Cassazione: la testimonianza di un detective può costare il licenziamento

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E' consentito ricorre ad agenzie investigative per verificare eventuali comportamenti illegali del lavoratore dipendente e anche licenziarlo.

La Cassazione, con sentenza nr. 12489/2011 ha affermato la legittimità del licenziamento intimato ad un dipendente infedele, sulla base delle risultanze di una agenzia investigativa, incaricata dal datore stesso di verificare l’eventuale commissione di illeciti da parte del lavoratore.

Il caso ha riguardato un lavoratore (cassiere) che chiedeva al Tribunale di dichiarare illegittimo il licenziamento intimatogli in relazioni ad alcune irregolarità di cassa.

Secondo gli Ermellini, il datore di lavoro, ai sensi dell’art. 2 L. 300/70 può ricorrere ad agenzie investigative, per tutelare il patrimonio aziendale, “purchè, non sconfinino nella vigilanza dell’attività lavorativa vera e propria, riservata dall’articolo 3 dello Statuto direttamente al datore di lavoro ed ai suoi collaboratori, restando giustificato l’intervento in questione non solo per l’avvenuta perpetrazione degli illeciti e l’esigenza di verificarne il contenuto, ma anche in ragione del solo sospetto o della mera ipotesi che gli illeciti siano in esecuzione”.

Il controllo dell’agenzia, nel caso di specie è da ritenersi lecito perchè si è mantenuto nei limiti sopra detti, non investendo la normale attività lavorativa ma, le prestazioni del dipendente integranti violazioni extracontrattuali penalmente rilevanti.

Il controllo dell’agenzia, concludono i giudici “è lecito qualora, come nel caso di specie, il controllo non investa l’inadempimento dell’obbligazione lavorativa ma, i comportamenti del dipendente, aventi autonoma rilevanza rispetto al contenuto dell’obbligazione lavorativa ed integri violazioni di tipo penale o fiscale”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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