Cassazione: il capo è sempre responsabile dell'infortunio del lavoratore

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Il datore di lavoro è sempre responsabile dell'infortunio del lavoratore anche se quest'ultimo a concorso con il suo comportamento all'evento dannoso.

La Corte di Cassazione, con sentenza nr. 14997 dello scorso 7 luglio 2011, ha affermato che il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio del lavoratore anche in caso di concorso di colpa del lavoratore, nella causazione del danno.

Il caso ha riguardato un lavoratore che, ricorreva in Cassazione contro la sentenza di appello che, respingeva le sue domande di condanna del datore di lavoro a risarcirgli il danno biologico per lire 131.700.000, in relazione all’infortunio occorsogli in data 4 marzo 1998 in cantiere, mentre era intento al disarmo di una pensilina.

Secondo i giudici di merito, non è stata provata l’assegnazione del lavoratore, aiuto carpentiere dipendente., al compito di disarmare una pensilina (che avrebbe comportato la predisposizione di una serie di misure di sicurezza in quanto questa era situata al terzo piano, dal quale il lavoratore era precipitato), quindi frutto di una sua imprevedibile iniziativa, come tale escludente la responsabilità del datore di lavoro.

Di diverso avviso gli Ermellini, secondo i quali: “le norme dettate in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza e imprudenza dello stesso, con la conseguenza che il datore di lavoro è sempre responsabile ex art. 2087 c.c. dell’ infortunio occorso al lavoratore sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente per l‘imprenditore dall‘eventuale concorso di colpa del lavoratore, la cui condotta può comportare l‘esonero totale del medesimo imprenditore da ogni responsabilità solo quando presenti i caratteri di abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, così da porsi come causa esclusiva dell‘evento”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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