Cassazione: l'avvocato deve risarcire il cliente se tarda l'impugnazione del licenziamento

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Il legale che dimentica di riassumere una causa contro un licenziamento dopo la sospensione imposta per un processo penale, deve risarcire il cliente.

La Cassazione, con sentenza nr. 22274 dello scorso 2 novembre, ha riconosciuto la colpa professionale dell’avvocato nella ipotesi in cui, lo stesso, dimentichi di riassumere una causa entro i termini di legge.

Il caso ha riguardato una lavoratrice che chiedeva la condanna del legale al risarcimento dei danni in conseguenza di una negligente conduzione di una causa di lavoro.La stessa aveva impugnato un licenziamento intimatole da una ditta, in quanto, nell’esercizio di funzioni di cassiera, era risultato un ammanco di L. 40.000.

Il Giudice del lavoro (come previsto dalla legge), sospendeva il procedimento per la ravvisata pregiudizialità penale. Il processo penale si concludeva con una archiviazione. Tornata la causa dinanzi al giudice del lavoro, lo stesso, dichiarava l’estinzione del processo, per essere stato riassunto oltre il termine di sei mesi dalla definizione della pregiudiziale penale.

Il Tribunale di primo grado riconosceva alla lavoratrice  un risarcimento di € 368.727,00; non della stessa opinione la corte d’appello che, riteneva  che la donna licenziata avrebbe potuto incaricare un altro professionista trattandosi di credito prescrivibile in dieci anni.

Secondo la Cassazione invece, l’azione giudiziale di annullamento del licenziamento illegittimo si prescrive nel termine di cinque anni, con la conseguenza che l’avvocato è tenuto al risarcire il danno patito dall’assistita, non potendo più la stessa, agire in giudizio per l’impugnazione del licenziamento, causa prescrizione.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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