Cassazione: il lavoratore che si assenta per poche ore non è licenziabile

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Per la Cassazione, è' illegittimo il licenziamento del dipendente che si assenta per poche ore, anche senza giustificazione, se ciò non nuoce alla regolare attività aziendale

La Cassazione, con sentenza nr. 3179 dello scorso 11 febbraio ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore, per essersi assentato poche ore dal posto di lavoro, senza preventiva autorizzazione.

L’azienda licenziava il lavoratore con l’accusa di essersi allontanato dal posto di lavoro per quasi tre ore con una giustificazione infondata. Infatti, il dipendente aveva chiesto un permesso per recarsi presso l’ufficio infortuni della direzione generale dell’azienda,ubicato in luogo diverso da quello lavorativo ma, da un successivo controllo, era emerso che egli non vi si era mai recato.

Già la Corte d’Appello, dichiarava illegittimo il licenziamento per violazione del principio di proporzionalità tra il fatto contestato e la relativa sanzione, anche alla luce del codice disciplinare aziendale.

Secondo la Corte d’Appello, infatti, la condotta del dipendente “non integrava un inadempimento di gravità tale da giustificare il licenziamento, considerata l’oggettiva entità della durata della mancata prestazione lavorativa e della connessa assenza ingiustificata dal posto di lavoro, la mancanza nella lettera di contestazione dell’indicazione di concreti elementi atti a connotare la condotta del dipendente in termini fraudolenti, la posizione lavorativa dell’uomo, che non risultava adibito a mansioni che richiedessero un particolare grado di affidamento e fiducia essendo un impiegato di sesto livello”.

Tutti questi elementi, secondo il giudice d’appello, facevano ritenere che,”l’ingiustificata assenza dal posto di lavoro non aveva potuto cagionare disagi o disfunzioni nell’ambito dell’organizzazione aziendale, atteso che essa era stata preventivamente autorizzata dal superiore”. L’azienda ricorreva in Cassazione.

Gli Ermellini giungono alla stessa conclusione del Tribunale di secondo grado: la condotta del dipendente «non integrava un inadempimento di gravità tale da giustificare il licenziamento», considerata «l’oggettiva entità della durata della mancata prestazione lavorativa e della connessa assenza ingiustificata dal posto di lavoro», la «mancanza nella lettera di contestazione dell’indicazione di concreti elementi atti a connotare la condotta del dipendente in termini fraudolenti».

E ciò, prosegue la Suprema Corte anche in base al codice disciplinare aziendale per le assenze ingiustificate e per l’ipotesi in cui il lavoratore non offra integralmente la propria prestazione lavorativa per comportamenti ingiustificati.

Infatti, il codice disciplinare predisposto dall’azienda prevede una sanzione graduale in base al numero di giorni di assenza (superiore a 5) e, ciò anche in caso di recidiva del lavoratore. In quest’ultimo caso, il lavoratore può essere licenziato solo se già sanzionato con misure conservative per almeno due volte

Pr gli Ermellini, anche una precedente sospensione dello stesso lavoratore, di 10 giorni dal servizio e dalla retribuzione, per un evento analogo ma, avvenuto in pausa pranzo, non è rilevante per il successivo licenziamento.

Pertanto, la Corte, dichiarava illegittimo il licenziamento, con ordine di reintegra e risarcimento al lavoratore del danno subito.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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