “tagli” del personale della scuola, specie precario e i minori finanziamenti, che comportano migliaia di licenziamenti di docenti e di ATA e quelli previsti dalla Legge 133 e dai regolamenti applicativi sui Licei – Tecnici e Professionali, che dequalificano la scuola sia per riduzione ore che corsi e copresenze e contro il “Progetto Aprea”;
  • per il ritiro della 169/08 e per il mantenimento del tempo pieno, contro le politiche di privatizzazione di servizi e funzioni già pubbliche e le esternalizzazioni di servizi;
  • contro il tetto del 30% per gli immigrati, contro i continui tagli al sostegno, per applicazione del sistema legislativo di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, per la libera elezione dei R.L.S., per contrasto a forme di precarietà lavorativa e ritiro delle leggi 196/97, 30/03 e 276/03,;
  • per ottenere la stabilizzazione dei precari utilizzati nelle scuole e nei servizi esternalizzati o in appalto e l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari su tutti i posti vacanti e disponibili in organico di diritto e di fatto, contro lo straordinario, in difesa del diritto di sciopero, per la pari dignità e diritti sindacali a favore di tutte le organizzazioni di lavoratori/lavoratrici legalmente costituite, per il diritto di assemblea per libere elezioni delle RSU ed elezioni per la rappresentanza a livello provinciale e nazionale.

In effetti, per decisione del ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, l’opera di smantellamento delle scuole pubbliche in Italia è a buon punto. In Emilia Romagna, il prossimo anno scolastico ci saranno 1193 insegnanti in meno. I dati sono stati presentati a fine aprile dall’Ufficio Scolastico Regionale, nel corso Conferenza regionale per il sistema formativo che si è tenuta in Regione Emilia.

Alla Campania spetta il primato di 3686 tagli; non male! Nella piccola Regione del Molise verranno smantellati altri 120 assistenti tecnici amministrativi; come anche in Sardegna dove secondo alcune bozze del ministero nell’Isola si perderanno oltre mille insegnanti nel solo prossimo anno. A questi si aggiungeranno altri 670 tra personale amministrativo e tecnico.

In Calabria, “La scuola calabrese perderà dal settembre 2010, 1.522 cattedre, che si aggiungono ai tagli effettuati lo scorso anno. E’ questo quello che compare in una nota dei sindacati di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anp che hanno convocato, per il prossimo 20 maggio, un’assemblea generale del personale docente e Ata per aprire un confronto sul futuro della scuola pubblica in Calabria.

1633 cattedre tagliate in Veneto a fronte di un aumento di studenti pari a 4500 unità. : pesante la situazione per Treviso e Padova:652 insegnanti in meno alle elementari, 121 nelle scuole medie inferiori e 902 alle scuole medie superiori. E la lista sarebbe lunghissima.

La situazione non è delle più felici e non abbisogna di ulteriori commenti; certo, lascia un pò sgomenti sapere che proprio sulla scuola e quindi sull’istruzione e quindi sul progresso di un paese, si decida di tagliare i fondi.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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