Cassazione: il dipendente in prova può essere licenziato anche senza motivazione

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La cassazione con sentenza nr. 23227/2010 ha affermato che il dipendente in prova può essere licenziato senza obbligo per il datore di fornire alcuna motivazione.

La cassazione, sez. lavoro, con sentenza nr. 23227 del 17 novembre ha affermato il principio del “libero licenziamento” del lavoratore in prova, senza ciò l’obblico di motivazione.

La corte di appello, condannava la ditta al pagamento delle provvigioni non date al lavoratore ma, rigettava la domanda dello stesso di dichiarazione di nullità del patto di prova e dichiarazione di illegittimità intimato nel corso del periodo di prova, con conseguente reintegra nel posto di lavoro. Il lavoratore ricorreva in Cassazione.

Per La Corte, a norma dell’art 2096 c.c. e dell’art 10 L. 604/96 ( norme sui licenziamenti individuali), “il rapporto di lavoro subordinato costituito con patto di prova è sottratto, per il periodo di sei mesi, alla disciplina dei licenziamenti individuali, ed è caratterizzato dal potere di recesso del datore di lavoro, la cui discrezionalità si esplica senza obbligo di fornire al lavoratore, alcuna motivazione, neppure in caso di contestazione, sulla valutazione della capacità e del comportamento professionale del lavoratore stesso.”

Tale discrezionalità, continua la corte, “non è assoluta ma, deve essere coerente con la causa del patto di prova sicchè, il lavoratore che non dimostri il positivo superamento della prova o, la imputabilità del recesso a cause estranee alla prova stessa, non può eccepire ne dedurre in sede giurisdizionale, la nullità del licenziamento”.

Scopo del patto di prova è quello di mettere le parti, in grado di decidere sulla reciproca convenienza ad addivenire ad un rapporto di lavoro definitivo; valutazione che è rimessa alla discrezionalità delle parti che sono dunque libere di ritenere od escludere siffatta convenienza.

Pertanto, l’illecito recesso del datore di lavoro, può ritenersi provato in giudizio solo quando, oltre al superamento positivo della prova, siano dimostrati specifici fatti i quali comprovino che il recesso, non era ricollegabile al periodo di prova ma, a ragioni del tutto estranee al patto di prova stesso.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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