Cassazione: l'aiuto in casa di una straniera configura rapporto di lavoro subordinato

Lo scambio di prestazioni di lavoro domestico, rese da una straniera, estranea alla famiglia, contro vitto alloggio e retribuzione, da luogo ad un rapporto di lavoro subordinato.

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La Cassazione, sez lavoro, con sentenza nr. 25859 del 21 dicembre 2010 ha affermato che “lo scambio di prestazioni di lavoro domestico, rese da una straniera, estranea alla famiglia, contro vitto alloggio e retribuzione (seppur minima), da luogo ad un rapporto di lavoro subordinato”.

Il caso ha riguardato una cittadina straniera che, per 5 anni, ha svolto la propria attività domestica, all’interno di una famiglia, venendo regolarmente retribuita in denaro oltre al vitto e l’alloggio. Al termine del rapporto, conclusosi in malo modo, la lavoratrice  ricorreva al Tribunale per chiedere il riconoscimento del rapporto di lavoro come subordinato e la condanna al pagamento per varie voci retributive.

Sia il primo grado che l’appello, rigettavano la richiesta della lavoratrice; non dello stesso parere la Cassazione.

Secondo gli Ermellini, non si tratta solo di un rapporto in chiave umanitaria (così come sostenuto dai resistenti) ma, il rapporto di lavoro della ricorrente deve ritenersi di natura subordinata “giacchè, nel caso di specie  non è in contestazione il fatto dell’espletamento di prestazioni oggettivamente configurabili come tipiche del lavoro domestico.

La sussistenza del rapporto di lavoro subordinato avrebbe potuto essere esclusa, continuano i Giudici, qualora fossero emersi i presupposti per la configurabilità di un rapporto c.d. alla pari (come previsto dalla L. 304/1973), che però non si rinvengono nella decisione impugnata.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente redattrice di Lavoro e Diritti e impiegata nella PA.

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