Cassazione: contratto a termine e motivazione della sostituzione

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E' legittimo l'apposizione del termine ad un contratto di lavoro se, il riferimento all’esigenza di sostituire i lavoratori assenti è integrata da altri elementi.

La Corte di Cassazione, con sentenza nr. 11358 dello scorso 24 maggio è tornata a pronunciarsi in tema di contratti a termine stipulati da Poste Italiane; nello specifico, sulla validità dell’apposizione del termine, in situazioni aziendali particolarmente complesse nel caso in cui, la sostituzione si riferisca ad una pluralità di lavoratori.

Secondo gli Ermellini, nelle aziende che presentano da un punto di vista organizzativo una certa complessità tale da non poter riferire una sostituzione ad una singola persona ma alla funzione produttiva specifica, l’apposizione del termine è legittima se il riferimento all’esigenza di sostituire i lavoratori assenti è integrata da altri elementi come l’ambito territoriale di riferimento: ciò consente sia di determinare il numero dei prestatori da sostituire che di verificare la sussistenza del presupposti normativi.

Il caso ha riguardato una controversia tra alcuni lavoratori e Poste Italiane; i primi erano stati assunti con contratto del 20 giugno 2003, ai sensi dell’art. 1 del d.lgs. n. 368 del 2001, per ragioni di carattere sostitutivo correlate alla specifica esigenza di provvedere alla sostituzione del personale inquadrato …. assente con diritto alla conservazione.

Si chiedeva dunque, la nullità dell’apposizione del termine ai contratti di lavoro; richiesta che veniva accolta in appello.

La Cassazione, richiama precedenti pronunce sul tema: con sentenza del 1° febbraio 2010 n. 2279, si dichiarava che la necessaria specificazione delle ragioni oggettive del termine apposto al contratto di lavoro consiste nella

 

indicazione sufficientemente dettagliata della causale nelle sue componenti identificative essenziali, sia quanto al contenuto, che con riguardo alla sua portata spazio-temporale e più in generale circostanziale, perseguendo in tal modo la finalità di assicurare la trasparenza e la veridicità di tali ragioni, nonché l’immodificabilità delle stesse nel corso del rapporto”,

Quindi, con sentenza n. 10033 /2010 ha quindi precisato che “l’apposizione di un termine al contratto di lavoro, consentita dall’art. 1 del d.lgs. n. 368/2001 a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, impone al datore di lavoro l’onere di indicare in modo circostanziato e puntuale, al fine di assicurare la trasparenza e la veridicità di tali ragioni, nonché l’immodificabilità delle stesse nel corso del rapporto, le circostanze che contraddistinguono una particolare attività e che rendono conforme alle esigenze del datore di lavoro, nell’ambito di un determinato contesto aziendale, la prestazione a tempo determinato…”.

Più in particolare, conclude la Corte “va ricordato che, mentre la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 214 del 2009, ha affermato che, per tale profilo, il legislatore del 2001 non ha innovato la disciplina previgente della legge n. 230 del 1962 e che la specificazione delle ragioni sostitutive “implica necessariamente anche l’indicazione del lavoratore o dei lavoratori da sostituire e delle cause della loro sostituzione“, la Corte di Cassazione ha precisato che “l’onere di specificazione delle predette ragioni è correlato alla finalità di assicurare la trasparenza e la veridicità della causa dell’apposizione del termine e l’immodificabilità della stessa nel corso del rapporto.

Pertanto, nelle situazioni aziendali complesse, in cui la sostituzione non è riferita ad una singola persona, ma ad una funzione produttiva specifica, occasionalmente scoperta, l’apposizione del termine deve considerarsi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti – da sola insufficiente ad assolvere l’onere di specificazione delle ragioni stesse – risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori (quali l’ambito territoriale di riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del posto di lavoro) che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorché non identificati nominativamente, ferma restando, in ogni caso la verificabilità della sussistenza effettiva del prospettato presupposto di legittimità.” (cfr. Cass. 26 gennaio 2010 n. 1577 e v. pure la pronuncia n. 1576 pubblicata con la stessa data).

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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