Cassazione: il datore che nega i permessi studio al dipendente deve risarcire il danno

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La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza nr. 19682 dell’11 settembre scorso, ha affermato la risarcibilità del danno subito da una dipendente a cui era stato negato il permesso di 150 ore per la frequenza di un corso di formazione professionale.

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza nr. 19682 dell’11 settembre scorso, ha affermato la risarcibilità del danno subito da una dipendente a cui era stato negato il permesso di 150 ore per la frequenza di un corso di formazione professionale.

Il caso ha riguardato una dipendente di una casa di riposo di Brescia che per ben tre anni, si era vista negare il consenso ad usufruire delle 150 ore di permesso studio annuo (previsti dalla legge) per poter frequentare un corso regionale di formazione professionale per ASA (assistente socio – assistenziale).

La Cassazione precisa che la dipendente inviò ben sei raccomandate negli anni dal 2000 al 2002 per poter ottenere la concessione delle ore studio necessarie alla partecipazione al corso e che, nessuna di queste richieste veniva accolta mentre, “non v’è dubbio che tali richieste dovevano essere accolte” sia perchè non c’erano all’interno dell’azienda, analoghe richieste che la precedessero nell’ordine” e sia perché tale corso di formazione, avrebbe consentito alla dipendente di ottenere una qualifica professionale che di fatto già rivestiva nella casa di riposo.

La Cassazione, quindi, confermando la sentenza di appello, ha rilevato come la mancata partecipazione della dipendente al corso di formazione professionale, costituisca un classico esempio di “perdita di chance” che come tale va risarcito.Perdita di chance che va intesa nella mancata possibilità della lavoratrice di conseguire la qualifica formale di ASA, con perdita quindi, della possibilità di un incremento di stipendio nonchè di maggiori possibilità lavorative.

Fonte: www.cassazione.net

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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